Accordi opachi, guadagni d’oro delle case farmaceutiche, consegne in ritardo e molte approvazioni ancora in standby. La burocrazia è una delle principali protagoniste della vicenda vaccini anti Covid; una vicenda di fondamentale importanza, che dovrebbe spingere i Paesi del mondo ad accelerare al massimo, anziché lasciarsi inghiottire dalle sabbie mobili fatte da timbri e carte bollate. E invece, il più delle volte, i governi sembrano essere in balia di eventi non controllabili. Che cosa succede all’interno dell’Unione europea? Bruxelles ha stretto intese misteriose – misteriose in quanto non interamente consultabili dal pubblico – con alcune case farmaceutiche produttrici del vaccino.

Pfizer-BioNTech è stata la prima azienda a ricevere il via libera dall’ema, l’Agenzia europea dei medicinali, seguita da Moderna e AstraZeneca. Sembrava, insomma, che al netto di qualche ombra la strada fosse tracciata. Ogni Stato avrebbe ricevuto le proprie dosi di vaccino, allestito idonee campagne di vaccinazioni di massa e, nel giro di qualche mese, tutti i cittadini sarebbero stati immunizzati. Usiamo il condizionale, perché così non è avvenuto. Fin da subito, i nodi sono venuti al pettine. Oltre ai ritardi dell’Ue nell’approvare i vaccini, bisogna mettere in conto il taglio delle consegne inizialmente previste comunicato dalle big pharma.

Il motivo ufficiale: la domanda è troppo alta, dunque è necessario incrementare le strutture di produzione. Il dubbio, come hanno invece ipotizzato alcuni media, è che le case farmaceutiche abbiano approfittato di clausole blande per mandare a monte quanto pattuito con alcuni governi e concentrare tutte le loro spedizioni verso altre nazioni. Il cambio repentino non nascerebbe certo da simpatie o antipatie, quanto semplicemente da una migliore convenienza economica nel prezzo stabilito per singola dose. Detto altrimenti, chi paga di più prenderebbe i sieri prima degli altri. È davvero così? La domanda resta senza una risposta ufficiale.

Il ruolo dei governi

Piccolo passo indietro. A causa dell’emergenza globale provocata dalla pandemia di Covid, a partire dalla scorsa primavera, Stati, privati e associazioni di ogni tipo hanno fatto di tutto per accelerare lo sviluppo di un vaccino anti coronavirus. In che modo? Finanziando la ricerca. A tempo record, nel giro di pochi mesi, i sieri erano così pronti e approvati per l’uso emergenziale da un buon numero di Paesi. Dunque, se diamo un’occhiata ai finanziatori dei vaccini in circolazione, notiamo come una buona fetta di denari messi sul tavolo per avviare i lavori di ricerca derivi dalle tasche dei governi. Gli stessi che oggi sono tenuti in scacco dalle big pharma.

Secondo le informazioni raccolte dalla Bbc, Astrazeneca ha collezionato 8,19miliardi di sterline di finanziamenti; di questi, oltre 1,4miliardi di sterline deriverebbero dai governi. Pfizer-BioNTech vanta un budget di finanziamenti pari a 2,25miliardi di sterline (350milioni di sterline proverrebbero dai governi). Moderna ha ricevuto invece solo finanziamenti statali statunitensi, circa 1,9miliardi. In attesa di lanciare i loro vaccini, Novavax, Johnson & Johnson e Curevac hanno ricevuto rispettivamente 1,2miliardi, 350milioni e poco meno di 1miliardo di sterline.

L’esempio di Pfizer-BioNTech

Insomma, se le varie aziende farmaceutiche sono riuscite a sfornare vaccini a tempo record, e a intascare assegni miliardari, gran parte lo devono anche ai lauti finanziamenti ricevuti. Quindi, in teoria, un grazie dovrebbe andare ai governi che hanno contribuito alla ricerca. Sta accadendo qualcosa del genere? Così non sembrerebbe affatto. Al contrario, alcune big pharma hanno cercato di incrementare i loro guadagni chiedendo prezzi piuttosto elevati per la vendita di ogni singola dose. Basta dare un’occhiata a quanto accaduto con Pfizer-BioNTech.

Lo scorso giugno, le due aziende avrebbero cercato di vendere a Bruxelles ogni dose per la modica cifra – si fa per dire – di 54 euro. Un’enormità poi ridotta – a giudicare dalle ultime indiscrezioni – a circa 15 dollari. In ogni caso, la domanda da porsi è: per quale motivo queste aziende adottano prezzi così alti nonostante l’enorme quantità di sussidi e finanziamenti ricevuti per produrre i vaccini? Nel caso Pfizer-BioNTech, la società ha affermato di aver inizialmente finanziato lo sviluppo del siero in autonomia. Questo, ha sottolineato Deutsche Welle, potrebbe essere vero per Pfizer ma non per la società tedesca BioNTech, che avrebbe invece ricevuto milioni di sussidi statali.

Il Ministero tedesco dell’Istruzione e della Ricerca ha fatto sapere di aver fornito un apporto “significativo per la fase di fondazione di BioNTech e ha fornito supporto finanziario e anche strutturale”. Una portavoce della stessa BioNTech ha dichiarato che la società “ha ricevuto circa 50 milioni di euro di finanziamenti dall’iniziativa cluster e dai programmi dell’UE durante i primi anni dopo la sua fondazione”. A quanto pare, non c’è emergenza o gratitudine che tenga.