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(Dal nostro inviato a Zhukovsky) Il numero di casi confermati di infezione da coronavirus in Russia è aumentato di 24.471 unità in un giorno, mentre il numero totale dei contagiati è salito a 6054711 dall’inizio della pandemia. Sono i dati forniti il 22 luglio dal quartier generale della Federazione Russa istituito per la lotta contro Covid-19. Aumentano i casi, aumentano i decessi: il loro numero è di 796 contro i 783 del giorno precedente, portando il totale a 151501: un tasso di letalità pari al 2,5%.

Mosca, essendo la città più popolosa, fa registrare numeri più consistenti: l’aumento giornalieri è di 4287 casi contro i 3254 del giorno prima. In totale, 1477871 persone sono state infettate in città dall’inizio della pandemia.

Cosa sta succedendo nel Paese che per primo ha trovato e messo in commercio il vaccino contro Sars-CoV-2?

Abbiamo già avuto modo di dire che la situazione interna è complessa: i russi dimostrano di avere poca fiducia nel ritrovato locale e quindi sembrano restii a volersi vaccinare. Il 15 luglio solo 19,8 milioni di persone in Russia erano state vaccinate con due dosi: una percentuale del 13,4% sull’intera popolazione. In Italia, per fare un paragone, a oggi il 48,2% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale.

Ma la mancanza di fiducia potrebbe non essere l’unica motivazione. Secondo la Komsomolskaya Pravda, infatti, la popolazione (almeno parte di essa) vorrebbe essere vaccinata ma non ci riesce.

“Ho provato a iscrivermi alla vaccinazione. I primi posti liberi sono stati trovati non prima della fine di luglio” ha detto una dipendente di una delle boutique del centro commerciale Rubin al quotidiano moscovita. “Come ‘è possibile? In Tv dicono: “La gente non vuole essere vaccinata”. La gente vuole! Semplicemente non può!”.

Una situazione controversa quindi? Non del tutto. Se è vero che sicuramente ci sono persone che vogliono essere vaccinate, è anche vero che questo è dovuto alle decisioni governative e della municipalità di Mosca che, per contenere la diffusione del virus, ha deciso che i dipendenti di esercizi commerciali e altri servizi per il pubblico devono essere vaccinati “per il 60% del totale del personale” scaricando la responsabilità sui datori di lavoro, che quindi, in caso di personale non vaccinato, saranno costretti a effettuare licenziamenti.

Questa possibilità non è limitata solo alla città di Mosca. Dmitry Peskov, portavoce del presidente Putin, aveva affermato recentemente che non sarà possibile evitare discriminazioni nel contesto della vaccinazione contro il coronavirus, poiché le persone senza immunità non potranno lavorare.

Comunque sia c’è scetticismo tra la popolazione: solo il 38% dei russi ammette di voler fare il vaccino, di cui solo la metà si dice disposto a sottoporsi a quello di produzione locale. Lo Sputnik V, quindi, sembra riscuotere più successo all’estero che in patria. Gli scettici, infatti, preferiscono aspettare la fine dei test e molti ammettono di temere i possibili effetti collaterali o l’inefficacia della vaccinazione.

Questa mancanza di fiducia sarebbe dovuta al fatto che si è detto alla popolazione di indossare la mascherina e di rispettare le restrizioni anche dopo la somministrazione del vaccino, ma i russi, comunque, sembrano vivere l’attuale situazione epidemica in modo completamente diverso rispetto a noi: a Mosca, da dove vi scriviamo, non si vedono molte persone indossare la mascherina sui mezzi pubblici, nemmeno in caso di affollamento. Spesso e volentieri il “distanziamento sociale” – a proposito, bisognerebbe chiamarlo distanziamento personale – non viene rispettato e i distributori pubblici di disinfettante per le mani che sono stati posizionati in ogni stazione della metropolitana di Mosca vengono usati da poche persone.

Diversa è la situazione nei locali, nei negozi o negli uffici pubblici: qui tutti indossano i dispositivi di protezione individuale – spesso anche i guanti – e le norme di protezione, che in Italia sono diventate purtroppo abitudine, sono rispettate. Qui, comunque, non esiste “green pass” obbligatorio per viaggiare o per entrare nei ristoranti (come si paventa in Italia), anche se il Cremlino aveva prospettato questa possibilità. Anzi. All’ingresso nei locali non viene quasi mai rilevata la temperatura corporea.

La decisione di non procedere col “green pass” da parte del Cremlino, forse risponde anche alla “paura” dei russi per un’eventuale campagne di vaccinazione obbligatoria. Una paura a questo punto generata dalla sfiducia nei vaccini locali. Secondo un recente sondaggio, infatti, tra i fenomeni che hanno preoccupato i russi nel primo trimestre di quest’anno c’era la terza ondata di coronavirus, saldamente al comando della graduatoria, ma al secondo posto, tra le prime dieci fobie, spiccava la vaccinazione obbligatoria, seguita dalle anomalie meteorologiche, dall’inflazione e aumento dei prezzi e da altro, tra cui una singolare possibilità di “riconoscere un individuo come un agente straniero” al nono posto: la propaganda del Cremlino sull’occidente aggressivo sta evidentemente funzionando.

In questa situazione di generale sfiducia potrebbe anche innestarsi un fattore culturale: il vescovo Porfirij, vicario del patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, ha detto, come riportato da RaiNews, che “il vaccino del coronavirus è in grado di alterare il genoma umano, danneggiando così l’immagine di Dio in esso”, quindi potrebbe avere contribuito ad aumentare la diffidenza dei russi nel ritrovato medico.

In ogni caso, parlando con la popolazione locale, la maggior parte dei russi è “ottimista” riguardo all’andamento del virus: non si nega che ci sia, ma dato che il governo non ha proceduto con le restrizioni nonostante l’aumento dei contagi e non ha reso obbligatorie le mascherine all’aperto come nei mesi scorsi, si pensa che sostanzialmente la situazione sia sotto controllo.