Altro che miracolo tedesco o Germania immune al coronavirus. La ricetta di Berlino è semplice: contare i decessi in modo del tutto sui generis. Questo significa che il governo tedesco non include nella lista dei decessi provocati da Covid-19 le persone che presentano altre patologie, al contrario, invece, di come fanno Italia, Cina e Corea del Sud. Non a caso questi tre Paesi, assieme all’Iran, sono quelli che presentano i dati peggiori in quanto a contagi e morti.

Più in generale, oltre ai parametri matematici, è la percezione sociale a essere completamente diversa. Già, perché mentre in Italia il governo ha messo un freno agli spostamenti delle persone (una misura che nelle prossime ore potrebbe addirittura inasprirsi) e in Francia si iniziano a prendere le prime contromosse con colpevole ritardo, in Germania l’allarme è rimasto stranamente basso.

Come fa notare il quotidiano La Verità, Berlino ha fin qui registrato un numero di vittime pressoché esiguo se confrontato con quello di altre nazioni. Eppure numerosi studi dimostrano che il virus si sia propagato nel resto d’Europa partendo proprio da quelle zone. Com’è possibile, dunque, che la Germania abbia dati del genere?

Il “trucco” di Berlino

I contagiati hanno superato quota mille e si avvicinano rapidamente alla soglia dei 2mila. A tre settimane dallo scoppio dell’emergenza sanitaria in Europa, i pazienti morti in terra tedesca sono appena tre, fra cui un pompiere di 60 anni deceduto in Egitto.

Verrebbe quasi da pensare che a Berlino siano immuni o che il governo guidato da Angela Merkel abbia trovato un vaccino. Niente di tutto questo. Semplicemente la Germania ha deciso di nascondere la polvere sotto il tappeto, non tanto falsificando i dati ma adottando parametri di conteggio a dir poco ambigui.

Ecco un esempio emblematico per capire il modo di ragionare teutonico: su 202 pazienti morti per l’influenza non sono stati effettuati test per capire se quelle persone avessero contratto o meno l’infezione da nuovo coronavirus. Se questo fosse stato fatto, molto probabilmente qualcuno di loro sarebbe risultato positivo al Covid-19.

Parametri ambigui

In Germania è complicato persino sottoporsi al famoso tampone per capire se abbiamo contratto o meno la malattia. Le casse mediche Kbv parlano di 35mila test ma, secondo la testimonianza di una donna tedesca rientrata dall’Italia e riportata da Berlino magazine, non è così facile farsi esaminare nel Paese della Merkel.

Il soggetto in questione ha raccontato di aver accusato sintomi collegabili con il nuovo coronavirus ma di non essersi riuscita a mettersi in contatto con alcun medico, né tramite i numeri d’emergenza né raggiungendo di persona il tendone allestito da un ospedale. Effettuare il test privatamente costa 300 euro, farlo per vie pubbliche sottopone il paziente ad enormi attese visto che ogni tendone, a sentire la solita signora, somministra appena una sessantina di tamponi al giorno.

Il punto focale è comunque il conteggio dei morti. Sky Tg24 ha fatto notare un aspetto non da poco: in Germania, chi è stato colpito dal coronavirus ma al momento del decesso soffriva di patologie più gravi, non rientra nella lista delle vittime da Covid-19 ma in quella delle altre malattie.

La strategia di Berlino è portare allo stremo la distinzione tra il “morire con il coronavirus” e il “morire per il coronavirus”. Anche se gli esperti sostengono che da qui alle prossime settimane i dati di Italia e Germania si avvicineranno, al momento Berlino non ha chiuso musei, teatri o discoteche. Il ministro dell’Economia, Peter Altmaier, probabilmente senza volerlo, ha svelato la strategia tedesca: “Quanto più lentamente si diffonde il virus, tanto più è probabile che possiamo prevenire una recessione economica”.

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