Tommaso Smaniotto è un bambino con una disabilità che necessità di un sostegno di altissimo livello che fino ad adesso non ha potuto frequentare il primo anno di scuola elementare perché non gli veniva garantita la presenza delle figure di assistenza necessarie (operatore sociosanitario e educatore). Dopo mesi di battaglie da parte della famiglia, solo una campagna di beneficenza ha potuto cambiare le cose, finanziando la presenza di un operatore sociosanitario che ha permesso a Tommaso di tornare in classe, almeno fino alla fine dell’anno.
La famiglia Smaniotto ha raggiunto un piccolo traguardo, ma nel vocabolario di un bambino con disabilità a volte sembra non esistere la parola «vittoria». Il figlio Tommaso potrà frequentare la scuola per tutte le ore che gli spettano. A finanziarle, però, saranno i soldi raccolti da una campagna di beneficenza. Fino ad ora Tommaso Smaniotto, colpito dalla nascita da una grave disabilità, non ha potuto frequentare completamente il primo anno di scuola elementare perché non gli venivano garantite le ore di assistenza necessarie. Ad esempio, Tommaso si alimenta attraverso una sonda. Per questa e altre esigenze come bere e andare in bagno è essenziale l’Operatore Socio-Sanitario (Oss), specializzato in queste procedure, che non competono alle altre figure presenti in classe come l’insegnante di sostegno.
Gli ostacoli della burocrazia
Da settembre a oggi sono trascorsi mesi di continui passaggi di responsabilità tra il Comune di
Brovello Carpugnino (in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, dove Tommaso vive) e gli assistenti
sociali su chi dovesse prendere in carico il costo delle ore di Oss e educatore, fondamentali per la
presenza in classe del bambino. Per sei mesi non è stata trovata una soluzione. E così, fino a qualche giorno fa, i genitori di Tommaso sono stati costretti a fare avanti e indietro tra casa e istituto per provvedere alle esigenze del figlio, precludendosi la possibilità di lavorare in modo stabile e continuativo. A farne le spese più di tutti però è stato proprio Tommaso, poiché la discontinuità della situazione non gli permetteva di vivere l’ambiente scolastico, indicato anche sui documenti ufficiali come una fonte di benessere per il bambino.
Nel piano di Tommaso è prevista un’assistenza che copra interamente il suo orario scolastico.
Oltre alle 22 ore di insegnante di sostegno, delle quali si occupa la scuola, e alle sei di educatore, la
neuropsichiatra che si è occupata del suo caso gli ha assegnato 15 ore di Oss (che non si aggiungono,
ma si sovrappongono alle 22 ore di insegnante di sostegno e di educatore, dato che le figure hanno
ruoli e competenze diverse).
Proprio queste 15 ore sono state il fulcro del problema: il Comune di residenza della famiglia
Smaniotto si è reso disponibile, per esigenze di bilancio, a pagarne cinque. Per mesi però non sono
state coperte nemmeno quelle per mancanza di un Oss che prendesse in carico Tommaso per un monte ore così ridotto. Intanto il tempo è passato tra continui ricorsi da parte della famiglia e una generale confusione su chi dovesse veramente occuparsi di risolvere la situazione. Così è iniziata la battaglia degli Smaniotto: «Non vogliamo lamentarci di tutto il sistema, ma far sì che queste cose non accadano», ha raccontato la mamma di Tommaso, Valeria Comerio, «chiediamo solo che nostro figlio goda del diritto all’istruzione che gli spetta e che non debba subire i ritardi della burocrazia».
La campagna che ha permesso a Tommaso di andare a scuola
A cambiare le cose è stata una campagna di beneficenza organizzata da alcune associazioni locali che hanno raccolto i fondi necessari per finanziare, a partire da marzo, dieci ore di Oss. A queste se ne aggiungono sei che verranno pagate dal Comune. Un passo avanti rispetto alla situazione iniziale. Un passo piccolo, dato che ad oggi, a sei mesi dall’inizio dell’anno scolastico e a tre dalla fine, non è stato trovato un educatore. «Ne era stato trovato uno, ma la scuola non ha dato il via per farlo entrare nell’istituto. Ci è stato detto che non esiste una normativa che neghi o permetta la presenza di una persona pagata dai genitori, nel nostro caso grazie alla solidarietà. L’Oss ci è stato dato solo perché fornisce assistenza sanitaria», ha raccontato la mamma di Tommaso.
Questa vittoria parziale porta con sé un risvolto: quanto è difficile per la famiglia di un bambino con disabilità assicurargli il diritto all’istruzione che gli spetta? Ricorrere alla beneficenza non può essere l’unica soluzione, per Tommaso e per tutti gli altri casi come il suo. Dalle parole di Comerio: «Non è possibile dover fare affidamento solo alla solidarietà degli altri in un contesto dove lo scaricabarile danneggia i bambini come mio figlio».