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Società

Perché Dragonball ha conquistato l’America Latina?

C’è una regione, in particolare, dove la febbre per Dragon Ball ha raggiunto livelli tanto elevati quanto apparentemente inspiegabili: l’America Latina. Qui, ancor più che negli Stati Uniti e in Europa, il franchise della serie giapponese ha saturato la cultura pop della maggior parte dei Paesi del continente. Su tutti il Messico.

Dragon Ball è uno dei franchise più amati e longevi al mondo. Pubblicato per la prima volta come manga (fumetto) in Giappone nel 1984 e come anime (cartone animato) nel 1986, la serie prende spunto dal romanzo “Viaggio in Occidente”, un classico della letteratura cinese del XVI secolo nel quale un eroe buddista affronta un lungo viaggio alla ricerca di scritture sacre.

La creazione artistica di Akira Toriyama, scomparso lo scorso marzo, segue una trama molto simile. Il protagonista di Dragon Ball è un combattente di arti marziali proveniente da un altro pianeta, Goku, impegnato, episodio dopo episodio, nella ricerca di sette sfere magiche. Le stesse che danno il nome alla serie e che, una volta riunite, consentono di evocare un drago capace di esaudire un qualsiasi desiderio.

In 40 anni sono stati realizzati 64 videogiochi e almeno 20 film. L’anime è composto da oltre 800 puntate, alle quali vanno aggiunte gli episodi speciali, mentre il manga si compone di decine e decine di volumi. L’intero universo Dragon Ball – tra gadget, carte collezionabili e action figures – ha fatto breccia nell’immaginario di almeno tre differenti generazioni. E la sua notorietà non accenna a fermarsi. Almeno a giudicare dalla fama raggiunta oltre i confini nipponici.

Ossessione Dragon Ball

C’è una regione, in particolare, dove la febbre per Dragon Ball ha raggiunto livelli tanto elevati quanto apparentemente inspiegabili: l’America Latina. Qui, ancor più che negli Stati Uniti e in Europa, il franchise della serie giapponese ha saturato la cultura pop della maggior parte dei Paesi del continente. Su tutti il Messico.

Spiegare il perché di un simile fenomeno culturale è complesso. Il primo motivo chiama in causa il fattore tempo. Dopo un tentativo fallito nel 1993 a causa di un pessimo adattamento, il Messico è stato il primo Paese dell’America Latina a trasmettere 60 episodi della saga iniziale di Dragon Ball. La versione diffusa da Televisa, doppiata dall’agenzia californiano-giapponese Cloverway, sarebbe stata in seguito utilizzata in gran parte del continente. Troviamo poi una spiegazione culturale. La serie, grazie ad un ritmo lento ma in grado di calamitare l’attenzione del pubblico, rimandava infatti alle telenovelas locali, apprezzate per proporre episodi carichi di suspense e con colpi di scena lasciati in sospeso.

C’è poi da considerare un aspetto prettamente logistico, se così possiamo definirlo: le nazioni latinoamericane avevano (soprattutto nella seconda metà degli anni Novanta) molta più convenienza ad importare dall’estero un prodotto culturale e popolare come Dragon Ball, che non realizzare animazioni fatte in casa. Last but not least, stiamo parlando di una serie che ha dato vita ad un vasto e apprezzato merchandise. In America Latina come nel resto del pianeta.   

America Latina in prima linea

Non siete ancora convinti dell’influsso che Dragon Ball ha in America Latina? Il Washington Post ha descritto Goku come una sorta di “eroe popolare” dell’intera regione. I leader centroamericani e sudamericani hanno espresso il loro cordoglio per la scomparsa di Toriyama pubblicando tweet e comunicati carichi di emotività (in Occidente soltanto il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto qualcosa di simile). Lo stesso hanno fatto i principali club calcistici e persino la Confederazione sudamericana di calcio (CONMEBOL).

Nel 2018 un sondaggio di Google Trends aveva rilevato che nove dei primi dieci Paesi nei quali il pubblico aveva mostrato il maggiore interesse per il sequel Dragon Ball Super erano situati nell’America centrale e meridionale. Qui, del resto, le battaglie della saga e l’uscita di episodi speciali sono eventi che vengono pubblicizzati allo stesso modo di una partita di Champions League in Europa o di un incontro di boxe negli Stati Uniti. Persino un’enorme quantità di ristoranti e locali ha preso il nome da Goku e dai suoi amici, rendendoli per molti versi i veri successori moderni di personaggi come Bugs Bunny e Topolino.

Chissà se, sfruttando l’enorme successo di Dragon Ball in America Latina, il Giappone non riuscirà a guadagnare terreno in campo geopolitico. In che modo? Stringendo accordi con i governi locali per creare un canale privilegiato con le industrie agroalimentari e minerarie della regione. E realizzare così accordi strategici bruciando la concorrenza delle potenze rivali, Cina in primis. Il momento è senza ombra di dubbio propizio.

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