La febbre emorragica di Marburg spaventa l’Oms, che lancia un allarme globale. La malattia è conosciuta per essere terribile, soprattutto per via del tasso di letalità. Ma la novità principale risiede nel luogo in cui il contagio si è verificato: la Guinea, da dove partono numerosi migranti. Siamo in piena estate, dunque il tema della gestione dei fenomeni migratori occupa parte del dibattito. Gli spostamenti, però, sono divenuti un argomento utile anche per discutere di diffusione virale. Sono i viaggi, del resto, ad alimentare epidemie e pandemie. Il Marburg arriverà pure dalle nostre parti? Dobbiamo temere il principio di una nuova pandemia? Per comprendere le ragioni dell’avvertimento dell’Organizzazione mondiale della Sanità, abbiamo intervistato il professor Massimo Ciccozzi, direttore dell’Unità epidemiologica dell’Università Campus Biomedico di Roma.

L’Oms ha lanciato un allarme sul virus di Marburg. Come mai?

“Si tratta di un allarme che tenderei a definire eccessivo. La febbre emorragica di Marburg è una malattia che si fa fatica a definire rara. Certo, il virus da Marburg può circolare, un po’ come tutte le malattie di quella tipologia. Di solito, però, il contagio si limita alle persone con cui si hanno contatti più stretti e frequenti. Lo abbiamo visto con il Covid19: prima i sanitari ed i parenti, dopo tutto il resto. Però c’è una differenza enorme”.

Ossia?

“Il Marburg tende a fermarsi, atteggiamento che il SarsCov2 non condivide. Perché il tasso di letalità del Marburg è talmente alto che il virus fa fatica ad espandersi a macchia d’olio. L’Oms, con l’allarme, potrebbe avere deciso di anticipare eventuali problematiche insorgenti”.

Cioè?

“Cioè le persone che contraggono la febbre emorragica da Marburg muoiono con un’incidenza maggiore ed in minor tempo, quindi non esistono i tempi tecnici per il contagio a pioggia. Ma è comunque necessario fare molta attenzione, anche sul piano globale, quando questo virus si palesa”.

Quindi l’Oms ha fatto bene?

“Consideri che, come nel caso della pandemia da Covid-19, pure i viaggi possono giocare un ruolo. Viviamo in un mondo globalizzato, dove le persone usano spostarsi di continuo. Per quanto le due malattie siano profondamente diverse. Il Covid-19 non è letale come la febbre da Marburg. Proprio per questo motivo, il Marburg è un pericolo secondario in questa fase. Certo, se la sua azione dovesse allargarsi, allora il discorso cambierebbe. Comunque, di epidemie di Marburg se ne contano poche, per fortuna”.

Un virus così terribile?

“Guardi che il tasso di mortalità si aggira tra il 25% e l’80%”.

Ma che virus è?

“Un virus che studiamo dal 1967, anno della sua manifestazione in pubblico, per così dire. Da allora, il Marburg ha fatto una serie di comparsate. Dall’Uganda al Sud Africa, passando per lo Zimbawe, ma pure per la Germania, per la Jugoslavia, per il Kenya e per il Congo. Poi, qualche giorno fa, la segnalazione che arriva dalla Guinea, quindi la riscontrata presenza in Africa Occidentale, che non si era mai verificata. Giustamente, l’Oms ha sollevato qualche preoccupazione”.

C’è un pericolo legato agli sbarchi in Italia? Dalla Guinea arrivano parecchi migranti…

“No, mi stia a sentire, il punto è questo: con questa febbre si muore di solito nell’arco di dieci giorni. Anche qualche giorno in meno. L’unico mezzo per far sì che il virus si manifesti dalle nostre parti è un viaggio in aereo. Non è una novità: è già accaduto con Ebola in Occidente. Ma poi le epidemie di Ebola, dalle nostre parti, sono state stroncate. Nel caso dei migranti che sbarcano in Italia, mi sento di dire che la diffusione del Marburg è difficilissima se non impossibile. Vanno considerati sia i tempi sia le tipologie d’imbarcazione: chi ha il Marburg muore prima”.

Però la scienza potrebbe intervenire…

“Beh, il vaccino per Ebola c’è, quello per il SarsCov2 pure. Da qualche tempo, esiste pure quello per l’H1N1. Insomma, alcuni vaccini sono possibili, altri no. Dipende dalla estrema variabilità virale e dalla formazione di quasi specie, veda HIV e HCV. Le cure, nella stessa misura, in alcuni casi ci sono ed in altri no. Tutto è oggetto di studio”.

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