Quanto sono i cristiani perseguitati nel mondo? Purtroppo è difficile dare una risposta precisa. Esistono stime, valutazioni, singole storie. Ma non c’è ancora modo di sapere con certezza quanti credenti rischino la vita per la loro fede. Nell’anno della grande pandemia è ancora più importante tendere accesi i riflettori su queste persecuzioni cercando di capire la portata del fenomeno.

Il fatto che non esistano dati completi non significa che non si possano fare delle stime. Enti no profit, associazioni e think tank hanno provato a raccogliere quante più informazioni possibili e a partire da queste possiamo cercare di avere un’idea di come i cristiani siano una dei gruppi più perseguitati.

Uno dei report più completi è quello il World Watch List dell’associazione Open Doors, che dal 1992 monitora gli episodi di violenza contro i cristiani. Nel dossier si legge che le valutazioni dell’associazione con sede a Washington, sono sempre moderate e tendono ad essere conservative. Nonostante quest’accortezza i numeri sono impressionanti.

 

Secondo il dossier dell’ultima World Watch List disponibile, almeno 260 milioni di cristiani nel corso del 2019 hanno subito alti livelli di persecuzione in quelli che vengono considerati i 50 Paesi più pericolosi, il 6% in più rispetto al 2018. Per avere un’idea i primi 10 dell’indice sono: Corea del Nord, Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Eritrea, Sudan, Yemen, Iran e India. I 260 milioni sono sicuramente un numero sottostimato dato che altri 50 milioni di fedeli subiscono persecuzioni in altre 23 nazioni non classificate.

Molto alto anche il numero delle vittime. Nel corso dell’anno almeno 2.983 persone avrebbero perso la vita per ragioni legate alla fede che professavano, in pratica otto cristiani uccisi per ogni giorno dell’anno. Ancora più alto è stato il numero di quelli detenuti senza processo o anche solo semplicemente arrestati, 3.711. Mentre quasi 10 mila edifici di culto sono finiti nel mirino di gruppi armati o terroristi.

L’Africa tra violenza jihadista e scontri tribali

Uno dei continenti in cui i fedeli hanno pagato il debito maggiore è sicuramente l’Africa. Qui si mescolano scontri tribali con la furia jihadista. Cinque dei Paesi più violenti per i cristiani si trovano lungo la regione del Sahel, la lunga striscia di terreni desertici che attraversa l’africa Sahariana dall’Oceano Atlantico fino al Mar Rosso.

Soprattutto nel Sahel occidentale negli ultimi anni si sono moltiplicati i gruppi di ribelli islamisti e terroristi. E questo ha avuto ricadute significative nei Paesi nel quadrilatero Mali, Burkina Faso, Nigeria, Niger. Qui le successive emanazioni di al Qaeda e dello Stato Islamico hanno preso di mira molte comunità, soprattutto quelle religiose.

I Paesi che in questo senso hanno pagato il debito maggiore sono Burkina Faso e Nigeria. Secondo la World Watch List il Burkina Faso nell’ultimo anno ha visto un deciso peggioramento delle condizioni di sicurezza dei fedeli cristiani, di fatto facendo segnare un balzo di 33 posizioni rispetto al dossier dell’anno precedente. Decine di preti e pastori burkinabé sono stati rapiti e uccise, e almeno 200 istituti di culto sono stati costretti a chiudere. Per avere un’idea tra 2019 e 2020 almeno 500 mila persone sono state costrette a fuggire dalle regioni del Nord, mentre tra il 2017 e 2019 le morti per atti violenti sono cresciute del 60%.

Situazione molto difficile anche in Nigeria, che detiene il triste primato del Paese con più vittime di religione cristiania. Dove le comunità sono minacciate sia dalle violenze jihadiste di Boko Haram ma soprattuto dagli scontri etnici. Nel Paese più popoloso d’Africa negli ultimi anni si sono moltiplicati gli episodi di violenza contro agricoltori cristiani da parte dei pastori fulani di fede musulmana. Secondo l’International Crisis Group questo confitto è stato sei volte più letale rispetto alla furia islamista.

Anche tu puoi aiutare i cristiani (Qui tutti i dettagli).

Per sostenere i cristiani che soffrono potete donare tramite Iban, inserendo questi dati:

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM

Oppure tramite pagamento online a questo link

Negli ultimi anni i fedeli uccisi in questi scontri sono andati via via diminuendo, questo non per una qualche forma di intervento esterno, ma per una cambio di strategia da parte dei pastori che stanno via via privilegiando rapimenti e altre forme di intimidazione rispetto agli assalti contro le chiese.

La Nigeria si conferma un Paese ancora molto ostile per i cristiani. Nell’ultimo anno sono infatti aumentati i rapimenti che contano per il 21,2% di tutti quelli che avvengono ogni anno nel mondo. Ma anche altre forme di violenza, come numero di matrimoni forzati (20,6%), abitazioni di fedeli attaccate (45,2%) e negozi danneggiati (50%).

Ma i fedeli sono minacciati anche in altri Paesi. Episodi di violenza sono stati registrati in Repubblica Centroafricana, Camerun, Mali, Egitto e soprattutto Repubblica democratica del Congo. Come mostrano molti dati raccolti dall’Armed Conflict Location & Event Data Project il triangolo tra Sud Sudan, Rdc e Uganda ha visto un aumento di attacchi contro comunità cristiane e siti di culto.

La repressione politica in Asia

Un’altra regione che continua a tendere i cristiani nel mirino è l’Asia. Prendiamo ad esempio la Cina. Pechino, scrive Open Doors, ha dispiegato il suo sistema repressivo contro le chiese sotterranee e la sua rete di sorveglianza di fatto colpisce oltre 16 milioni di persone.

Il Paese si pone anche come uno di quelli che nel mondo incarcera il maggior numero di fedeli, circa il 30,9% di tutte le incarcerazioni globali. Persino i luoghi di culto sono finiti nel mirino della autorità cinesi. In un anno almeno 5.576 di questi sono stati costretti a cessare le loro attività, il 58% di tutte le chiese chiuse nel mondo.

Situazione molto difficile anche in India. Il Paese è uno di quelli in cui le intimidazioni sono cresciute di più nell’ultimo periodo. Attualmente è il primo a livello globale per abusi fisici o mentali e in generale per forme intimidatorie gravi. Un ambiente reso ancora più esplosivo dal crescente nazionalismo indù.

Sempre meno cristiani restano in Medio Oriente

C’è infine un’ultima area del mondo della quale dobbiamo occuparci, forse la più martoriata. Il Medio Oriente, soprattutto tra Siria e Iraq. Nella regione che per qualche anno è stata terra di conquista per lo Stato Islamico, le comunità cristiane hanno visto prima una feroce persecuzione mentre ora si stanno via via assottigliando. In Iraq, nel giro di una generazione, la popolazione di fede cristiana è passata da 1,5 milioni nel 2003 ai 202 mila del 2019. Molti sono fuggiti e solo pochi hanno fatto rientro per timori di ripercussioni da parte delle comunità sunnite nel nord del Paese e in generale per la situazione politica complessiva.

Destino analogo anche per la Siria, dissanguata da quasi dieci anni di guerra civile. Prima del conflitto la popolazione cristiana contava almeno 2,2 milioni di fedeli, mentre oggi arriva a malapena a 744 mila. Nelle aree controllate dal governo di Damasco la vita è tornata quasi normale, ma ovviamente il Paese è ancora semidistrutto. La popolazione siriana cristiana è ancora largamente sfollata, sia internamente che all’estero. Senza contare gli oltre 40 mila cristiani curdi colpiti dalle operazioni turche nel Nord della Siria.

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