Sono oltre una decina i rifugiati originari del Sud Sudan uccisi negli scorsi giorni nel nord dell’Uganda, a seguito di un attacco portato a compimento dalla popolazione locale, come riportato dal quotidiano britannico The Guardian. Non è ancora chiaro come si siano svolti i fatti ma, stando a quanto riportato dalle prime indagini, si sarebbe trattato di una spedizione punitiva a seguito della morte di un coltivatore ugandese negli scorsi giorni, verosimilmente ucciso da un gruppo di rifugiati della regione. La situazione, apparsa sin da subito potenzialmente esposta a rischio escalation, ha indotto il governo di Kampala ad inviare le forze di polizia nella regione per tenere sotto controllo sia la popolazione ugandese che i rifugiati. In uno scenario che, potenzialmente, è in grado di generare crescenti instabilità, considerate le difficoltà nella convivenza che già si erano manifestate negli scorsi mesi.

Covid, locuste e povertà: siamo alla fine del conto alla rovescia

Le difficoltà che ha attraversato il mondo in questo 2020 a seguito della pandemia di coronavirus ed alla recessione economica si riflesse anche sul continente africano, acuendo tutta una serie di problemi con cui l’Africa convive ormai da tempo immemore. Non solo però la pandemia che ha generato una crisi percepita anche dalle famiglie africane: anche le locuste e l’aumento della povertà hanno contribuito quanto mai prima alla generazione di nuove ondate migratorie, destinate a cambiare il volto dell’Africa nei prossimi anni.

Sebbene al momento queste migrazioni siano state principalmente interne – e quindi riguardanti lo stesso Paese o al limite i territori confinanti – è necessario sottolineare come ciò non sia che l’inizio di una nuova stagione migratoria che volgerà gli occhi, ancora una volta, al di fuori dei confini africani. E in questo scenario, dunque, è inevitabile come presto o tardi l’accresciuta povertà possa spingere nuovamente ingenti numeri di persone a riversarsi lungo le coste del Mediterraneo, alla volta dell’Italia e, dunque, dell’Europa. In una situazione che, questa volta, potrebbe però dare vita ad una serie di problematiche ben più difficili da affrontare rispetto al passato.

L’Europa può gestire nuovi flussi migratori?

Se si volgesse lo sguardo ad Oriente e si osservasse quello che sta accadendo in Grecia sulle isole dell’Egeo e qualche mese fa sulle rive del fiume Evros, apparirebbe chiaro come l’Europa non sia materialmente pronta a far fronte ad una nuova ondata migratoria. I lunghi anni passati ad accogliere i rifugiati hanno destabilizzato i Paesi di confine – poco supportati nei fatti da Bruxelles – e il già debole meccanismo di ripartizione ha dato segno in più di una occasione di incepparsi con troppa facilità.

Immaginare – come da premesse, osservando il continente africano – una nuova carovana di migranti intenta a riversarsi sull’Europa dalle coste della Libia non può dunque che dar luogo a tutta una serie di preoccupazioni. In piena crisi economica ed in difficoltà nel gestire le restrizioni dovute alla pandemia, l’Europa è davvero in grado di assistere, accogliere, integrare e dare un futuro ai migranti in arrivo, nel pieno rispetto dei loro diritti e della popolazione europea?

Se le basi sono quelle odierne, la risposta è verosimilmente negativa. In questo momento Bruxelles non possiede gli strumenti necessari: e così sarà anche per i prossimi anni, almeno sin tanto che le maggiori criticità causate dal periodo attuale non saranno almeno in buona parte superate. In caso contrario, infatti, il rischio non sarebbe soltanto quello di non riuscire a fornire l’assistenza umanitaria garantita dai trattati internazionali, ma anche quello di non seguire adeguatamente tutti coloro i quali possiedono i requisiti per restare all’interno dell’Europa. In uno scenario che, ancora una volta, è destinato a mettere a dura prova il Vecchio continente.

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