Come sottolineato dalla Ong Global Justice alla conferenza sul clima di Davos del 2016, la Gates Foundation possiede le conoscenze e gli strumenti economici per poter potenzialmente condizionare le scelte di ogni istituzione nazionale e internazionale. Un potere molto forte, che discende in parte dalle esperienze passate del fondatore della Microsoft, Bill Gates, e in parte dallo scambio diretto di informazioni e conoscenze con le multinazionali che da sempre sostengono le mission della società no-profit nordamericana.

È forse per questo motivo che, nel corso dello scorso anno, la figura di Gates venne indicata addirittura dalle teorie cospirazioniste come la vera fautrice della pandemia, a causa anche degli enormi benefici che il magnate americano ne avrebbe ricavato. Benché tale possibilità sia stata smentita, è però indubbio che una larghissima fetta degli interessi economici della Gates Foundation ruoti attorno al settore della sanità, della farmaceutica e della ricerca vaccinale. Ed è forse anche per questo motivo che, la stessa no-profit, risulta essere il più grande finanziatore privato dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo soltanto agli Stati Uniti d’America.

Bill Gates è il manovratore dell’Oms?

Il forte legame tra la Gates Foundation ed il settore farmaceutico, unito ai generosi finanziamenti stanziati annualmente all’Oms, ha indotto molti a credere che dietro alle scelte operative dell’istituzione sanitaria con sede a Ginevra ci sia lo stesso Bill Gates. Un’accusa coraggiosa e che forse si potrebbe spingere un po’ troppo oltre, ma che trova comunque il suo fondamento su una serie di casualità che, negli anni, hanno visto una simbiosi sempre più perfetta tra le ricerche mediche della no-profit e gli obiettivi dell’Oms. Come messo in evidenza dal professor Antoine Flahault dell’Università di Ginevra e riportato da La Repubblicale capacità economiche della Gates Foundation, anche inconsciamente, potrebbero spingere davvero l’Organizzazione ad adattare il suo piano d’azione in relazione alle mission della no-profit.

Un esempio, infatti, potrebbe essere trovato nell’impegno che nello scorso decennio venne messo in campo sia dai laboratori di ricerca della Gates Foundation sia dall’Oms nei confronti della polio, malattia quasi scomparsa nel mondo occidentale ma che ancora vessava i Paesi africani. A livello di casi annuali, mortalità e difficoltà nel contrasto, però, ha sempre presentato meno criticità rispetto alla lotta contro un nemico ben più difficile da eradicare come l’Aids. Tuttavia, dal 2016 in avanti gli sforzi economici sia della Gates Foundation prima sia dell’Oms poi si sono concentrati principalmente contro la polio (come si può evincere dal bilancio annuale 2019 della società nordamericana).

L’interesse incrociato per la polio è stato il primo campanello d’allarme?

Al netto del risultato ottenuto (nel 2020 sono stati riscontrati solamente 37 casi a livello mondiale), è interessante però la coincidenza temporale che ha spinto sia la no-profit sia l’Oms nella direzione della lotta contro la polio. Concomitanza che, all’inizio di quest’anno, si è potuta riscontrare anche nella lotta ad un’altra serie di malattie che fino a quel momento sembravano essere passate in sordina: le malattie tropicali neglette. Anche in questo caso, infatti, l’interesse dell’Oms sembrava essere stato anticipato dal focus sulla questione della Gates Foundation, che nel corso degli scorsi anni e degli scorsi mesi ha mobilitato le ricerche di una cura per i principali patogeni in questione.

L’unità di intenti tra Gates e Oms confermato anche dalla pandemia di coronavirus

Con lo scoppio, nel corso dello scorso anno, della pandemia di coronavirus, la sinergia tra la Gates Foundation e l’Oms si è rafforzata ulteriormente, con la società privata che si è rivelata in grado di investire svariati miliardi di dollari nel giro di pochissimo tempo per favorire le ricerche e creare sistemi informatici di sicurezza all’avanguardia.

In modo particolare, l’attenzione della Gates Foundation si è concentrata su una particolare casa farmaceutica: l’olandese-tedesca Curevac. La stessa società che, negli scorsi mesi, era stata indicata come la speranza dell’Unione europea in quanto unica che, in futuro, avrebbe potuto garantire i ritmi vaccinali per i cittadini europei, con il contestuale acquisto iniziale concordato di 225 milioni di dosi. Speranza che, purtroppo, è stata smentita dalla terza fase della sperimentazione, dove il siero a mRna ha rivelato un’efficacia non superiore al 47% (ed ha causato, al tempo stesso, il crollo in borsa dell’indice azionario). Tuttavia, ciò potrebbe indurre a vedere una correlazione tra l’interesse iniziale della Gates Foundation, il forte sostegno dell’Oms e infine la scelta dell’Unione europea di finanziare il vaccino della Curevac.

Che sia voluto o semplicemente frutto dell’incrocio degli stessi interessi o di limitate possibilità economiche, dunque, la sensazione è che anche in questo caso tra la Gates Foundation e l’Oms ci siano state sinergie che sono andate ben oltre la semplice collaborazione per raggiungere lo stesso fine. Aumentando ulteriormente i dubbi di molti circa un legame profondo e morboso tra l’istituzione internazionale con sede a Ginevra e la no-profit con sede a Seattle.

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