Seconda Guerra mondiale, su un’isola in mezzo al Mediterraneo ogni giorno squadriglie di bombardieri americani B-25 “Mitchell” attendono che le loro pance di metallo verde oliva vengano riempite di bombe aeronautiche e decollano verso il continente. È il 1944, l’Italia è spaccata in due: da una parte gli occupanti nazisti e i repubblichini di Salò che sono duri a “morire”, dall’altra gli alleati in avanzamento sulla Linea Gotica, e insieme a loro l’Esercito Cobelligerante Italiano, ossia le 12 divisioni che dopo l’8 settembre 1943 si sono schierate con gli anglo-americani. Nel bel mezzo di tutto questo c’è Joseph Heller di New York, puntatore su un bombardiere che ogni giorno, ogni missione, appena arrivato in prossimità dell’obiettivo deve accovacciarsi nel muso di plexiglas dell’aeroplano su cui vola, poggiare l’occhio sul sistema di puntamento Norden, e una volta avvistato il bersaglio dare l’ok per sganciare 2mila chilogrammi di bombe su “qualcosa” che è sempre ritenuto dallo stato maggiore un obiettivo strategico Intorno a lui i caccia avversari e la contraerea fanno strage nelle squadriglie che decollano in formazioni numerose, e tornano puntualmente indietro dimezzate. Restare vivi è stato una questione di fortuna e di statistica. Fortuna che potrà vantare di aver avuto.

Tornato in America infatti racconterà tutto questo in un capolavoro antimilitarista pubblicato nel 1961, “Comma 22“: romanzo incentrato sul paradosso di tutti quei giovani americani che per smettere di volare incontro alla morte, marcavano visita affermando di essere vittime di quello che dopo la Guerra del Golfo verrà diagnosticato come Disturbo da Stress Post-traumatico (Dspt), o più semplicemente di essere “pazzi” per farsi dichiarare inabili al volo ed essere congedati. Nel 1944 l’età media di un pilota, mitragliere, o navigatore imbarcato su un bombardiere dell’Usaf è di 24 anni. La probabilità di sopravvivenza media in missione sull’Europa è di 11 missioni; e un equipaggio, composto in media da 7/10 uomini, ricevere il congedo solo al compimento della 25esima missione. C’è più di una possibilità su due che il loro bombardiere venga abbattuto dalla contraerea o centrato dalla raffica di un caccia nemico, che sia vittima di un guasto al motore e cada in mare o si sfracelli su una montagna, e che che è a bordo non faccia ritorno a casa. Dopo il battesimo del fuoco e le prime missioni di bombardamento, gli avieri americani iniziano ad essere sempre più terrorizzati dell’idea di andare in aria, ossessionati dall’idea di non tornare vivi, orribilmente ustionati, mutilati, morti annegati.

Nel libro l’alter ego dell’autore (che invece nel ’44 era di stanza in Corsica) è il Capitano John Yossarian, inquadrato nell’immaginario 256th Bomber Squadron che fa base su Pianosa, isoletta al largo dell’Elba (che non ha mai accolto davvero una base aerea americana) e alienato dalla sua condizione senza scampo. Obbligato su questa isola tranquilla in perfetto contrasto con ciò che accade sul continente tormentato dalla bombe, vuole essere esentato dalle missioni quando vede morire uno dopo l’altro i suoi compagni. Allora qualcuno gli rivela una possibilità di salvezza alla quale appellarsi: il comma 21 che recita: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo; ma dietro questa chance di salvezza si nasconde un tranello, poiché la risposta che riceve chiunque si appelli all’infermità mentale per non volare sarà sempre la stessa, quella del comma 22: “Chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”. Per tanto continuerà a volare, intrappolato in questo paradosso che diverrà noto al mondo come il “paradosso del comma 22“.

Questo capolavoro della letteratura post-moderna nel quale l’autore si ispira a Céline, Waugh e Nabokov, è un grottesco circo tra la follia e la morte che a volte sfiora il ridicolo e altre volte lascia senza parole per il suo atroce realismo, e suo tempo è stato capace di raccontare a milioni di americani l’annichilimento e il disfacimento psicofisico degli uomini costretti alla guerra, portando un successo inaspettato al suo autore e venendo paragonato a capolavori come 1984 di Orwell. Ora George Clooney che lo ha riadattato per produrre una serie televisiva di sei puntate tenterà di fare lo stesso rivolgendosi al grande pubblico, raccontato le rocambolesche vicende dei piloti che non erano considerati abbastanza pazzi da rimanere a terra, ed erano costretti a rimanere in aria, intrappolati da quel paradosso che continuava a tenerli sospesi tra la vita e la morte.

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