Dovranno aspettare almeno un altro anno per bussare allo “psicologo di base”, i 5 milioni di italiani che, secondo l’Ordine degli Psicologi, avrebbero bisogno di un primo aiuto gratuito per la propria salute mentale. La proposta di legge 184 che in un testo unico alla Camera ha unito trasversalmente quasi tutti i partiti (FdI, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, Pd, M5S) langue alla Commissione Affari Sociali, mentre un analogo disegno di legge al Senato, promosso dal solo Partito Democratico, non è mai nemmeno stato discusso. Il motivo, prevedibile, è il solito: mancano i soldi. “Attendiamo di sapere come verrà finanziata la legge”, spiega il primo firmatario del testo unitario, l’onorevole Luciano Ciocchetti di Fratelli d’Italia che della commissione è il vicepresidente.
La Riforma del Patto di Salute Mentale
“Ma una novità c’è”, aggiunge: “Nella riforma del Patto di Salute Mentale, approvato in Conferenza Stato-Regioni e finanziato con 80 milioni di euro, è stato inserito anche lo psicologo di assistenza primaria, con almeno 20 milioni”. Un primissimo passo contenuto in un documento programmatico che dovrà avere però un obbligato seguito nella legge finanziaria di quest’anno, perché senza un budget preciso si rimane inchiodati alle pie intenzioni. A regime, si stima un costo di non meno di 90 milioni di euro annui. “L’importante è partire”, spiega Ciocchetti, “perché, come per ogni legge, l’iter prevede l’approvazione in entrambi i rami del Parlamento e poi il decreto attuativo del governo”. Se va bene, insomma, se ne parla “da settembre 2026”. Se va bene.
I punti da definire non sono pochi. E la domanda è alta. Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, lo spartiacque temporale per quella vera e propria emergenza nascosta che è il disagio psicologico è stato il biennio pandemico: nel 2022, l’87% delle persone sopra i 16 anni hanno sofferto di disturbi, con un aumento soprattutto di ansia (+83%) e depressione (+72%), seguiti da difficoltà relazionali (+61%). Colpiti, in particolare, gli adolescenti, i più vulnerabili allo stress da isolamento. Ma già nel 2017, un rapporto Eurostat segnalava che gli italiani che non sapevano a chi chiedere aiuto in caso di bisogno erano più che raddoppiati, rispetto alla media dei 28 Stati esaminati: 13% contro 6%. A muoversi sono state le Regioni: oggi sono undici (Campania, Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Puglia, Calabria e Sicilia) quelle che si sono dotate, quanto meno sulla carta, di un servizio di primo intervento.
La lentezza dello Stato
Lo Stato, invece, è molto più lento. La proposta di legge prevede che lo psicologo di base operi nelle 1.038 Case di Comunità, la nuove strutture finanziariamente coperte con il Pnrr che prenderanno in carico i pazienti non acuti. L’ipotesi è che ce ne siano almeno tre per ogni Casa di Comunità. Sono indicati i requisiti, fra cui ovviamente la laurea magistrale in psicologia e l’iscrizione all’Albo Psicologi, ma serve anche un attestato di abilitazione rilasciato dalla Regione. E qui ci si imbatte in una prima questione che potrebbe allungare i tempi: la formazione. Lo psicologo di base lavorerà in equipe con i medici di medicina generale, i pediatri e le altre figure del servizio sanitario, alternando la cura primaria all’indirizzamento agli specialisti. Esattamente come fa il medico di base. Ma occorrerà uno specifico accordo fra Roma e le Regioni per definire i criteri formativi. Una seconda incognita è costituita, naturalmente, dall’inquadramento contrattuale. Improbabile si pensi ad assumerli come dipendenti, il che farebbe enormemente lievitare i costi (a 80-90 mila euro l’anno per psicologo, moltiplicati per 3 mila il costo schizzerebbe a 240 milioni…). Presumibile che ci si orienti per l’attività convenzionata, a tot ore settimanali. Quante, sarà tutto da vedere e da capire.
Quel che è certo è che, se si vuole evitare che le Case di Comunità, su questo come su altri fronti, non finiscano per diventare scintillanti scatole vuote, la cifra dovrà essere molto consistente, per tutti e 20 gli enti Regione italiani. Per intenderci: solo la Lombardia, quando a inizio 2024 ha varato la norma regionale apposita, ne aveva stanziati per il 2024-2026 dodici milioni: 4 all’anno. E nonostante si parli di un territorio, sul piano della sanità, d’avanguardia, il servizio stenta a partire. Nel marzo di quest’anno, l’assessore ai servizi sociali Guido Bertolaso ammetteva non meglio specificate “criticità strutturali”. Meglio va in Campania, che fece nel 2022 da apripista: se si va sul sito dell’Ordine degli Psicologi campani, si possono consultare gli elenchi dei professionisti suddivisi per Asl. In Puglia, invece, solo il mese scorso il Dipartimento Promozione Salute pugliese ha diramato ai direttori delle aziende sanitarie locali le indicazioni operative per determinare il fabbisogno e conferire incarichi, semestrali, a ventiquattro ore alla settimana.
Avanti piano e in ordine sparso, insomma. In attesa che a Roma la situazione si sblocchi. Nel frattempo, è attivo il bonus psicologo per venire in soccorso di chi non può stare appeso alle tempistiche geologiche della politica. Varia dai 1500 euro annui per chi ha un Isee inferiore a 15 mila euro, ai 500 euro per i titolari di Isee fra i 30 mila e i 50 mila euro. Una misura, numeri alla mano, insufficiente, se si pensa che la tariffa standard di uno psicologo è 70 euro a seduta. Nel primo anno in cui fu introdotto, il 2022, a richiederlo furono 394 mila persone, in maggioranza donne sotto i 35 anni. Nel 2023, lo stanziamento complessivo, da 25 milioni iniziali, passò ad appena 5 milioni, per risalire nel 2024 a 12 milioni. Una miseria. Perché non bisogna sottovalutare il fatto che la sofferenza psichica è in diretta correlazione con il disagio economico e sociale. Un conto è avere le spalle coperte, con un reddito decente o accudito da una famiglia comprensiva, grazie a cui far fronte alla spesa di “uno bravo”, come si dice. Un altro è far parte della fascia di lavoratori poveri, se non dei poveri assoluti, o avere la sfortuna di vivere in un ambiente tossico in cui la cura psicologica sconti ancora lo stigma o un’ignoranza paleolitica.
Di psicologo di base si balbetta dal lontano 2010, quando fu depositata la primissima proposta di legge, sotto il quarto governo Berlusconi, da parte del deputato dell’allora Popolo della Libertà Antonino Foti. Restò lettera morta. Nonostante l’unanime intesa delle forze politiche, a Palazzo non si percepisce un’urgenza del dramma in cui si dibattono milioni di italiani. In altri termini, non si coglie la consapevolezza che la cura della psiche dovrebbe rappresentare una priorità, in un’Italia di solitudini digitali in cui, secondo l’Istat, 8 milioni e 365 mila persone vivono da sole. “Quando ti occupi di salute mentale ti occupi anche di povertà, di esclusione, di prepotenze, di soprusi”, avvertiva Gisella Trincas, presidente dell’Unione Nazionale Associazioni Salute Mentale (UNASAM), in un libro-inchiesta del 2023 dal significativo titolo “Il fronte psichico”. Peccato che a Roma, al quartier generale, il dolore che proviene dalla trincea giunga attutito, evanescente, come se sostanzialmente non ci fosse. Ministro della Salute Orazio Schillaci, se ci sei, in finanziaria, cerca di battere un colpo.
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