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Dalla guerra fredda a quella dei 12 giorni con l’Iran, fino al Venezuela, c’è una storia che prontamente riemerge. È la teoria che vorrebbe l’esistenza di un collegamento tra gli ordini ricevuti dalle pizzerie d’asporto nei dintorni del Pentagono e il verificarsi di crisi internazionali. Gli impiegati del Pentagono, costretti in ufficio fino a tardi, ordinerebbero grandi quantità di pizza a orari improbabili e per questo degni di nota. Da tempo molti reporter americani guardano a questo indice- oggi accessibile tramite il profilo X “Pentagon Pizza Report” – per provare a prevedere crisi e interventi americani su scala globale.

A metà strada tra il serio e il faceto, senza che nessun ente di ricerca gli abbia mai riconosciuto alcun valore scientifico, “l’indice della Pizza” è un curioso caso di strane coincidenze e ottimo uso dei dati pubblici. Ma resta una domanda: quanto si può prevedere del contesto internazionale grazie al consumo di pizza del Pentagono?

L’account X del Pentagon Pizza Report

Ultimo caso, il Venezuela

Nella notte del 2 gennaio 2026, proprio mentre gli Stati Uniti attaccavano Caracas, il Pentagon Pizza Report registrava un’improvvisa impennata nelle ordinazioni ricevute da Pizzato Pizza, nei pressi del Pentagono. Il dato, registrato alle 2: 04 e poi alle 3: 05, coincideva questa volta con le esplosioni nella capitale venezuelana, poi confermate dallo stesso presidente americano Donald Trump.

Quello del Venezuela è solo l’ultimo caso, ma prima di ieri, nel giugno 2025, un’altra crisi recente era stata intravista grazie all’appetito notturno registrato da alcune pizzerie di Arlington: il 12 giugno, alle otto di sera, il profilo X del Pizza Index riportava un insolito aumento di ordini- erano triplicati- in due sedi di Domino’s Pizza vicine alla Joint Base Myer–Henderson Hall, sempre ad Arlington. Poco dopo, venivano resi noti gli attacchi aerei israeliani contro impianti nucleari iraniani di Natanz, nella regione di Isfahan.

Da Panama a Desert Storm, una storia (decisamente) vecchia

Prima di diventare una popolare pagina su X, oggetto di articoli e indagini un po’ ovunque, “l’indice della pizza” è stato per lungo tempo oggetto di una nutrita aneddotica, fomentata da racconti di fattorini impegnati in inusuali consegne notturne a ridosso di momenti che sarebbero diventati noti per gli interventi americani, dalla Guerra Fredda in poi. È il caso, ad esempio, del dicembre 1989, poco prima dell’Operazione Just Cause a Panama, quando i fattorini di tre pizzerie della zona segnalarono ordini triplicati, passando da una media di una trentina di pizze a notte a oltre 100 ciascuna.

Più documentati e accessibili furono gli episodi registrati a ridosso dell’operazione Desert Storm, durante la Guerra del Golfo, nel 1991. Diversi reporter intervistarono in quell’occasione fattorini e autisti, ricavandone una serie di dati stando ai quali i locali intorno al Pentagono avevano visto gli ordini notturni aumentare da meno di cinque pizze a oltre 120 solo 48 ore prima dell’inizio della campagna aerea americana.

Il Pentagon Pizza Index, è chiaro, è una bella storia a cui guardare con sobrio distacco, onde evitare di scatenare allarmismi ogni qual volta ad Arlington qualcuno abbia un’improvvisa voglia notturna di pizza. La teoria, che pur vede dalla sua una notevole serie di coincidenze e prove, è resa scivolosa da diversi fattori, tra cui il rischio di affidarsi a bias di conferma andando a cercare prove dove non ci sono, purché avvalorino la tesi iniziale. Ciò detto, sempre che al Pentagono non decidano improvvisamente di cambiare menù, uno sguardo all’indice della Pizza potrebbe rivelarsi un interessante passatempo in tempi come questi.

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