Se c’è una cosa che è mancata ai musicisti di tutto il mondo in questo anno segnato dalla pandemia da Covid-19 è suonare dal vivo. Sentire l’adrenalina scorrere prima di salire sul palco, l’energia catartica del pubblico. Perché le dirette live su Instagram, Twitch sono degli ottimi diversivi ma non possono sostituire la magia della musica dal vivo. “Mi manca il legame, mi manca l’energia, e mi manca lo scarico emotivo. Niente è paragonabile all’esperienza dal vivo. Mi vengono in mente gli spettacoli ai quali sono andato e che mi hanno cambiato la vita: i Jackson 5, ma anche James Brown all’Apollo. È tutta energia. Loro non smettevano mai di muoversi sul palco. Mi manca il movimento e l’energia cinetica, perché trasforma la folla” ha di recente spiegato la rockstar Lenny Kravitz a La Repubblica. Qualcosa, però, in queste ultime settimane sta finalmente cambiando e si intravedono i primi spiragli di un ritorno alla tanto agognata “normalità”, soprattutto in Paesi come la Gran Bretagna e Israele dove la campagna vaccinale è andata a gonfie vele.

Il test (riuscito) di Barcellona e i concerti in Nuova Zelanda

Un primo ritorno di normalità si è respirato a Barcellona, Spagna, lo scorso 27 marzo. Al palazzetto di Sant Jordi, infatti, c’è stato il primo grande concerto al chiuso dall’inizio della pandemia da Covid-19 nel Paese e il primo “esperimento” europeo in tal senso. Circa 5mila persone si sono riunite per assistere allo spettacolo della band indie-rock catalana Love of Lesbian dopo essere stati tutte sottoposti a un test antigenico. Solo 6 sono risultati positivi e non hanno potuto quindi accedere al palazzetto. Come spiega il New York Times, organizzato da un gruppo di promotori musicali spagnoli come parte di un’iniziativa chiamata “Festival per una cultura sicura”, il concerto al Palau de Sant Jordi è stato presentato come lo sforzo più audace d’Europa che ha portato migliaia di persone in un luogo al coperto, senza posti a sedere o distanze sociali obbligatorie. In Gran Bretagna, sull’onda del riuscito esperimento spagnolo, il governo di Sua Maestà organizzerà una serie di eventi nel corso delle prossime settimane, incluso un evento in una discoteca di Liverpool. E nei Paesi dove il Covid-19 è stato “sconfitto” va ancora meglio. In Nuova Zelanda, ad esempio, complice la bassissima circolazione del virus (meno di 10 contagi di media, ogni giorno), si torna a suonare dal vivo. Il 21 marzo scorso, a Auckland, la storica band neozelandese Crowded House del frontman Neil Finn ha suonato davanti a 12.000 persone festose e senza distanziamento sociale.

E in Italia?

In Italia il promoter Claudio Trotta, fondatore di Barley Arts, si è fatto portavoce dell’iniziativa #ricominciamo: è stato redatto e proposto un protocollo che, come spiega la rivista Rolling Stone, ora si trova al vaglio del Ministero della Cultura, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Comitato Tecnico Scientifico e che prevede, sostanzialmente, un ritorno dei live da fine maggio sia indoor che outdoor. “L’idea – spiega Trotta – è applicare, sulla base della determinazione delle capienze degli spazi, fattori specifici e soggettivi delle strutture e modalità operative che consentiranno numeri sostenibili e non più predefiniti e uguali per tutti, che oggettivamente non consentono la riapertura. Lo Stato dovrà comunque continuare a sostenere maestranze, imprese e gli artisti meno fortunati e più bisognosi e allo stesso tempo promuovere una campagna che aiuti a ricostruire la fiducia del pubblico verso tutto il mondo dello spettacolo dal vivo”. Sul tema, il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, audito dal Comitato Tecnico Scientifico per discutere del riavvio delle attività legate al mondo dello spettacolo, ha presentato nelle scorse ore alcune proposte per consentire che la riapertura di teatri, cinema e sale da concerto, già prevista nelle zone gialle, possa avvenire con una maggiore presenza di pubblico. Il ministro ha proposto inoltre di consentire alle Regioni di sperimentare in determinati luoghi all’aperto, eventi con numero maggiore di spettatori, introducendo misure aggiuntive di sicurezza, come già avvenuto in altri paesi europei. 

Glastonbury in streaming, Lollapalooza spera nella fine dell’incubo

Le incertezze pesano però ancora sulle manifestazioni più importanti e sulle kermesse che richiamano migliaia e migliaia di persone. Molti festival, infatti, causa pandemia, anche quest’anno non ci terranno, perlomeno nella forma “canonica”. È il caso del Festival di Glastonbury, che ogni anno si tiene tradizionalmente a giugno e porta in Regno Unito più di 200mila fan e che quest’anno si terrà in streaming; ad esibirsi sul palco saranno volti noti della musica anglosassone e internazionale. Tra i più attesi, i Coldplay e il leader dei Blur e Gorillaz Damon Albarn. Lollapalooza, il festival musicale annuale itinerante fondato all’inizio degli anni ’90 da Perry Farrell, cantante dei rockers Jane’s Addiction, dovrebbe invece tenersi a Chicago alla fine di luglio, contando sul fatto che, per allora, la pandemia negli Stati Uniti possa essere solo un ricordo. Nulla da fare, invece, per i festival tedeschi Rock Am Ring di Nurburgring e Rock Im Park di Norimberga, che nelle scorse settimane hanno annunciato la cancellazione dell’edizione 2021, prevista dall’11 al 13 giugno, e hanno annunciato le date per quella del 2022.

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