Nessun saluto marziale portato alle guardie in giubbe di panno rosso e stivali lucidi che battono a terra; il mondo sta cambiando, e con esso gli uomini e le donne che andranno a riempire le fila degli eserciti che hanno il compito di difenderlo; sembra questo il concetto alla base del nuovo “approccio” utilizzato per la campagna di reclutamento dell’esercito inglese: “This is belonging 2018“.

“Potrò essere gay nell’esercito?” Si domanda un ragazzo con un fratello impegnato in missione in Afghanistan: teme di non poterlo confidare ai commilitoni, se seguisse le sue orme. “Devo essere un super eroe per entrare a farne parte?”, s’interroga un giovanotto gracile, intimorito dai muscoli testosteronici di sergenti di ferro. “Credevo che l’esercito fosse dominato solo dagli uomini”, confessa una ragazza che si è arruolata, e invece ha trovato “il suo posto”. Sono questi il genere di dubbi che la campagna estremamente psicologica lanciata dallo Uk Army si è imposta di risolvere: attraverso una serie di coinvolgenti cortometraggi d’animazione – decisamente onirici – che intendono sfatare miti e cancellare le preoccupazioni più comuni; che frenerebbero i giovani millenials dall’arruolamento: giovani di cui il Regno Unito ha bisogno per continuare ad esercitare il suo a portare entroterra e oltremare.

Il messaggio “soft” proposto da “This is belonging 2018”, pubblicamente sostenuto dal Capo di stato maggiore dell’Esercito, Sir Nick Carter, è in netta contrapposizione con le precedenti campagne d’arruolamento, che enfatizzavano l’azione di una vita spesa sotto le armi, e punta invece all’inclusività, prestando attenzioni non velate ai cittadini britannici di religione musulmana, alle donne che vogliono arruolarsi e non devono per questo rinunciare ad avere figli, ai diritti civili delle minoranze. Tale ricerca – e necessità – di attrarre una fetta più ampia della società moderna attraverso un approccio nuovo, e forse più sofisticato, è subito diventata – come era prevedibile – oggetto di critica da parte di alcuni dei vertici delle forze armate, che rispettano sì quella necessità di attingere a quell’ampia base sociale che offre la società contemporanea – azione giusta e necessaria per il mantenimento del numero adeguato di unità – ma che tiene anche a ricordare che l’esercito non è solo un opportunità di lavoro: “Deve essere capace di arginare i nemici della Regina”, per citare le parole del generale in congedo Tim Cross. Intervistato dalla Bbc, un altro ufficiale veterano dell’Afghanistan, il Colonnello Richard Kemp, ha tenuto a sottolineare che “l’esercito era già inclusivo“, e che la nuova campagna finisce solo per “trascurare quel gruppo principale di persone che sono veramente interessate ad aderire”: non risolvendo affatto la crisi nel reclutamento che lo ha ispirato.

Ciò che preoccupa maggiormente quella parte di uomini sotto le armi che nutrono le cosiddette “ristrette vedute”, è la distanza che questa campagna prende dall’azione e dal combattimento – l’attività principale di un soldato e fondante dell’esercito, che, nonostante la ricerca di politicamente corretto alla base di questo messaggio indirizzato ai giovani d’oggi, non avrebbe dovuto essere trascurata. Un membro dello Special Air Service ( corpo d’élite già al centro di un altro caso di polemica) ha commentato dicendo che “il messaggio denota sicuramente buone intenzioni, ma non ispira potenziali reclute“. Secondo molti soldati intervista alla base della richiesta di arruolamento rimane in ogni caso la minaccia del terrorismo e la voglia di fare la propria parte per il proprio Paese.

Sir Nick Carter ha chiosato ricordando che un tempo il grosso dell’esercito britannico – che pure ha una lunga tradizione coloniale che ha visto casi singolari come i gloriosi reggimenti Gurkha – si fondava su una maggioranza di uomini d’etnia caucasica compresi tra i 16 e i 25 anni d’età: “Ma non ce ne sono tanti in giro come una volta”.  Il capo di stato maggiore ha continuato ricordando che “la società sta cambiando e penso sia del tutto appropriato per noi cercare di raggiungere una base più ampia, per ottenere quel talento di cui abbiamo bisogno per rimanere efficaci in combattimento”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano inglese Telegraph, l’esercito regolare dovrebbe contare le 82mila unità dopo il taglio eseguito nel 2010. Le ultime cifre relative agli effettivi contano invece 77.500 uomini e donne. Il Colonnello Kemp, che ha servito nella Queen’s Division,  oggi insegna nella Royal Military Academy Sandhurst e collabora con diverse testa d’informazione inglesi, ha concluso dichiarando che nonostante rispetti il pensiero alla base del messaggio volto all’inclusività, il gruppo principale di persone interessate ad entrare nell’esercito “non si preoccupa tanto di sapere se verrà ascoltato, capito, o se va in contro a problemi di carattere emotivo”; e forse non ha tutti i torti.