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(Agrigento) Un giorno come tanti altri, illuminato e scaldato da un sole che fa ancora ben sentire i postumi dell’estate di San Martino: il porto in attività, pescherecci che rientrano da un mare calmo come ad agosto, famiglie che passeggiano lungo il molo ed un sali e scendi di auto tra la parte bassa e la parte alta di una cittadina da cui è possibile vedere il Mediterraneo da ogni punto. Ecco Porto Empedocle, ultimo lembo di terra italiana prima di un mare che prende inesorabilmente il sopravvento e che non lascia spazio al continente fino alle coste africane, con Lampedusa e Linosa quali piccole eccezioni. 

Sembrano lontani i recenti eventi di natura geopolitica che hanno investito la Sicilia, con l’isola che pochi giorni fa ha ospitato il vertice per la Libia in quel di Palermo. Ma basta prendere una cartina per capire come mai si è scelto di organizzare proprio nel capoluogo siciliano il summit. I nomi di contrade o città che compongono questo territorio derivano in gran parte dall’arabo. Raffadali, Favara, Racalmuto, sono soltanto alcune delle località il cui nome è una rivisitazione latinizzata di termini arabi. Nella stessa Agrigento molti quartieri e vie sono di chiara origine araba: Bibirria, zona alta del colle di Girgenti, indica “porta dei venti”, poco più giù il Rabato costituisce uno dei primi insediamenti successivi all’avvento degli arabi. Senza contare che, a dieci minuti da porto di Porto Empedocle, vi è la Scala dei Turchi: famosa in tutto il mondo per la sua marna bianca, deve il suo nome al fatto che fungeva da base per le incursioni saracene fino a tempi più recenti.

Un legame antico e moderno tra questo lembo di Sicilia e l’Africa

Ma se appare comunque ben conosciuta anche ai più l’epoca della dominazione araba in Sicilia, con quindi inevitabili richiami storici nel legame tra le due sponde del Mediterraneo, da Porto Empedocle è possibile scorgere alcune curiosità che mostrano come il filo tra Africa e Sicilia non si è mai del tutto spezzato. Questa cittadina ha una particolarità rispetto al territorio circostante: è l’unica “moderna”, in quanto sviluppatasi in tempi recenti. Porto Empedocle non ha conosciuto epoche classiche, arabe, normanne od aragonesi. Il suo simbolo è una torre fatta edificare da Carlo V nel sedicesimo secolo per il presidio delle coste, ma all’epoca tutto attorno vi era solo campagna. La città si sviluppa invece nel diciannovesimo secolo grazie all’attività di estrazione dello zolfo, che dal porto veniva caricato per essere esportato. Successivamente lo sviluppo di questo settore richiama la nascita della ferrovia e di varie attività dell’indotto. Nel secondo dopoguerra poi, sotto la casa natale di Luigi Pirandello, viene impiantata l’industria chimica con l’arrivo della Montecatini.

Appare quindi significativo che, anche passeggiando nella moderna Porto Empedocle, si trovino riferimenti all’Africa. Accade infatti che una zona del quartiere Piano Lanterna è dedicata alle principali città libiche. Si tratta di una curiosità di non poco conto. In primo luogo perché le vie principali del quartiere sono dedicate a città italiane e siciliane. In secondo luogo, si potrebbe pensare che la zona risalga al ventennio fascista e dunque la toponomastica risenta dell’enfasi del periodo coloniale in Libia. In realtà il quartiere del Piano Lanterna risulta edificato negli anni Sessanta, sorto per via della spinta demografica dovuta al richiamo dell’industria. Fa quindi un certo effetto vedere affiancare, alle più “classiche” via Milano o via Bologna, i cartelli che indicano via Tripoli, via Bengasi e via Misurata. 

Si potrebbe azzardare l’ipotesi secondo cui la toponomastica voglia richiamare l’orizzonte che, da questa parte alta di Porto Empedocle, fa scorgere solamente il mare che lentamente si distende verso l’Africa. “Da sempre la nostra cittadina accoglie pescatori e viaggiatori che decidono di rimanere qui – dichiara Maurizio Saia, empedoclino doc – Spesso in passato dalla Libia sono arrivati al porto sia pescatori che uomini d’affari. Il legame con questa parte dell’Africa è molto forte, forse le vie dedicate alle città libiche vogliono esprimere proprio questo”. Anche la storia contribuisce a far comprendere il forte nesso tra questa parte di Sicilia e la Libia. Contrariamente che al resto dell’isola infatti, Agrigento e gran parte dell’agrigentino durante il periodo musulmano sono state più berbere che arabe. I berberi erano maggioranza e molti di loro provenivano proprio dall’odierna Libia.

Un piccolo ma significativo esempio

Una storia che si riflette sulla modernità dunque, fino a toccare anche l’attualità. Da queste parti la crisi libica è molto sentita, tra emergenze legate agli sbarchi e pericoli per i pescatori che si avvicinano alle acque rivendicate da Tripoli. Legami geografici, storici e moderni: basta vedere alcune targhette con la scritta di città libiche a Porto Empedocle per capire quanto sia profondo, ma anche piccolo, il mare del Mediterraneo.

Quello della città alle porte di Agrigento è solo un esempio, ma molto più che evocativo e significativo. I rapporti tra Sicilia e Libia sono viscerali nella storia come nella quotidianità. Le azioni che l’Italia vuole compiere per cercare di ristabilire la serenità nel paese nordafricano, da qui è possibile vederle in un’ottica diversa da quella che rimanda ad una nostalgia del periodo coloniale o ad un derby con la Francia. Quando di mezzo ci sono i legami tra due sponde ben precise del Mediterraneo, a Roma non si può affatto scegliere di rimanere immobili. Storia, economia, legami ed interessi spesso anche inconsapevolmente viaggiano nella stessa medesima direzione.

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