Quali sono (davvero) i Paesi più in difficoltà nella lotta al coronavirus

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I nuovi contagi quotidiani, il numero complessivo di decessi, gli infetti per milione di abitanti, i casi attivi. I bollettini che riportano l’andamento della pandemia di Covid-19 sono pieni di tabelle che dovrebbero illustrare ai lettori la situazione sanitaria all’interno dei vari Paesi del mondo. Eppure non basta dare una lettura superficiale a queste cifre per sapere quali sono le realtà che hanno affrontato meglio la seconda ondata di Sars-CoV-2 e quali ne sono rimaste travolte.

Molto spesso le persone si concentrano su un dato significativo ma inutile se isolato dagli altri valori. Si tratta del numero dei nuovi casi giornalieri. Sapere quanti cittadini sono stati infettati nelle ultime 24 ore è utile per farsi un’idea approssimativa della circolazione del virus all’interno di una nazione. Tuttavia il dato tiene conto soltanto di coloro che si sono sottoposti a teste abbiano avuto esito positivo.

Questo significa, ad esempio, che a fronte di 2.000 nuovi casi testati ed etichettati come positivi possano essercene in giro altri 4.000 non rilevati dalle autorità sanitarie perché non ancora testati o asintomatici. Insomma, quando un Paese fa registrare un valore elevato sotto la voce “nuovi casi”, bisognerebbe prima avere un quadro più dettagliato per sbilanciarsi in sospiri di sollievo o preoccupazioni.

I dati che contano

Spieghiamo meglio: i 52.010 casi rilevati in Francia lo scorso 25 ottobre non implicano che vi siano stati 52.010 ricoveri. Molti tra i “nuovi positivi”, la maggioranza, sono pazienti asintomatici. Cioè risultano positivi al virus ma, pur essendo contagiosi, non presentano alcun sintomo. Alcuni sono pauci-sintomatici, ovvero devono fare i conti con sintomi lievi, come tosse, raffreddore, mal di gola e qualche linea di febbre. Altri, in parte a causa dell’età e in parte per alcune patologie pregresse, dovranno invece essere ricoverati in ospedale per esser meglio tenuti sotto controllo. Altri ancora, la minoranza, necessita di un ricovero in terapia intensiva.

Il vero pericolo rappresentato dal Sars-CoV-2 non deriva in prima battuta dalla sua letalità o mortalità, quanto piuttosto dalla sua contagiosità. Il nuovo coronavirus è infatti in grado di trasmettersi da un paziente all’altro con una velocità sorprendente e, quando ci troviamo di fronte a grandi numeri, anche valori piccoli (come il numero di pazienti infetti ricoverati) diventano assai complessi da gestire.

Il rischio, allora, è quello di assistere al collasso del sistema sanitario. Lo spauracchio dei governi è la saturazione degli  ospedali e degli slot nei reparti di terapia intensiva. A detta di molti esperti, dunque, i dati da considerare per poter capire la gravità della situazione – e, perché no, azzardare un confronto tra Paesi – sono il numero di ricoveri in ospedale e il numero di pazienti in terapia intensiva.

La situazione europea: chi è messo peggio

La Francia potrà anche aver registrato picchi giornalieri di 50.000 nuovi casi ma non è il Paese che attualmente si trova in maggiore difficoltà nella lotta al virus. Per avere tra le mani uno scenario più dettagliato è utile confrontare il numero di pazienti Covid-19 ricoverati in un dato momento in ospedale e in terapia intensiva all’interno di ciascun Stato. Da questo punto di vista è interessante leggere le due tabelle pubblicate da Newsnodes. La prima tiene conto del numero di ricoveri ospedalieri ogni milione di abitanti presenti in ciascun stato dell’Ue, mentre la seconda fa la stessa identica procedura considerando tuttavia i ricoveri in terapia intensiva. Una sola precisazione: sono state considerate soltanto le nazioni che hanno diffuso i loro valori (aggiornati al 29 ottobre).

Per quanto riguarda il numero di pazienti ricoverati in ospedale ogni milione di abitanti, il podio è occupato da Repubblica Ceca, Belgio e Polonia, che contano rispettivamente 617,8, 513,3 e 386,1 ricoverati ogni milione di abitanti. Seguono Spagna (374,8), Bulgaria (330,9), Francia (320,7), Slovenia (317,3) e Italia (263,6). Finlandia (9,9), Norvegia (13,5), Danimarca (24,1), Estonia (25,6) e Irlanda (67,6) sono invece i Paesi che hanno valori migliori.

Passiamo infine a confrontare gli ospedalizzati in terapia intensiva Paese per Paese ogni milione di abitanti. Al primo posto troviamo ancora una volta la Repubblica Ceca (96,4), seguita da Belgio (86), Slovenia (53,8), Spagna (51,4), Francia (47,7), Lussemburgo (33,9), Olanda (32,4), Polonia (31,4), Austria (27,7) e Italia (27,3). Trai migliori, ancora una volta, i Paesi scandinavi: Norvegia (1,7), Finlandia (1,8) e Danimarca (2,9).