I vaccini anti Covid sono “l’arma più forte che abbiamo a disposizione per sconfiggere il virus”. Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase? Virologi ed esperti hanno più volte spiegato che per uscire dal tunnel della pandemia, e riassaporare così la quotidianità perduta, era necessario imbastire efficaci campagne vaccinali. I vari governi del pianeta si sono così organizzati per raggiungere quanto prima l‘immunità di gregge, ossia la famosa la capacità di un gruppo di resistere all’attacco di un’infezione.

Ci sono tuttavia due problemi non da poco. Il primo: non tutti i Paesi del mondo possono contare su economie floride, e quindi su risorse tali da potersi permettere stock di vaccini sufficienti per coprire le rispettive popolazioni. Il secondo, e strettamente connesso al primo: il prezzo di ogni singola dose di vaccino anti Covid è sì deciso in fase negoziale da entità statali (cioè i singoli governi) o sovrastatali (Unione europea, Unione Africana e via dicendo), ma la sensazione è che la parte da leone se la giochino le Big Pharma.

Le aziende produttrici dei vaccini non sono affatto enti benefici. Sono aziende private, e come tali ambiscono (legittimamente) a racimolare lauti guadagni vendendo determinati prodotti. Che questi prodotti coincidano con i vaccini – di fatto le uniche scialuppe di salvataggio per l’umanità – fa sì che all’orizzonte si aprano dilemmi etico-morali non da poco. Da una parte c’è chi si chiede per quale motivo le Big Pharma non regalino i vaccini ai singoli Stati; dall’altra troviamo l’attività privata delle stesse multinazionali del farmaco, calibrata sull’ottenimento del guadagno, e che come tale dovrebbe esser garantita.

L’altra faccia del business

Secondo un report realizzato da The People’s Vaccine, e rilanciata da molte organizzazioni non governative, Moderna, Pfizer e BioNTech avrebbero guadagnato somme di tutto rispetto dai vaccini grazie agli investimenti dei contribuenti, tasse irrisorie e monopoli. Per di più, avrebbero lasciato milioni di persone senza protezione, probabilmente preferendo stringere accordi con i Paesi più ricchi anziché quelli più poveri.

“Il modello di business di Big Pharma – ricevere miliardi di investimenti pubblici, applicare prezzi esorbitanti per farmaci salvavita, pagare poche tasse – è polvere d’oro per investitori facoltosi e dirigenti aziendali, ma devastante per la salute pubblica globale”, ha affermato Robbie Silverman, settore privato di Oxfam America. La richiesta di Silverman è una e chiara: la salute delle persone dovrebbe essere più importante, e quindi arrivare prima dei profitti.

“Invece di collaborare con i governi e altri produttori qualificati per assicurarci di avere dosi di vaccino sufficienti per tutti, queste aziende farmaceutiche danno la priorità ai propri profitti applicando i loro monopoli e vendendo al miglior offerente“, ha aggiunto. Insomma, a quanto pare, grazie ai loro monopoli sui brevetti per i vaccini anti Covid, tra l’altro sostenuto da 100 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici provenienti dalle tasche dei contribuenti negli Stati Uniti, in Germania e in altri Paesi, Pfizer, BioNTech e Moderna avrebbero guadagnato più di 26 miliardi di dollari di entrate soltanto nella prima metà del 2021.

Il “vero” prezzo dei vaccini

Secondo le ultime stime, contenute nel dettaglio all’interno dello stesso report di The People’s Vaccine, i vaccini Covid mRNA possono essere prodotti per un minimo di 1,18 dollari a dose. Peccato che Covax, il programma istituito per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad ottenere i vaccini, abbia pagato, in media, quasi cinque volte di più per le sue dosi. In generale, i governi di tutto il mondo starebbero pagando i vaccini da 4 a 24 volte in più rispetto a quanto potrebbero pagarli.

Stando a un report realizzato da Public Citizen e Imperial College di Londra, i vaccini mRNA di Moderna e Pfizer-BioNTech potrebbero essere prodotti per un una cifra compresa tra gli 1,18 e i 2,85 dollari a dose. Gli stessi vaccini sono però tra i più costosi presenti sul mercato, essendo venduti a un prezzo medio di 16,25 dollari (per l’esattezza, tra i 19,2 e i 24 dollari a dose). Emergency sostiene inoltre che, nonostante l’aumento delle infezioni e dei decessi in molti Paesi in via di sviluppo, Pfizer-BioNTech e Moderna abbiano destinato più del 90% delle loro forniture ai Paesi ricchi.

Attenzione però, perché le Big Pharma guadagnerebbero anche e soprattutto dai governi più ricchi. Regno Unito e Stati Uniti avrebbero pagato le dosi Pfizer e Moderna rispettivamente 1,8 e 17,4 miliardi in più rispetto al costo di produzione stimato, mentre la Germania potrebbe averci rimesso 5,8 miliardi dollari e l’Unione europea 31 miliardi (il 19% del budget totale Ue previsto per il 2021).

Altro aspetto da considerare: i vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna sono stati sviluppati potendo contare su finanziamenti pubblici pari a 8,3 miliardi di dollari, e avrebbero potuto essere prodotti per soli 1,20 dollari a dose. Al netto dei soldi dei contribuenti ricevuti, le Big Pharma, per quanto riguarda il contesto americano, avrebbero pagato un’aliquota fiscale nettamente inferiore rispetto all’aliquota legale Usa del 21%. In particolare, Moderna avrebbe pagato un’aliquota pari al 7% e Pfizer del 15%. I soldi in eccesso e i risparmi sarebbero finiti nelle tasche delle grandi aziende farmaceutiche.