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La luce infondo al tunnel della pandemia sembra ancora lontana. L’Europa è ancora alle prese con la terza ondata e il piani vaccinali faticano a decollare. In mezzo cresce la rabbia e il mal contento dei cittadini. Tutti i governi del Vecchio continente proseguono il loro approccio fatto di rigore e chiusure. Ma dopo oltre un anno il giocattolo sembra essersi rotto. E le continue limitazioni alla libertà dei movimenti stanno diventando il detonatore della rabbia sociale.

Su InsideOver avevamo già gettato uno sguardo al 2020, un anno turbolento sul piano delle manifestazioni di piazza nonostante i vari lockdown nazionali. Nelle ultime settimane il termometro del malcontento ha fatto segnare temperature in crescita. La stampa americana ha provato a fotografare la situazione dopo i recenti disordini di Bristol, nel Regno Unito e a Kassel in Germania. In entrambi i casi, hanno scritto i giornali d’oltreoceano, l’obiettivo principale erano le forze dell’ordine.

Un continente agitato

Attraverso il database dell’Acled (Armed Conflict Location & Event Data Project) abbiamo provato a capire se i casi tedeschi e inglesi fossero un fenomeno isolato. In realtà i numeri mostrano che tutto il continente ribolle e prende di mira le forze di sicurezza. Per equilibrio abbiamo preso in considerazione tutti quelli eventi che hanno coinvolto come attore secondario la polizia. Stiamo quindi parlando sia di proteste con semplice presenza di agenti, che scontri più violenti.

Partiamo con alcune precisazioni. Nel conteggio viene considerata l’Europa come continente, conteggiando non solo i Paesi Ue ma anche quelli più a Est, la Svizzera e parte dei Balcani. Come si vede nella mappa qui sopra ci sono diverse cose che saltano all’occhio. La prima riguarda la Bielorussia. Nel periodo considerato – 21 marzo 2020 – 21 marzo 2021 – il Paese ha visto infiammarsi le piazza a margine del voto di agosto che ha riconfermato al potere Alexander Lukashenko. La seconda è che i focolai di tensioni più intensi sono quelli del Centro e Nord Europa.

È il caso ad esempio della Francia con oltre 300 episodi legati all’incontro-scontro tra manifestanti e forze dell’ordine. A seguire la Germania con 202, il Regno Unito con 170 e l’Olanda con 149. Nella fascia mediterranea Spagna (149) e Grecia (140) si mostrano più “calde” rispetto all’Italia che in un anno ha visto poco più di un centinaio di episodi.

Nel complesso se diamo uno sguardo generale sui numeri vediamo che per tutto il periodo considerato c’è una tensione di fondo continua, con dei picchi soprattutto verso la fine dell’anno. Spinti non solo da quanto succedeva a Minsk e dintorni, ma anche dalle proteste francesi di fine anno contro le nuove norme al vaglio in materia di sicurezza e controllo della polizia.

La rabbia che monta nel Regno Unito

Le rivolte francesi in un certo senso sono state l’antipasto di quanto successo a nel Regno Unito a metà marzo quando si sono create le condizioni per nuovi scontri tra manifestanti e polizia. Il 21 marzo scorso, ad esempio, diversi agenti di polizia sono rimasti feriti in una serie di scontri nel cuore di Hyde Park a Londra.

Clifford Stott, docente di Psicologia sociale della Keele University, ha raccontato al New York Times che c’è “un crescente livello di malcontento tra i cittadini che vedono un’illegittimità fondamentale nelle forze dell’ordine durante la pandemia”. Per il professore si stanno creando una serie di strane saldature tra le componenti diverse della società inglese.

Da un lato le formazioni più conservatrici chiedono allentamenti alle misure di contenimento per questioni economiche e legate al soffocamento delle attività commerciali e produttive. Dall’altro frange radicali come il movimento ambientalista Extinction Rebellion spinge per chiedere la fine delle norme che vietano i raduni.

Sempre secondo Stott la situazione rimane molto tesa con il rischio di nuovi confronti e questo per una serie di elementi come la durata dei blocchi e “la crescente insoddisfazione tra le sezioni della comunità per l’imposizione di misure di controllo”.

È il caso, ad esempio, di quello che è successo a Bristol. Lì il fattore scatenante è stato proprio l’introduzione di una nuova legge che permetterebbe alle forze dell’ordine di limitare drasticamente le manifestazioni. In quell’occasione al grido di “Kill the Bill”, uccidi la legge, una frangia dei manifestanti ha preso d’assalto una vicina stazione di polizia lanciando fuochi d’artificio e petardi contro gli agenti di guardia.

La città si era resa protagonista di manifestazioni radicali già nell’estate scorsa quando una serie di marce di solidarietà con il movimento Usa di Black Lives Matter si erano concluse con la distruzione della statua di Edward Colson, mercante di schiavi del XVII secolo.

Secondo il governo di Boris Johnson le norme per controllare le manifestazioni sono necessarie soprattutto per proteggere progetti e piani infrastrutturali. Alcuni ministri, ha scritto il Times, hanno spiegato che le motivazioni sono soprattutto economiche. In fondo, aggiungono, proteggere un collegamento ferroviario ad alta velocità dai sabotaggi degli ambientalisti è arrivato a costare 50 milioni di sterline (quasi 60 milioni di euro).

È plausibile che nelle prossime settimana la tensione possa però diminuire, almeno lentamente. Se la campagna vaccinale di Londra dovesse continuare agli stessi ritmi e la curva epidemica flettere in maniera considerevole, è probabile che il governo inizi ad allenare le misure di contenimento già all’inizio di aprile.

La tensione crescente a Berlino

Un clima incandescente si è registrato anche in Germania, dove nelle ultime settimane è aumentata la confusione anche per scelte discutibili da parte del governo guidato da Angela Merkel. A differenza del caso inglese in terra teutonica le manifestazioni sono tendenzialmente permesse purché rispettino il distanziamento fisico.

Questo però non ha impedito confronti anche violenti contro le forze dell’ordine. A Kassel, nel cuore della Germania, il 20 marzo scorso una serie di proteste, cui hanno partecipato almeno 20 mila persone, è diventata violenta dopo che alcuni manifestanti anti lockdown hanno preso di mira gli agenti di polizia preposti al servizio di sicurezza.

I fatti di Kassel hanno scioccato l’opinione pubblica tedesca perché molte immagini controverse hanno acceso i riflettori sulla posizione della polizia. Le immagini hanno infatti mostrato sia reazioni violente da parte di qualche agente contro una donna che sfilava in una contro-manifestazione per chiedere la fine del corteo anti-lockdown, che forme di supporto a chi sfilava per chiedere la fine delle misure di contenimento.

Un continente sul piede di guerra

Focolai simili si trovano poi in molti altri Paesi. In Finlandia sempre a metà marzo, circa 400 persone hanno sfilato per le vie di Helsinki senza mascherina per protestare contro le misure anti Covid del governo. A Vienna, in Austria, altre mille persone hanno marciato nei pressi della stazione ferroviaria, chiedendo la fine del lockdown.

In Svizzera circa 5 mila persone hanno sfilato nei pressi di Liestal, a 15 km dalla capitale Basilea, sempre contro forme di limitazione della libertà. In Romania, a Bucarest, nel bel mezzo di un aumento dei contagi, un migliaio di manifestanti sono scesi per le strade senza mascherine sventolando bandiere nazionali e vessilli no-vax.

Nei Paesi Bassi a ridosso del voto circa duemila persone sono tate sgomberate dal centro de L’Aia mentre marciavano per chiedere la fine delle misure di contenimento. Le forze dell’ordine, ha scritto la Bbc, sono intervenute con agenti a cavallo e poliziotti in tenuta antisommossa. In tutta l’Olanda sta crescendo il sentimento anti chiusure.

Come hanno sottolineato diversi manifestanti il sentimento di insoddisfazione e la sensazione di vedere i propri diritti calpestati, stanno aumentando. In molte città olandesi si contano manifestazioni e raduni. Il coprifuoco notturno – dalle 21 alle 4.30 – diventa sempre meno apprezzato anche perché a gran parte della popolazione ricorda un periodo buio della propria storia, dato che non veniva attuato dall’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale.

In Grecia una manifestazione contro la polizia a inizio marzo è ovviamente finita nella violenza. Circa 5 mila persone si sono radunate in piazza Nea Smyrni, ad Atene, per poi scontrarsi attivamente contro le forze di polizia.

Le manifestazioni anti-lockdown si sono però propagate anche in molti altri contesti, come Bulgaria, Croazia e Serbia, ma anche diverse città della Svezia. Quasi nessun Paese, Italia compresa, è rimasto immuni a questa “pandemia”. Non solo. I rallentamenti nelle vaccinazioni, accompagnati da curve epidemiologiche ancora preoccupati rischiano di continuare ad alimentare questa spirale in modo sempre più violento.