Il numero di nuovi casi che non accenna a diminuire. I pazienti ricoverati che gravano sempre di più sulle strutture ospedaliere, vessate da una seconda ondata più dura del previsto. Le misure restrittive varate dal governo che dovrebbero assicurare agli italiani di trascorrere un “sereno Natale” e il terrore che il sistema sanitario si avvii verso un collasso senza ritorno. Più o meno è questo il quadro che ritrae la situazione epidemiologica dell’Italia, tra la paura di essere travolti e la speranza di sconfiggere il Sars-CoV-2.

Il problema è che il virus corre velocissimo e, stando al giudizio apocalittico di vari esperti, pare che niente e nessuno riesca a frenarlo. A detta di numerosi scienziati l’unica soluzione per uscire dall’incubo di un’apocalisse certa coinciderebbe nello staccare nuovamente la spina del Paese. Detto altrimenti: lockdown su scala nazionale. Dal momento che attuare una seconda serrata nazionale sancirebbe un irreparabile crollo dell’economia – come se non bastasse quello avvenuto la scorsa primavera – l’idea che sta prendendo piede è quella di insistere sulle chiusure locali. Un modo più carino, insomma, di chiudere l’Italia senza usare quello spaventoso termine inglese.

L’inutilità del lockdown

Ci sono almeno tre ragioni per spiegare l’inutilità del lockdown. La prima ragione deriva da vari studi e paper che mettono in discussione questa drastica misura. Negli Stati Uniti gli stati federali con blocchi più lunghi hanno mediamente dovuto fare i conti con focolai di Covid più grandi. Non solo: è emerso che l’unico fattore davvero rilevante nel conteggio dell’aumento dei casi sia l’intensità dell’uso del trasporto pubblico di massa. E non, quindi, negozi o ristoranti.

La seconda motivazione arriva da una serie di modelli adottati da diversi Paesi del mondo. Questi – dalla Svezia alla Corea del Sud, passando per Taiwan – pur senza mai sposare il lockdown sono riusciti ad arginare la diffusione del virus, senza danneggiare gravemente le proprie economie. La terza ragione è collegata all’esperienza dell’Argentina, una nazione che ha toccato con mano la sostanziale inutilità della serrata nazionale. Nonostante un blocco lunghissimo, Buenos Aires non è riuscita a risolvere un bel niente.

Un jolly da sfruttare bene

C’è poi da considerare un altro aspetto. Per alcuni esperti il lockdown è una sorta di jolly che deve essere usato subito, quando il virus non si è ancora diffuso in maniera irrimediabile. In caso contrario, infatti, il rischio è di alimentare focolai tra le mura domestiche. In altre parole, con il lockdown il virus non smette di circolare: diminuisce semplicemente la sua corsa.

Questo significa che la chiusura di un Paese deve essere decisa all’istante e accompagnata da altre contromisure. Tra cui: l’allargamento di terapie intensive, il miglioramento dei trasporti e l’allestimento di un sistema di tracciamento dei contagi. Mentre uno Stato è fermo, il governo deve contribuire ad agire sui citati punti focali, così da anticipare il virus. Nel caso dell’Italia attuare un lockdown adesso sarebbe inutile perché il tracciamento dei contagi, ovvero il monitoraggio necessario per prevenire nuovi casi, è saltato.

Che senso ha staccare la spina del Paese se al termine del periodo di lockdown tornerà tutto come prima? Bisogna inoltre sottolineare che per rendersi conto degli effetti della serrata nazionale è fondamentale aspettare almeno una decina di giorni. Dunque neppure gli ospedali potrebbero trovare il sollievo istantaneo che cercano da una nuova serrata nazionale.

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