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In certi casi, si è soliti usare una frase ben precisa: follow the money, ovvero segui i soldi. Il 14 gennaio Joe Biden ha annunciato un piano da 1.900 miliardi di dollari per risollevare gli Stati Uniti, vessati dal coronavirus. Uno dei punti focali della strategia del neo presidente americano comprende la somministrazione di 100milioni di dosi Pfizer-BioNTech in 100 giorni. Sarà senza dubbio un caso, ma il giorno successivo all’annuncio presidenziale, il 15 gennaio, Pfizer ha bussato alla porta di Ursula von der Leyen, comunicando al presidente della Commissione europea il taglio, per ben quattro settimane, delle forniture di vaccini ai Paesi membri dell’Ue.

Facendo un paio di ricerche, scopriamo come lo stabilimento produttivo di Pfizer situato a Puurs, in Belgio, sia adibito alla distribuzione delle dosi tanto per il continente europeo quanto per gli Stati Uniti. Non solo: il rallentamento della distribuzione dei vaccini, ha spiegato la stessa azienda americana, è ufficialmente dovuta ad alcuni lavori di potenziamento della capacità di produzione. Lavori che dovrebbero coinvolgere anche la citata struttura di Puurs.

Questione di soldi?

I 27 Paesi membri dell’Ue, Italia compresa, hanno protestato con veemenza. Anche perché un netto rallentamento della distribuzione delle dosi Pfizer avrebbe cambiato completamente le carte in tavola dei vari governi e delle rispettive campagne di vaccinazione. Il risultato è che ci sarà uno stop, ma più corto del previsto. L’azienda ha fatto una mezza retromarcia: il taglio delle consegne durerà solo una settimana. Fatto sta che la decisione del colosso farmaceutico ha fatto storcere la bocca alle cancellerie di mezza Europa, che già stavano pregustando di pianificare i richiami per i primi vaccinati.

“Pfizer ha comunicato che avrebbe consegnato una quantità ridotta delle dosi di vaccino che erano pianificate e questo è avvenuto con un preavviso molto scarso, solo 48 ore”, ha spiegato il commissario straordinario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, su Rai1. “Le dosi che ci verranno consegnate per questa settimana saranno complessivamente il 29% in meno, e poi ci sono ulteriori asimmetrie tra le regioni. Ho protestato molto duramente, penso che il diritto alla salute debba superare qualsiasi logica di mercato”, ha aggiunto Arcuri, ribadendo che “Pfizer ci ha assicurato che questa riduzione sarà solo per questa settimana, speriamo che sia vero”. E se, come sospettano i più maligni, il rallentamento delle consegne fosse dovuto al piano Biden? D’altronde il nuovo inquilino della Casa Bianca ha chiarito che gli Stati Uniti sono pronti a vaccinare 100milioni di persone in meno di quattro mesi.

Le conseguenze per l’Italia

Il fatto che la frenata di Pfizer per le consegne destinate all’Europa e l’annuncio di Biden siano così ravvicinati, ha fatto nascere sospetti e contro sospetti. Non è che la casa farmaceutica, fiutando un maxi affare, ha pensato bene di concentrarsi soltanto sugli Stati Uniti congelando le probabilmente meno ricche consegne europee? Al netto della reale motivazione che ha spinto la società americana a rallentare, l’Italia sarà danneggiata ancora una volta per colpe non proprie. O meglio: l’unica colpa di Roma, così come quella di tantissimi governi europei, è stata quella di essersi fidata e affidata a Bruxelles.

Il sistema delle quote allestito dall’Ue aveva subito mostrato evidenti crepe. Tutti i Paesi membri avrebbero dovuto ricevere la simbolica cifra di 9.750 dosi; poi però si è scoperto che alla Germania ne erano andate oltre 150mila e alla Francia più del doppio rispetto a quante inviate all’Italia. Adesso, in seguito alla mossa di Pfizer, ecco un nuovo ostacolo. Calcolatrice alla mano, nella prossima settimana, a fronte delle 562.770 dosi previste, al governo italiano verranno consegnate 397.800 dosi, quasi 165 mila in meno di quelle pattuite.

Solo sei Regioni, ovvero Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta, non subiranno tagli, mentre in tutte le altre le consegne si ridurranno sensibilmente. E i tagli maggiori – ha evidenziato l’Agi – arriveranno proprio nelle Regioni più colpite dal virus, come Lombardia (-25.740), Emilia Romagna (-25.740) e Veneto (24.570). Il commissario Arcuri assicura che le dosi ci sono e fa affidamento sulla solidarietà tra Regioni per superare eventuali criticità, ma è indubbio che il problema non sia da poco, anche perché l’Italia è il Paese europeo che ha già utilizzato più fiale in rapporto a quelle consegnate, e quindi ha minori scorte.