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A seguito delle proteste che stanno interessando la Francia da quasi due settimane e che hanno fermato la maggioranza del trasporto ferrato, le città francesi sono invase dal traffico, in una situazione che degenera sempre di più ogni giorno che trascorre. Ieri, l’ultimo sciopero indetto dagli autotrasportatori ha messo ulteriormente in crisi la gestione delle strade francesi, contribuendo alla creazione di ingorghi nelle principali tangenziali. La situazione più drammatica ha investito la capitale francese, con rallentamenti e traffico bloccato per oltre 300 chilometri di tangenziale e per un totale di 630 chilometri di strade, mettendo in ginocchio i trasporti di tutta la Ile de France.

Nuova giornata di proteste a Parigi

Come riportato da Repubblicala giornata di oggi sarà interessata da una nuova manifestazione nel cuore di Parigi, con arrivo a Place de la Nation. Facilmente all’onda di potreste si uniranno anche gruppi appartenenti ai gilet gialli, che rischiano di portare a scontri con le forze dell’ordine destinate al controllo della manifestazione. Dato il pochissimo anticipo con cui è stata disposta la marcia, le autorità non hanno avuto il tempo di mettere in sicurezza il tracciato, che passerà nei pressi della Piazza della Bastiglia, attualmente in ristrutturazione e con i lavori a cielo aperto.

La marcia fa da corollario all’incontro che sarà tenuto nella giornata di domani a Matignon tra il governo francese e i rappresentanti dei maggiori sindacati. La speranza del presidente, Emmanuel Macron, è che a seguito dell’incontro si possa giungere ad un tregua per permettere non solo la continuazione dei lavori, ma anche lo sblocco dell’impasse in cui la Francia è ormai da calata da 12 giorni. E dopo le parole dei sindacati che hanno ipotizzato la possibilità di continuare gli scioperi anche fino a Natale, il sentimento di essere messo con le spalle al muro incute sempre più paura in Macron.

Le proteste si allargano

Nella giornata di oggi, dopo la dichiarazione di sciopero del personale scolastico e degli operatori ecologici, si sono aggiunti anche i lavoratori ospedalieri, alla ricerca di maggiori risorse per il settore. Giorno dopo giorno, l’apparato statale francese è sempre più paralizzato e dai semplici disguidi negli spostamenti della scorsa settimana si sta giungendo alla crisi più totale nella fornitura dei servizi. Sebbene l’incremento delle proteste stia aiutando Macron ad accrescere il proprio consenso verso quelle fasce di popolazione che vedono di buon grado la riforma, aumenta anche la radicalizzazione delle posizioni dei propri oppositori politici.

Un eventuale e ulteriore allargamento delle proteste potrebbe essere fatale per l’esecutivo francese, asserragliato sulle proprie posizioni all’interno dell’Eliseo. Nonostante dopo le dimissioni di Jean-Paul Delevoye, ministro alla riforma delle pensioni, Macron ha annunciato l’intenzione di sostituirlo al più presto per continuare a lavorare sulla riforma; beffa che non ha fatto altro che acuire i contrasti già in atto con il popolo dei lavoratori della Francia, decisi più che mai ad ottenere la testa non dei vassalli, ma del re dell’esecutivo di En Marche.