Quando i bambini diventano proprietà: il dramma dei bacha bazi in Afghanistan

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In una sala allestita a festa, brulicante di uomini e, talvolta, di alcol, si muovono figure leggiadre coperte da abiti colorati. Una blusa larga e una gonna lunga sono i capi scelti. Le loro dita sono spesso circondate da anelli d’oro, le unghie sono curate ed il viso truccato per risaltarne i tratti infantili, in netto contrasto con la tinta rossa stesa sulle labbra e con le movenze suadenti che non dovrebbero appartenere ad un individuo tanto giovane. Le campanelle legate ai polsi e alle caviglie vanno a ritmo di musica, in sintonia con i movimenti. Il loro compito è quello di ballare: muoversi emulando la sinuosità femminile appositamente per provocare la reazione degli uomini che li osservano, predatori, e che si avvicinano per annusarne gli indumenti e per strappare i veli che coprono i giovani volti.

Eppure, ad eseguire queste danze sono solo bambini, minorenni che rispondono ad un ‘protettore’ (bacha baz). La figura descritta è il bachah, letteralmente ‘ragazzo imberbe e attraente’ di età compresa indicativamente tra i 9 e i 18 anni che viene intercettato, tramite traffici di esseri umani e sequestri, da uomini potenti, sposati e non, per fornire servizi di natura sessuale.

Dalla tradizione all’abuso

Bacha bazi è una pratica che ha origini antiche e non perfettamente identificabili in un lasso temporale preciso. La letteratura sembrerebbe trarre parte della sua origine da una più ampia tradizione persiana islamica e si manifesta principalmente in Afghanistan e in Pakistan, nelle comunità pashtun situate a nord-ovest del Paese.

All’inizio del XIX secolo, il bachah veniva apprezzato per la sua bellezza estetica e giovanile, un’attenzione concessa e persino celebrata dalla tradizione poetica e spirituale, la quale tuttavia condannava e proibiva severamente il rapporto sessuale penetrativo. Tuttavia, gli abusi sono sempre esistiti, alimentati dalla stessa esaltazione erotica rivolta all’individuo ancora acerbo.

Con il Codice penale del 1921 si cercò invece di sradicare tale pratica, nel tentativo di modernizzarsi di fronte ad uno sguardo occidentale sempre più invadente. In questo senso, il bachah veniva protetto dall’uso per fini sessuali e si proibiva il bāzengari, la danza giovanile, introducendo nel 1924 sanzioni anche per il giovane se considerato consenziente.

La guerra contro i bambini

Durante la guerra civile in Afghanistan, tuttavia, l’autonomia dei ragazzi venne cancellata, convertendo i bachahs in vittime di sequestri da parte dei mujahidin, alimentando lo scontento popolare e favorendo l’ascesa dei talebani che si mossero in direzione opposta sul piano normativo, imponendo un bando totale dei ‘giovani dal viso scoperto’, con l’intenzione di proteggere i combattenti dalle accuse di sodomia e immoralità.

Tale misura non è servita a salvare persone come Rahim, che proprio in quel periodo fu prelevato dalla strada, rinchiuso e violentato dallo stesso ufficiale talebano che lo aveva intercettato e rilasciato solo il mattino seguente.

Con la caduta del regime talebano nel 2001, il bacha bazi visse un’importante rinascita nella misura in cui venne ampiamente praticato dai signori della guerra dell’Alleanza del Nord e dalle forze di sicurezza afghane (ANSF). Si chiese persino alle truppe di ‘chiudere un occhio’ in merito a tale pratica nei campi militari per non alterare lo stato delle alleanze strategiche sancite sul campo. Solo nel 2017, con la riforma del Codice penale, si criminalizzò il possesso del bachah per motivi sessuali.

Sono vari i documenti che riportano le testimonianze dei bachahs. Naeem racconta che prima dell’ascesa dei mujahedin poteva ballare liberamente a Kabul, ma anche che con l’arrivo dei combattenti si vide costretto a indossare abiti femminili e a subire ripetute violenze. Nuaman, invece, venne rapito dopo l’uccisione del padre da parte dei talebani in Pakistan, quando stava cercando di fuggire con la famiglia per trovare rifugio dai parenti della madre: due uomini si offrirono di aiutarli, e lo portarono via

Gli uomini che nessuno può denunciare

Un’emozione forte e dirompente nasce leggendo i racconti di ragazzi e bambini cui unico difetto era, giustamente, l’immaturità (nei tratti somatici, e non solo). C’è chi confessa di provare affetto per il proprio ‘protettore’, chi non accetta che l’adulto si interessi anche ad altri, e chi invece si rassegna per una motivazione prettamente economica.

C’è poi chi applica ragionamenti più pragmatici e comprende l’intoccabilità dei bacha baz. I protettori dei ragazzi, infatti, non sono cittadini comuni, ma fanno parte di un’élite che comprende signori della guerra, comandanti militari e altre personalità di spicco detentrici di una forte influenza e potere sociale. Denunciarli dunque non garantirebbe giustizia per i ragazzi, ma ulteriori ritorsioni e violenze.

Un fenomeno impossibile da contare

Fare una stima numerica dei bachahs sembra un’impresa impossibile data la natura clandestina del fenomeno. Per questo motivo, ci si deve affidare all’incrocio dei dati demografici per identificarne l’entità, anche se sommaria. Worldometer stima una popolazione approssimativa di 45 milioni di persone in Afghanistan, con un’età mediana di 17,4 anni; questo indica che oltre la metà della popolazione ha un’età inferiore ai 18 anni. Ipotizzando una distribuzione di genere standard, arriviamo a una stima di circa 11 milioni di minori maschi. Se consideriamo la distribuzione d’età, raggiungiamo il numero approssimativo di 5,6 milioni di ragazzi che rientrerebbero nella fascia d’età considerata il range tipico di adescamento dei bacha baz.

Su questa base demografica agiscono poi altri elementi cruciali e drammatici: l’assenza di una rete familiare protettiva (si stimano circa 1,6 millioni di orfani nel Paese, molti dei quali vivono in strada) e condizioni di povertà assoluta e indebitamento estremo. Sono proprio queste pressioni economiche a indurre le famiglie a cedere o, in casi estremi, a “vendere” consapevolmente i propri figli alla tratta del sesso e del bacha bazi per garantire la pura sopravvivenza del nucleo familiare.

Questo scenario di vulnerabilità trova un corrispettivo ancora più imponente se si volge lo sguardo al Pakistan. Con una popolazione colossale stimata a circa 259 milioni di persone nel 2026 e un’età mediana di appena 20,8 anni, il bacino di giovani potenzialmente esposti è numericamente immenso. Tuttavia, l’assenza di dati affidabili sulla prevalenza di bacha bazi impedisce di stabilire un confronto quantitativo con l’Afghanistan.

L’altra vittima dell’apartheid di genere

Conoscere la pratica dei bacha bazi aiuta a capire meglio alcuni dei terribili effetti collaterali dell’apartheid di genere. In paesi come Afghanistan e Pakistan, dove le donne subiscono forti restrizioni delle proprie libertà, alcuni uomini decidono di rivolgere la propria attenzione a bambini e giovani adulti, i quali possono riacquisire lo status di uomo solo a 19 anni, una volta rilasciati. Questo vuol dire che prima, quando il giovane è ancora proprietà del bacha baz, il bachah non viene identificato come uomo ma come non-ancora-uomo.  È proprio questa categorizzazione ad esonerare dall’accusa di omosessualità, in quanto una relazione omosessuale sarebbe concepita come un rapporto tra maschi adulti alla pari.

Il bachah è vulnerabile. Non è ancora uomo, e non ha potere. Il bachah è vittima, isolato e plasmabile, indifeso e con un obiettivo troppo grande rispetto alla sua età: la sopravvivenza.