Come preannunciato la scorsa settimana, la vicenda relativa alla proposta di modifica del sistema previdenziale francese passa al di fuori delle mura del parlamento, per decreto legge del governo della Francia. Edouard Philippe, dopo non aver riscontrato alcun cambiamento nella discussione parlamentare rispetto ai giorni precedenti, ha preso la decisione di ricorrere all’articolo 49.3 della costituzione francese, che permette di implementare una legge per decisione del solo esecutivo. Dopo quasi tre mesi di proteste, alla fine la riforma delle pensioni sembra essere ormai pronta per la sua attuazione, nonostante la netta critica dell’opinione pubblica. Dissapori che, in aggiunta, sono stati accresciuti proprio dalla volontà di ricorrere al decreto legislativo, particolarmente odiato dal popolo della Francia ma unico in grado di concludere la vicenda a favore dell’attuale governo francese.

Dalla proposta di riforma alle dimissioni di “Monsieur Pensioni”

Dopo l’annuncio del governo di Philippe di introdurre una forte modifica dell’apparato pensionistico, la popolazione della Francia – capitanata dagli organi di rappresentanza dei ferrovieri – è scesa in piazza per manifestare contro la proposta di modifica unilaterale voluta dal presidente Emmanuel Macron. A guidare il tentativo di riformare la previdenza pubblica della Francia si era schierato in prima linea Jean-Paul Delevoye, designato appunto al ministero per le pensioni. Tuttavia i forti contrasti con l’opinione pubblica e l’aver raggiunto quasi il punto di rottura con gli organi di categoria ha imposto al ministro francese una rapida marcia indietro, culminata con le proprie dimissioni a favore del nuovo innesto dell’esecutivo, Laurent Pietraszewski.

Differentemente dalla gestione di Delevoye, Pietraszewski ha scelto la strada del temporeggiamento, conscio di come il fronte delle proteste, col proseguire degli scioperi, si sarebbe dissolto non appena fossero giunti i primi tagli sugli stipendi. E così è stato. Con il venir meno delle masse, il governo della Francia è stato in grado di lavorare a pieno regime alla riforma, riuscendo in questo modo a presentarla per le discussioni parlamentari.

Il passaggio parlamentare e l’ostruzionismo delle opposizioni

Una volta giunta in parlamento, la riforma pensionistica ha dovuto fare i conti con un duro contrasto delle opposizioni, decise ad assecondare le volontà del popolo della Francia. Ed in questo scenario, gli emendamenti presentati contro la proposta legislativa di En Marche! sono stati oltre 40mila, rendendo impossibile il proseguire del percorso parlamentare senza di fatto bloccare l’organo legislativo del Paese. Le critiche sono infatti giunte da tutte la fazioni del parlamento della Francia, da Jean-Luc Melenchon a Marine le Pen: tutti decisi a prendere le parti del popolo contro Macron e contro il presentimento di un interesse del colosso Blackrock dietro alla riforma pensionistica del Paese.

Da questo scenario di guerriglia parlamentare Macron e Philippe hanno capito che non ne sarebbero potuti uscire vincitori: da qui la decisione di superare l’ostruzionismo facendo ricorso all’articolo 49.3. E tra le accuse di colpo di stato, quelle di essere nemici del popolo e quelle di calpestare i diritti della popolazione, forse lo stesso En Marche! ha segnato quello che inesorabilmente sarà il proprio destino. Non tanto a causa del voto di sfiducia dei prossimi giorni proposto da Melenchon che facilmente si concluderà con un nulla di fatto, tanto più per quanto saranno i risvolti nell’apprezzamento popolare.

La riforma previdenziale come capolinea di En Marche!

Durante la scorsa tornata delle presidenziali, Macron venne eletto proprio in virtù della sua spinta propositiva e delle sue volontà di riformare l’intera struttura dello Stato francese. Tuttavia, sin dal giorno successivo alla sua elezione ci si rese conto di come non erano soltanto i privilegi dei politici l’obiettivo di En marche!, bensì la totalità delle strutture vetuste che costituivano un costo per la macchina statale. Tra queste, inevitabilmente, è rientrato anche un sistema previdenziale troppo vecchio e troppo poco ammodernato, che rischiava di diventare una bomba ad orologeria in mano alle casse della Francia.

Allargando il proprio interesse anche ai privilegi delle caste popolari, Macron ha però segnato inesorabilmente il proprio destino: passando da essere un amico del popolo ad essere uno dei suoi tanti nemici, alla pari della vecchia casta politica. Ed alle prossime elezioni, con ogni probabilità, anche lui diventerà una figura per la quale il popolo tiferà per una sconfitta, segnando facilmente la chiusura di questa breve parentesi della repubblica francese.