Non bastavano le tensioni con la Turchia per la demarcazione dei confini marittimi nel cuore del Mar Mediterraneo. La Grecia deve fare i conti con la seconda ondata di coronavirus, e si ritrova a farlo in un momento critico per le sorti economiche del Paese. Il motivo è semplice: il turismo pesa per il 21% nel calcolo del Pil, e Atene sa benissimo che fare a meno dei viaggiatori provenienti dall’Europa a causa del Covid le darebbe il colpo decisivo.

Già l’assenza di turisti asiatici e americani aveva causato uno scossone non da poco dalle parti del Pireo. Fare a meno anche di spagnoli, italiani, olandesi e via dicendo, rappresenterebbe per il governo greco la pietra tombale su una stagione turistica alquanto anomala.

Fino a quattro-cinque mesi fa sembrava che la Grecia fosse riuscita in qualche modo a contenere il virus. Nel momento in cui mezzo continente era in ginocchio, con i reparti degli ospedali stracolmi e in stato di lockdown, da queste parti si viaggiava a un ritmo quotidiano di qualche decina di nuove positività, fatta eccezione per un breve periodo compreso tra la fine di marzo e l’inizio di aparile, quando i contagiati sfondarono per pochi giorni il tetto dei 100 casi. Briciole se paragoniamo questo scenario a quanto stava accadendo in Spagna o in Italia. Insomma, tutto tessevano le lodi del “modello greco“, uno dei pochi Paesi ad aver respinto il Covid.

Atene lancia l’allarme

Con l’arrivo dell’estate e la riapertura graduale dei confini europei le persone hanno ripreso a viaggiare. La Grecia era una delle mete più ambite dai vacanzieri grazie al fatto di essere considerata Covid-free. In poche settimane, la situazione è però precipitata. Certo, non siamo a livelli tragici. Complessivamente, dall’inizio della pandemia, ci sono stati quasi 6mila contagiati e 213 decessi. Vale tuttavia la pena leggere gli ultimi numeri.

Domenica scorsa è stato toccato il record di contagiati in 24 ore: ben 203. La progressione ha spaventato gli esperti, passando dai 110 positivi del primo agosto ai 118 del 4 del medesimo mese ai più di 200 dell’ultimo weekend. Atene ha così fatto scattare l’allarme.

La Grecia è entrata in una fase critica nella capacità di contenere l’avanzata del Covid. Lo ha detto chiaramente al Guardian Gkikas Magiorkinis, uno dei più importanti esperti di malattie infettive del Paese. È per questo che il governo ha posto nuove restrizioni. L’obiettivo è bloccare sul nascere la pericolosa diffusione del Sars-CoV-2 prima che questo possa causare danni irreversibili per l’intero sistema sanitario greco. Il ministro della Salute, Vassilis Kikilias, che ha attribuito il nuovo picco non solo al turismo, ma anche alla scarsa attenzione da parte delle fasce più giovani della popolazione, incuranti di quanto chiesto dalle autorità.

La seconda ondata

Andiamo con ordine: innanzitutto, fino al prossimo 23 agosto, bar e ristoranti dovranno abbassare le saracinesche entro la mezzanotte. Le località interessate sono Salonicco, Creta, Halkidiki, Mykonos, Paros, Antiparos, Santorini, Rodi, Kos, Corfù e Zacinto, ovvero le mete turistiche più gettonate. Obbligatorie le mascherine in tutti i luoghi pubblici al chiuso. Come se non bastasse, i passeggeri provenienti, via aereo, da Belgio, Spagna, Svezia, Olanda e Repubblica Ceca dovranno mostrare, dal 17 agosto in poi, un test negativo al Covid effettuato entro 72 ore dal volo effettuato. Dall’altra parte l’Italia sta per introdurre test rapidi agli aeroporti per i turisti di ritorno da Grecia (e Spagna).

Facciamo un passo indietro. Inizialmente la Grecia aveva fatto tesoro di quanto accaduto all’Italia ed era stata brava a instaurare istantaneamente misure di distanziamento sociale. L’emergenza è stata così evitata e la stagione turistica salvata (almeno parzialmente). È proprio l’estate ad aver portato ad Atene un preoccupante aumento dei contagi. In che modo?

Attraverso i movimenti delle persone all’interno dell’Ue. Il pericolo più grande è infatti rappresentato dai cosiddetti focolai di importazione, cioè quelli portati nel Paese da turisti provenienti dall’estero. Turisti asintomatici, magari provenienti da Spagna o Italia, che contribuiscono, loro malgrado, a diffondere il virus durante aperitivi e cene sulla spiaggia.

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