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Non tutti i pazienti di Covid sono uguali. Gli effetti del coronavirus, infatti, variano da persona a persona. Ad eccezione degli asintomatici, la maggior parte dei contagiati presenta sintomi lievi, come tosse, mal di gola, qualche linea di febbre e dolori sparsi. Costoro non necessitano di cure ospedaliere, possono restare in isolamento nelle rispettive abitazioni e assumere aspirina o medicinali simili per alleviare eventuali fastidi. In pochi giorni tutto passa e, in attesa del lasciapassare rappresentato dal tampone negativo, la vita di questi pazienti può tornare come prima.

Ci sono poi malati più sfortunati, la minoranza, costretti a fare i conti con disturbi importanti tanto da richiedere il ricovero in ospedale. Alcuni di loro finiscono in terapia intensiva, altri, purtroppo, perdono la vita. La domanda a cui nessuno è riuscito ancora a dare una risposta è la seguente: perché un elevato numero di pazienti infettati dal coronavirus supera la malattia con una relativa facilità e una minoranza deve attraversare un percorso ben più complesso? Ma soprattutto: in base a che cosa una persona presenta sintomi gravi?

Genoma umano e gruppo sanguigno

Prima di cercare di rispondere, è importante guardare i dati. Secondo le cifre riportate dall’Istituto Superiore di Sanità nell'”Aggiornamento nazionale 28 ottobre 2020″ pubblicato lo scorso 30 ottobre, oltre il 50% dei casi rilevati sono asintomatici, pochi sono i pauci-sintomatici e malati “lievi”. Ancor meno i “critici”. Il problema del virus, tuttavia, sta nella sua capacità di diffondersi a macchia d’olio in tempi rapidissimi. Dunque, situazioni potenzialmente gestibili rischiano di provocare il collasso del sistema sanitario.

Per quale motivo un paziente X entra nella categoria degli asintomatici e un paziente y in quella dei casi “severi”? La risposta, come sottolinea un approfondimento sul settimanale La Lettura, potrebbe venire dal Dna. Abbiamo citato il Dna. Ebbene, stando agli ultimi studi, potrebbero esserci due regioni all’interno del genoma umano che aumenterebbero il rischio di ammalarsi di coronavirus in modo grave. La prima regione, sul cromosoma 9, riguarda i gruppi sanguigni. Come ha scritto Andre Franke in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, sembrerebbe che il gruppo A tenda ad associarsi a una malattia più severa, con la conseguenza di maggiore bisogno di ossigeno ed eventuale ventilazione meccanica per i pazienti infetti. Al contrario, altre ricerche hanno evidenziato che quelli del gruppo 0 rischierebbero meno rispetto a quelli del gruppo A e AB.

La (possibile) variabile

Arriviamo alla seconda regione del genoma, localizzata sul cromosoma 3. Questa ospita sei geni: uno (o più di essi) condizionerebbero le varie manifestazioni della malattia. Hugo Zeberg e Svante Paabo, rispettivamente del Max Planck Institute tedesco e del Karolinska Institute svedese, si sono chiesti da dove diavolo arrivasse quel pezzo di cromosoma. Dalle prime ricerche è emerso che la variante sarebbe assai diffusa in Bangladesh (più del 60% della popolazione ne ha una copia) e nella parte meridionale dell’Asia, presente nell’Asia dell’Est e in Europa e addirittura assente in Africa.

La regione sul cromosoma 3, associata sia alla gravità della malattia che al rischio di morirne, viene ereditata insieme ad altre varianti. La cosa interessante è che il segmento di Dna sopra descritto appare identico a quello presente nel genoma rinvenuto nell’uomo di Neanderthal. È probabile che la variante potesse essere presente nella loro genetica per proteggerli dalle infezioni. Il fatto è che l’attuale Sars-CoV-2 è un virus nuovo. E che un’eccessiva risposta immune derivante dalla regione, non solo non ci proteggerebbe dal Covid, ma anzi ci esporrebbe a una malattia più severa. Serviranno ulteriori studi per approfondire la questione. Al momento, tuttavia, nelle regioni in cui la popolazione non presenta la variante di genoma sul cromosoma 3 le morti sono ridotte all’osso (vedi la situazione in Africa e in alcuni Stati dell’Asia). Il contrario di quanto sta accendo in Europa e America.