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Negli ultimi anni, la salute mentale delle popolazioni occidentali ha ricevuto crescente attenzione, specialmente in nome dei recenti cambiamenti sociali, economici e culturali che hanno avuto un impatto significativo sul benessere psicologico. Sono interessanti, ad esempio, i numerosi studi che hanno evidenziato un aumento dei disturbi mentali tra giovani e adulti, unitamente alle disparità nell’accesso alle cure.

Uno studio canadese, appena pubblicato su Societies dimostra come i decessi per overdose, fra i tossicodipendenti, unitamente alla violenza di genere e la pandemia di COVID-19 abbiano favorito una “sindemia” che ha intensificato i problemi di salute mentale tra le popolazioni canadesi, particolarmente colpite da traumi sociali e da un sistema di supporto politico-sanitario decisamente inadeguato (Ning, 2024).

In un altro recente studio, condotto in Australia e pubblicato su Child Abuse & Neglect, si scopre che i giovani con esperienze di affidamento familiare accedono, con tassi più elevati, al sistema di cure ospedaliero. E lo fanno per problemi fisici e mentali, rispetto al resto della popolazione generale. Si invitano dunque le istituzioni politiche alla determinazione di supporti più mirati per questa fascia vulnerabile di popolazione (Parsons et al., 2024).

A livello globale, la American Public Health Association, durante il suo annuale congresso svoltosi nel 2024, sottolinea che le popolazioni colpite da conflitti e condizioni di instabilità presentano indicatori di salute mentale peggiori, rispetto alle loro controparti occidentali, a causa dell’esposizione a traumi prolungati e della mancanza di supporti medico-sanitari, nonché politici, adeguati (Asi, 2024).

Infine, un’analisi su Academic Psychiatry, pubblicata recentissimamente, il 10 settembre 2024, ha evidenziato come la “descrizione occidentale” che la scienza fornisce di “salute mentale” è spesso fraintesa in contesti non occidentali, portando ad una scarsa comprensione e ad una stigmatizzazione della sofferenza psicologica tra giovani migranti e rifugiati (Monahan, 2024).

Quali conclusioni potremmo trarne?

Qualcosa che, in effetti, sembra essere ovvio, ancorché lontano dalle considerazioni politiche, che dovrebbero essere, invece, all’ordine del giorno degli interventi pubblici: il benessere mentale nelle società occidentali non può essere separato dalle condizioni sociali, culturali ed economiche in cui le persone vivono.

Qualsiasi intervento efficace, culturalmente significativo e quindi politicamente rilevante, dovrebbe tenere conto delle diversità culturali e delle vulnerabilità specifiche che stanno modificando lo stile di vita delle popolazioni dei nostri territori.

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