Un giovane studente di 20 anni si è tolto la vita in Egitto lanciandosi dalla Cairo Tower, celebre edificio megalopoli araba. Il video del salto nel vuoto è stato ripreso dalle videocamere di sorveglianza ed è diventato virale sui social. L’episodio in sé può apparire irrilevante, ma è abbastanza significativo della grave situazione sociale in cui verte il paese delle piramidi e non va sottovalutato. Fu infatti il suicidio del giovane ambulante Mohamed Bouazizi in Tunisia nel dicembre 2010 a innescare i moti della cosiddetta “primavera araba”. Secondo il coordinamento egiziano per i diritti e le libertà, negli ultimi otto mesi più di 150 ragazzi tra i 25-30 anni si sono tolti la vita in Egitto. I tassi di suicidio nel paese delle piramidi sono aumentati negli ultimi due anni con l’aumento del costo della vita e del tasso di disoccupazione. Ad agosto il Centro nazionale egiziano per gli studi penali e sociali ha scoperto che il 25 per cento degli egiziani soffre di malattie mentali correlate all’elevato tasso di povertà. L’Egitto del presidente Abdel Fatah al Sisi, da parte sua, continua a reprimere il dissenso che serpeggia da diverse settimane a causa dell’impoverimento della popolazione e l’aumento del costo della vita. Una repressione che secondo l’organizzazione non governativa Human Rights Watch coinvolge anche gli attivisti e gli oppositori all’estero.

Pugno duro contro le proteste

Le proteste scoppiate in Egitto lo scorso settembre sono state rapidamente messe a tacere e – per il momento – il regime militare sembra immune dal contagio delle dimostrazioni di piazza in corso in altri paesi arabi come AlgeriaLibano e Iraq. Secondo “Agenzia Nova”, Mohamed Ali – il promotore delle manifestazioni anti-governative, che con i suoi video sui social media invitava gli egiziani a scendere in piazza contro il capo dello Stato – subirà in patria un processo penale per evasione fiscale. I suoi video su Facebook e YouTube sono stati visti da centinaia di migliaia di persone; alcuni filmati hanno raggiunto milioni di visualizzazioni. I filmati mostrano Ali che parla direttamente alla telecamera in un ambiente informale, spesso con tre bottoni della camicia slacciati mentre fuma sigarette. L’argomento generale sono i “misfatti” del regime di Sisi contro il popolo egiziano, incluse le scelte della politica estera. Ali ha denunciato la subordinazione dell’Egitto ai ricchi regni del Golfo Persico – incluso il controverso trasferimento di due isole del Mar Rosso, Tiran e Sanafir, all’Arabia Saudita – e l’incapacità di raggiungere un accordo con l’Etiopia nella costruzione della Diga della rinascita sul Nilo, che fornisce all’Egitto la maggior parte della sua acqua dolce. Tutti temi cari ai nazionalisti che hanno storto il naso davanti alle scelte in campo internazionale dell’ex generale e ministro della Difesa diventato presidente e che fanno pensare all’esistenza di una fronda interna contro Al Sisi. Il capo dello Stato, da parte sua, ha “strigliato” sia il governo che il parlamento cercando di scaricare su di loro le responsabilità delle misure più impopolari. Secondo Mustafa Bakri, membro della Camera dei rappresentanti (parlamento), il presidente avrebbe ordinato “un rimpasto di governo che interesserà almeno dieci ministeri”. Nel momento in cui scriviamo l’esecutivo è ancora intatto, ma non è escluso che Al Sisi possa decidere di sacrificare qualche pedina.

Povertà in aumento e il rischio bolla immobiliare

Intanto è stato confermato il governatore della Banca centrale d’Egitto (Bce), Tarek Amer, autore della liberalizzazione della sterlina egiziana, radicale riforma imposta dal Fondo monetario internazionale (Fmi) in cambio del maxi-prestito da 12 miliardi di dollari in tre anni. La “cura” del Fondo ha rimesso a posto i conti pubblici e l’assetto macroeconomico del paese, ma ha anche aumentato il costo della vita diventato insostenibile soprattutto per il ceto medio. Preoccupa in particolare il sensibile aumento del tasso di povertà, salito al 32,5 per cento nell’anno fiscale 2017-2018 (concluso lo scorso 30 giugno) dal 27,8 per cento registrato nel 2015. La spesa totale di una singola famiglia egiziana è stata mediamente pari a 51.400 sterline egiziane (circa 3 mila dollari) nell’anno fiscale 2017/2018, rispetto alle 36.700 sterline del 2015 (quasi 2 mila dollari). Il capo dello Stato ha minimizzato questi dati: “Le gente non è povera, gli appartamenti dell’intera città di New Mansoura sono già stati venduti”, ha detto Al Sisi. Il governo egiziano sta potando avanti un ambizioso piano infrastrutturale che prevede la futura inaugurazione di 14 nuove città in varie zone dell’Egitto, ma il rischio di una maxi-blocca immobiliare è concreto.

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