Pyongyang cambia volto, la ruspa di Kim sui monumenti

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Società /

Ha simboleggiato per oltre 20 anni il sogno della riunificazione tra le due Coree. L’Arco della Riunificazione, un monumento in cemento alto 30 metri, sorgeva nella parte meridionale di Pyongyang. Segnava l’inizio dell’Autostrada della Riunificazione, l’autostrada che collega la capitale della Corea del Nord alla frontiera sudcoreana.

Oggi quel colosso, costruito all’alba degli anni Duemila per volere di Kim Jong Il, ex presidente e padre dell’attuale leader Kim Jong Un, non esiste più. È stato demolito da Kim terzo insieme al grande desiderio di suo nonno Kim Il Sung: la speranza di una riconciliazione tra Corea del Nord e Corea del Sud.

Le ultime tensioni che hanno scosso la penisola coreana hanno spinto l’attuale Kim a ritenere impossibile continuare a perseguire “la riunificazione pacifica”. Risultato: ogni monumento connesso alla stagione della riunificazione sta scomparendo – o è già stato cancellato – da Pyongyang.

Le tensioni con gli Stati Uniti e l’inasprimento dei rapporti con Seoul, dove è salito in carica il conservatore Yoon Suk Yeol, hanno pericolosamente alzato la temperatura geopolitica e spinto Kim a cambiare paradigma politico. Del resto la Corea del Sud è stata etichettata come “principale nemico” di Pyongyang. E, in un clima del genere, l’Arco della Riunificazione era ormai diventato un fardello troppo pesante da sopportare.

Lavori in corso

L’Arco della Riunificazione era imponente. La raffigurazione di una Corea unita spiccava all’interno di una sfera sorretta da due donne: una raffigurante la Corea del Nord, l’altra la Corea del Sud. Quel monumento rispecchiava l’autosufficienza, la pace e la cooperazione nazionale, il desiderio del popolo coreano di superare per sempre la Guerra di Corea – tecnicamente ancora in corso – e incarnava, almeno in linea teorica, la politica ufficiale nordcoreana volta a sostenere un’eventuale riunificazione Nord-Sud.

Non è un caso che la Corea del Nord non abbia ancora aperto del tutto i suoi confini dopo il duro isolamento volontario attuato da Pyongyang in risposta alla pandemia di Covid-19. Come hanno confermato a InsideOver alcune fonti informate sul dossier, al momento non è ancora possibile visitare il Paese.

La riapertura, graduale e parziale, è avvenuta soltanto per i cittaadini russi e cinesi (non per chi intende visitare il Nord per turismo o motivi familiari). Gli occidentali dovranno attendere ancora un bel po’: dai cinque ai sei mesi. Molto dipenderà da quando finiranno i “lavori in corso” che dovrebbero presto cambiare il volto della nazione.

Già, perché la demolizione dell’Arco della Riunificazione – pare che sia stato fatto saltare in aria – è soltanto la punta dell’iceberg. I primi gruppi di stranieri entrati in Corea del Nord non hanno potuto fare tappa a Panmunjeom e Kaesong, ovvero due aree dislocate nei pressi della Zona Demilitarizzata e tradizionalmente in prima linea nella promozione della politica della riunificazione intercoreana.

Detto altrimenti, il nuovo paradigma politico inaugurato da Kim ha costretto il governo nordcoreano a modificare l’intero Paese. In che modo? Cancellando ogni richiamo all’era della riunificazione.

Porte aperte a Russia e Cina

Pochi sanno che la riunificazione – anzi: Riunificazione, con la maiuscola, seguendo lo stile ufficiale di Pyongyang – è stata una parte fondamentale dell’ideologia della Corea del Nord sin dalla sua formazione.

Adesso i nomi delle strade, delle fermate della metropolitana, di alcuni edifici e monumenti, di canzoni tradizionali devono gioco forza essere modificati per adattarsi al presente. Soltanto quando il governo completerà la sua mutazione – e quando ciò accadrà saremmo di fronte ad uno dei più grandi cambiamenti politici mai avvenuti nel Paese – a quel punto presumibilmente Pyongyang riaprirà le sue frontiere.

L’aspetto curioso è che il Nord ha intanto aperto le porte prima alla Russia che non alla Cina. Anche in questo caso siamo di fronte ad un notevole cambio di registro, con Pyongyang che sembra puntare più su Mosca che non sul vecchio amico Pechino (che resta ancora amico ma, sembrerebbe, un passo indietro rispetto al Cremlino).

La riprova arriva dai numerosi influencer russi attivi al di sopra del 38esimo parallelo, dai turisti moscoviti che hanno già visitato la nazione nordcoreana e dalla notizia di negoziati in corso tra gli emissari di Vladimir Putin e Kim per consentire ad alcuni scolari russi di trascorrere le vacanze estive in Corea del Nord.

Una delle compagnie turistiche russe più attive coincide con la Vostok Intur di Vladivostok. Quest’inverno l’agenzia ha proposto i primissimi viaggi al Nord: 750 dollari a testa per il volo di andata e ritorno da Vladivostok a Pyongyang e il viaggio in autobus alla stazione sciistica di Masikryong. In vista di luglio, la stessa Vostok Intur sarebbe in trattative con partner nordcoreani per inviare bambini russi nel campo estivo nordcoreano di Songdowon. La “nuova” Corea di Kim sta per prendere forma.