Somalia: pene di morte mai così alte. L’Europa ammonisce per le esecuzioni di minori, ma invia armi

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La Somalia è al centro di un intenso dibattito internazionale riguardante l’uso della pena di morte, con particolare attenzione alle esecuzioni pubbliche che coinvolgono minori. Nonostante gli appelli delle organizzazioni per i diritti umani, le autorità somale continuano a praticare esecuzioni che sollevano gravi preoccupazioni etiche e legali. Solotra il 2023 e il 2024 le esecuzioni sono state oltre 50. Per la maggior parte, il governo somalo ha sentenziato i condannati come membri di al-Shabaab.

Secondo Amnesty International, nel 2023 la Somalia ha registrato almeno 38 esecuzioni. Di particolare allarme è il fatto che alcune di queste esecuzioni riguardano individui accusati di crimini commessi quando erano minorenni. Le esecuzioni somale, sono incrementate di sei volte rispetto alla media del decennio 2013-2023. Nel 2022 erano state 11, nel 2023 38.

Nel febbraio 2022, sei ragazzi sono stati arrestati a Galkayo, nella regione di Mudug, con l’accusa di essere coinvolti in gruppi armati. Quattro di loro, all’epoca quindicenni, sono stati condannati a morte da un tribunale militare. Questo episodio ha portato le organizzazioni come Save the Children, a lanciare un appello urgente alle autorità somale per fermare le esecuzioni. Due anni dopo, il 17 agosto 2024, i 4 ragazzi sono stati giustiziati per presunte complicità con il gruppo al-Shabaab.

L’azione del governo somalo è una chiara violazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia che la Somalia stessa ha ratificato il 27 maggio 1992. La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, vieta l’applicazione della pena di morte per reati commessi da persone di età inferiore ai 18 anni. Tuttavia, la pratica continua, evidenziando una discrepanza tra gli impegni internazionali assunti e le azioni sul campo.

Organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International e Save the Children, stanno intensificando gli sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione sulle autorità somale affinché pongano fine alle esecuzioni di minori, sottolineando l’importanza di garantire processi equi e di conformarsi agli standard internazionali sui diritti umani.

Viviamo nell’epoca delle sanzioni, dove sempre più Paesi usano questa leva per spingere governi autoritari a de-costruire i modelli di repressione violenta delle libertà individuali, per spingerli ad adeguarsi a paradigmi più democratici. In questo senso stupisce, per esempio, che l’Europa abbia da pochi mesi spedito attrezzaura militare per 110 milioni di euro all’esercito nazionale somalo, senza avviare colloqui per chiedere il rispetto dei diritti umani e, per esempio, della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. Come analizza Freedom of the House, il Paese africano ha totalizzato un punteggio di 7 su 100 per quanto riguarda le libertà politiche e civili, sottolinea l’organizzazione: “In mezzo all’insicurezza in corso, l’impunità per le violazioni dei diritti umani da parte di attori sia statali che non statali è la norma”.

Un mese dopo l’esecuzione dei 4 ragazzi, la Commissione Internazionale per la Pena di Morte con sede in Europa ha detto:

“Mi unisco ai commissari dell’ICDP nell’esprimere la nostra profonda preoccupazione per le esecuzioni di quattro ragazzi, le cui condanne e sentenze sono state emesse da tribunali militari, che non dispongono di procedure di giustizia minorile specializzate. Invitiamo le autorità in Somalia a fermare le esecuzioni, in particolare di persone di età inferiore ai 18 anni. Invitiamo inoltre le autorità a trattare i ragazzi associati ai gruppi armati come vittime, assicurando che abbiano accesso a procedure giudiziarie a misura di ragazzo e attuando l’urgente attuazione di una riforma incentrata sui diritti umani delle attuali procedure giudiziarie per garantire che i tribunali militari non processino i bambini, in linea con le disposizioni per i diritti dei bambini contenute nel Puntland Juvenile Justice Act e nella Convenzione sui diritti dell’infanzia, che la Somalia ha ratificato”, le parole sono di del presidente dell’ICDP, il giudice Navi Pillay.

Come ha raccontato la BBC a marzo del 2024, quello che vedete in basso è una spiaggia di Mogadiscio, in Somalia. Al mattino presto viene utilizzata dall’esercito come luogo di esecuzione dei condannati a morte, al pomeriggio gli stessi pali diventano delle porte da calcio dove i ragazzi possono giocare.

BBC

Negli ultimi anni, diverse tv locali hanno pubblicato fotografie sulle esecuzioni pubbliche in Somalia. Ma c’è un trend emergente nelle ultime settimane che sta associando le esecuzioni somale all’esercito nazionale congolese, molto probablmente per creare confusione e screditarne l’immagine. In InsideOver abbiamo trovato almeno 4 contenuti che utilizzazzano le immagini delle esecuzioni somale, associandole al “Congo”.

Come queso video caricato su YouTube a metà gennaio 2025. Il video dell’esecuzione dura circa 1 minuto e termina pochi secondi prima che i condannati vengano effettivamente fucilati. Come potete vedere nel video, una componente distintiva delle esecuzioni in Somalia sono almeno 3: l’abito tipico con cui il condannato viene vestito, i lacci di plastica con cui viene fissato ai pali di legno e il palo a cui il condannato viene legato.

Navigando nel web, ci sono decine di immagini che mostrano l’esercito somalo intento nei preparativi prima delle esecuzioni. In moltissimi video visionati da InsideOver, sebbene non possiamo confermare l’età dei condannati, alcuni sembrano avere età giovani.

Un ufficiale dell’esercito somalo tiene un dscorso prima dell’esecuzione di 10 prigionieri.
Furgone delle forze armate somale con cui i condannati a morte arrivano sul luogo dell’esecuzione

Come potete vedere in figura, il furgone che accompagna i prigionieri sul luogo della fucilzazione è un camion delle forze armate nazionali SNA e, nello stesso video, il discorso di presentazione dei condannati a morte è tenuto da un ufficiale dell’esercito nazionale, distinguibile per la divisa somala con il laccio blu che collega il taschino della giacca alla spalla.

I metodi brutali di esecuzione della pena, e gli stessi processi che portano alle imputazioni sono stati denunciati diverse volte negli anni da Amnesty International e organizzazioni umanitarie locali e internazionali. L’intento di questo spazio di informazione, in cui spesso vengono utilizzate immagini forti – che spesso mostrano gli ultimi istanti di vita di esseri umani – è di portare al centro dell’informazione occidentale fatti e immagini che restano per anni storie nell’ombra.