Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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“Nel mondo milioni di cristiani continuano a vivere emarginati, in povertà, ma soprattutto discriminati e in pericolo. Dopo due anni di pandemia vogliamo tenere acceso un faro su questa oppressione e aiutare Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus a portare conforto e sostegno ai fedeli di tutto il mondo: in particolare coloro che vivono in Libano, Siria e India

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I cristiani del Libano sono in pericolo. Come riportato da Vatican News, il patriarca di Antiochia della Chiesa cattolica sira, Ignatius Joseph III Younan, in un colloquio con “Aiuto alla Chiesa” che soffre ha espresso il suo dolore per il pericolo che i cristiani scompaiano dal Paese dei cedri.

Il motivo di quella che può trasformarsi in una vera e propria diaspora è la condizione in cui versa il Libano. La crisi che ha intrappolato il Paese è una spirale da cui sembra impossibile, al momento, trovare una via d’uscita. L’economia non riesce a risollevarsi dal baratro, il settarismo, che per decenni ha caratterizzato la politica libanese, ha svelato tutti i problemi di uno Stato fragile e senza una classe dirigente adeguata. La popolazione, soprattutto quella più giovane, è molto stanca e prova a fuggire dopo che nemmeno le proteste di piazza di questi anni sono riuscite a smuovere la situazione di stallo.

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: EROGAZIONE LIBERALE – ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM
Per altre informazioni puoi consultare la scheda del progetto

La crisi economica diventa inevitabilmente crisi sociale e approfondisce le spaccature che contraddistinguono la nazione libanese. Spesso le manifestazioni sfociano in violenze con feriti e morti. I vari partiti guidano le proteste, cercano di incanalare il malcontento, ma l’impressione è che questa volta nessuna delle storiche rappresentanze confessionali e politiche del Paese sia capace di gestire la situazione. Un tema che si unisce anche all’attenzione delle varie potenze regionali su quanto accade a Beirut, con i Paesi del Golfo particolarmente interessati al futuro del piccolo ma strategico Stato sulla costa orientale del Mediterraneo. Lo dimostra anche la recente crisi scatenata dalle parole del ministro libanese dell’Informazione, George Kordahi. Le critiche mosse alla guerra in Yemen hanno provocato l’ira di Riad, che ha deciso anche di bloccare le importazioni dal Libano dando un ulteriore duro colpo alla già fragile economica del Paese. A chiedere alle autorità di “fare un passo decisivo” per spegnere la crisi era stato anche il patriarca maronita Bechara Boutros Al-Rai, preoccupato dalle conseguenze di una possibile crisi internazionale e locale.

Su queste premesse fatte di povertà e senso di frustrazione, la comunità cristiana rischia di dover pagare un conto molto salato. L’assenza di prospettive per un futuro dignitoso, l’inflazione galoppante, una classe politica che non dà certezze e il crollo dell’economia stanno portando tanti libanesi a scegliere la via dell’emigrazione. Una strada intrapresa da tutti, minoranze comprese. Ed è chiaro che se i giovani cristiani decidono di abbandonare il Libano, è ancora più facile che la comunità perda sempre più peso fino a diventare irrilevante. Gli unici a rimanere sono gli anziani. Ma senza i giovani e senza nuove famiglie, il rischio di una lenta e inesorabile scomparsa di una delle più antiche comunità di fedeli del mondo non è più così remoto. Quello che tanti temono, come sottolineato anche dal patriarca Ignatius Joseph III Younan, è che “normalmente quando i cristiani partono, come è successo in Iraq, Siria e Turchia, non tornano”. Molti decidono di ripartire, ma nessuno sembra intenzionato a fare ritorno nella propria terra. E l’Occidente, come fin troppo spesso accade, appare sordo al grido d’allarme lanciato dal Medio Oriente, che lentamente vede scomparire una parte fondamentale della propria storia e del proprio presente.

Qual è il crocevia del mondo di domani?
È lì che vogliamo portarvi