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La peste suina africana è arrivata nel cuore dell’Europa. Dopo le indiscrezioni riportate da alcuni media nella serata di ieri, oggi è arrivata la conferma ufficiale del primo caso di infezione registrata in Germania. Il ministro tedesco dell’Agricoltura, Julia Kloeckner, ha fatto sapere che il virus è stato rilevato, dopo alcuni test, sulla carcassa di un cinghiale rinvenuta nel Land orientale del Brandeburgo, nei pressi del confine con la Polonia.

Nel corso di una conferenza stampa Kloeckner ha spiegato che l’animale infetto era selvatico e non faceva parte di alcun allevamento. A proposito di allevamenti, la peste suina africana rappresenta un vero e proprio incubo per i tanti allevatori europei (e non solo). Ricordiamo infatti che questa malattia è mortale per i suini ma non è in grado di colpire gli esseri umani.

In precedenza la sua presenza è stata confermata in vari Paesi europei e ha provocato l’abbattimento di massa di cinghiali e suini di allevamento con cui erano entrati in contatto. Il ritrovamento di un cinghiale infetto non lascia dormire sogni tranquilli alle autorità tedesche, visto che appare pressoché impossibile risalire a tutti i contatti avuti dall’animale prima di morire. Il ministro ha tuttavia aggiunto che Berlino si è preparata a ogni eventualità e che la Germania imporrà le misure necessarie per prevenire la possibile diffusione dell’infezione.

I rischi sanitari

La malattia, mortale per i suini, non è in grado di contagiare gli esseri umani. L’infezione non può essere trasmessa neppure attraverso il consumo di carne di animali malati. Gli effetti della peste suina africana sono tuttavia pesantissimi per allevamenti e allevatori.

Una lezione arriva dalla Cina, dove, a partire dal 2018, i funzionari hanno dovuto fronteggiare quella che l’Economist aveva definito “Aporkalipse Now”. Anche se le stime variano da fonte a fonte, oltre la Muraglia sarebbero stati abbattuti oltre 150 milioni di bestiole su una popolazione totale di 500 milioni.

Il virus, così chiamato, perché riscontrato per la prima volta in Africa oltre un secolo fa, si diffonde tra i maiali e provoca la loro morte nel 90% dei casi. Si può trasmettere attraverso le zecche o quando gli animali entrano in contatto con superfici (o altri animali) contaminati e cibi infetti. Da un punto di vista medico, gli effetti della malattia sono letali. Le emorragie uccidono i suini infetti in pochi giorni. Fino a questo momento non esiste alcun vaccino per debellare la minaccia.

I rischi economici

Se i rischi sanitari per l’uomo sono nulli, diverso è il discorso economico. Sempre prendendo come esempio l’esperienza cinese, all’interno del gigante asiatico milioni di allevatori sono finiti sul lastrico a causa della morte dei loro maiali. Come se non bastasse, l’infezione ha gonfiato a dismisura i prezzi del maiale, che nel giro di pochi mesi sono schizzati alle stelle.

Tornando alla Germania, un ipotetico focolaio di peste suina in questo Paese avrebbe gravissime conseguenze economiche. Il motivo è semplice: le altre nazioni, a fronte di una simile emergenza, interromperebbero subito le loro importazioni di carne di maiale da Berlino, con ricadute e diffidenze a cascata anche nel resto dell’Unione europea.

D’altronde l’infezione, hanno ribadito gli esperti, è transfrontaliera e il fatto che il cinghiale contagiato si trovasse al confine con la Polonia, una nazione che nel recente passato ha avuto problemi con la PSA, è un chiaro campanello d’allarme. Proprio per evitare i contagi portati dai cinghiali selvatici provenienti dal territorio polacco, Brandeburgo aveva eretto una recinzione di protezione elettrica lunga 120 chilometri al confine, nei distretti di Oder-Spree e Spree-Neisse. Altri Paesi europei che hanno dovuto fare i conti la peste suina africana sono la Repubblica Ceca (2017), la Francia, il Belgio e il Lussemburgo (2018).