Quegli animali modificati che finiscono nelle nostre tavole

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Maiali geneticamente modificati per produrre una quantità di carne superiore di almeno il doppio rispetto a quella naturale. È questo il risultato di un lavoro di ingegneria genetica in un allevamento della Cambogia e che adesso, grazie alla stessa pagina Facebook dell’allevamento, sta diventando un caso internazionale, in particolare dopo i video pubblicati nelle ultime settimane. Decine, forse centinaia di super-maiali, con una muscolatura enorme, superiore di gran lunga a quella tipica dei suini, costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie terrificanti e a subire vere e proprie torture come il taglio della coda senza anestetici, il taglio dei denti, e la crescita di testicoli che non permettono loro di camminare. Sembra un racconto macabro, ed invece è la realtà di un allevamento in Cambogia, per l’esattezza la fattoria Duroc Cambodia, che anzi si vanta pubblicamente di aver creato questa super-razza di maiali frutto, evidentemente, di mutazioni genetiche decise a tavolino per produrre carne in quantità industriale. Secondo la Peta, People for the Ethical Treatment of Animals, quello che sta avvenendo in Cambogia è il frutto di un esperimento iniziato nel 2015, con la creazione di 32 maiali in laboratorio da parte di scienziati cinesi e sudcoreani. All’inizio, la maggior parte degli animali moriva dopo pochissimi mesi dall’inizio dei trattamenti. Probabilmente le tecniche si sono affinate tanto da arrivare a creare suini che in grado di vivere tanto quanto basta per essere macellati. Il tutto per ottimizzare la produzione e venderlo al sempre più crescente mercato cinese.

La circolazione del video, divenuto virale in Italia anche grazie alla pubblicazione sul sito del Corriere della Sera, ha di nuovo scatenato il dibattito sulle mutazioni genetiche di ciò che arriva sulle nostre tavole. Ora, l’Europa non è la Cambogia. Ma il concetto resta lo stesso: si può accettare che un animale modificato arrivi sulle nostre tavole? L’Unione europea, attraverso la European Food Safety Autorithy, non permette che animali geneticamente modificati o alimenti o mangimi derivati da animali geneticamente modificati siano immessi nel commercio. Ma il mondo sta andando in un’altra direzione. Nel 2011, come riporta Repubblica, la Cina comprò dal Regno Unito interi Boeing stipati di migliaia di maiali per portarli negli allevamenti del proprio Paese. Di questi maiali, il programma cinese scelse centinaia di esemplari obesi, incapaci di camminare, imbottiti di antibiotici e altri medicinali per renderli utili esclusivamente alla macellazione. Maggiore quantità, maggior profitto, ma una qualità pessima per cui sono stati torturati animali, devastato un ecosistema e, soprattutto, danneggiato gravemente la salute delle persone.

In Canada, fra i nostri primi partner commerciali e con cui abbiamo stipulato il Ceta,  sono arrivati sulle tavole i primi salmoni geneticamente modificati. Parliamo di salmoni creati in laboratorio con l’aggiunta nel Dna di geni del salmone di Chinook, che producono un particolare ormone della crescita, e i geni di Zoarces americanus. Il tutto allo scopo di creare un “salmone” che cresca molto più rapidamente di quello normale per commercializzarlo in quantità superiori. La società americana AcquaBounty Technologies ha già iniziato a venderlo da questa estate in territorio canadese. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration li ha considerati “sicuri”, ma ancora ci sono ostacoli per la vendita a causa del dibattito politico scaturito dalla notizia.

A prescindere dal dibattito etico, quello che bisogna capire, non è se sia un bene o male modificare tout-court qualsiasi essere vivente, ma capire l’importanza di queste modifiche sulla salute del cittadino. La divisione manichea fra bene e male non serve a comprendere né i rischi né le potenzialità di queste ricerche e molto spesso ci si ferma su posizioni ideologiche prive di fondamento. Quello che è certo è che è necessario creare coscienza a livello pubblico sul fatto che esiste un segmento importantissimo d’ingegneria genetica che studia modifiche sugli organismi, sia vegetali sia animali, allo scopo di ottimizzare la produzione alimentare. E in questo senso, è interessante l’ultima sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, del 13 settembre 2017, con cui i giudici hanno dichiarato che la Commissione e gli Stati membri non hanno facoltà di adottare misure di emergenza che blocchino alimenti o mangimi Ogm qualora non sia manifesto che possa comportare un rischio per la salute. Una sentenza che non è una liberalizzazione sugli Ogm, ma che dimostra una timida apertura dell’Europa anche nei confronti di questo tema.