Sovraffollamento dei mezzi pubblici e movida senza limiti sono state tra le cause che hanno maggiormente inciso sulla rapida diffusione del coronavirus all’inizio di questo autunno secondo il professor Giorgio Palù. Il virologo, fondatore della Società Italiana di virologia e docente dell’Università di Padova, ha fatto il punto della situazione su InsideOver.

Dopo la dichiarazione di pandemia lo scorso 11 marzo e la grave crisi sanitaria durante la primavera, in estate la situazione faceva quasi ben sperare. Ciononostante si attendeva in autunno il ritorno del virus e ora che è arrivato, il governo appare impreparato nella gestione della situazione con continui Dpcm che stanno esasperando gli animi e con i pronto soccorso sempre più affollati. Cosa non ha funzionato secondo lei?

Occorreva rinforzare le rianimazioni perché i morti sono stati lì. Questa è una malattia non solo polmonare ma anche sistemica. Nelle autopsie è emerso che le persone sono morte non per insufficienza respiratoria dovuta a polmonite ma per insufficienza respiratoria dovuta all’occlusione trombo embolica dei vasi polmonari. L’altra cosa che si doveva imparare era quella di evitare gli affollamenti nei luoghi pubblici. Quando è stata aperta la scuola a settembre sono stati messi in circolazione otto milioni di studenti nella stagione autunnale, periodo in cui non abbiamo più la protezione della natura. E poi, per evitare il sovraffollamento degli ospedali, occorreva istruire i medici di medicina generale con linee guida terapeutiche per la cura in casa della malattia.

Cos’era giusto fare per non farsi cogliere di sorpresa dal ritorno del virus?

Innanzitutto, come dicevo, occorreva evitare gli affollamenti nei mezzi pubblici. Fino alla scorsa settimana il Dpcm parlava di una capienza al 90% della capacità di trasporto dei mezzi pubblici che ora è stata portata al 50%. In quella circostanza, dove sono tutti ammassati, non serve la mascherina perché il virus si diffonde anche per aerosol se c’è un contatto ravvicinato. E poi i giovani sono stati anche poco prudenti dandosi alla movida e alle discoteche in quel modo esasperato durante l’estate. Ma non solo, i problemi sono stati anche nelle industrie alimentari dove ci sono le camere fredde per la conservazione. Lì c’è il ricircolo dell’aria e si è nebulizzato il virus causando altri casi di contagio.

Che tipo di cooperazione deve esserci tra il settore politico e quello scientifico affinché si possano adottare le decisioni più opportune?

I rapporti dovrebbero essere quelli basati sul rapporto di fiducia tra il governo e pochi consulenti scientifici ma altamente competenti.

In alcune circostanze lei ha detto che il coronavirus non è la peste e che non va bene diffondere il panico. Crede quindi che il virus sia meno pericoloso di quello che stanno facendo apparire?

Mi baso su dati scientifici che dimostrano che la letalità di questo virus oscilla tra lo 0, 25% e lo 0,6% . Sicuramente il tasso di mortalità è superiore a quello dell’influenza stagionale ma non è la peste.

In molti parlano di una sovraesposizione mediatica da parte dei virologi in grado di creare maggiore confusione: qual è il suo parere in merito?

I virologi non hanno fatto confusione, il loro studio è univoco. La confusione nasce dal fatto che si pensa che tutti gli ospiti in studio di una trasmissione televisiva siano virologi. Invece ci sono anche gli epidemiologi, i clinici. È chiaro che in base al ruolo si dicano cose diverse. Ma i virologi parlano tutti allo stesso modo.

Perché in Cina, luogo da dove tutto è nato, oggi il coronavirus sembra solo un ricordo?

Perché loro sapevano della diffusione del virus, non l’hanno comunicato subito ma sapevano di quanto stava accadendo. Hanno messo in quarantena non solo Wuhan, metropoli da 11 milioni di abitanti, ma anche la sua provincia che conta 60 milioni di abitanti e hanno applicato pene severissime per chi diffondeva il contagio. In questa maniera hanno avuto l’azzeramento totale dei casi.

Secondo lei il coronavirus starà ancora molto con noi?

Secondo me sì, perché è un virus molto contagioso che ha trovato il suo ospite naturale nella specie umana e perché non è letale. Il morbo non ha interesse a uccidere l’ospite, altrimenti farebbe estinguere sé stesso. Anzi, noi sappiamo che dal progenitore di Wuhan il virus si è evoluto in diverse mutazioni che lo hanno reso molto contagioso ma al tempo stesso meno letale.

Già in anni più recenti non erano mancati allarmi relativi alla possibilità di pandemie da coronavirus: come mai oggi il mondo scientifico si è trovato così impreparato?

Ma non so se il mondo scientifico si è trovato o meno impreparato. Chi ha lavorato lontano dai clamori delle televisioni e dei media ha fatto fare alla scienza grandi passi in avanti. Si pensi che nel giro di una settimana da quando è stata pubblicata la sequenza del genoma del Sars Cov 2 c’era già il primo vaccino, abbiamo compreso i fattori di patogenicità, quindi la scienza il suo dovere l’ha fatto.

Tra le epidemie da coronavirus degli ultimi anni, si annota in particolare quella della Sars del 2003: come mai all’epoca, al contrario di quanto sta accadendo oggi, il morbo è sparito dopo pochi mesi?

Guardi è iniziata a marzo del 2003, si è mitigata, proprio come la pandemia di quest’anno, in estate e si è un po’ riaccesa tra l’autunno e l’inverno prima di spegnersi del tutto nel marzo successivo. Il motivo è molto semplice: aveva una letalità del 10%. Un virus con un’elevata letalità è destinato a estinguersi in primis perché si estingue l’ospite e in secondo luogo perché è facilmente riconoscibile ed isolabile. Tutto il contrario del virus di oggi, che è molto contagioso e che dà luogo a un 90- 95% di soggetti asintomatici ed è quindi molto più difficile da controllare. Lo stesso discorso della Sars può essere fatto per la Mers del 2012, che aveva una letalità del 37% e dopo pochi mesi di questo virus sono rimasti solo casi sporadici.

Come giudica l’operato dell’Oms in relazione all’attuale epidemia?

L’Oms è un assembramento di 195 nazioni, nasce nel 1948 dall’Onu, è un’istituzione politica che raggruppa quasi tutti gli Stati tranne Taiwan per volontà cinese, oggi è a maggioranza cinese tanto che il suo direttore Adhanom è un biologo quasi sconosciuto alla scienza voluto dai cinesi e che ha sempre giustificato l’operato di Pechino. Inoltre, l’Oms è formata da burocrati che rispondono ai propri Paesi e quindi ad istanze politiche più che scientifiche. Ha qualche commissione scientifica, ma penso che nazioni come la nostra potrebbero fare riferimento più utile a istituzioni come l’Ecdc di Stoccolma oppure all’Ema ad Amsterdam. Ne abbiamo diverse di istituzioni più scientifiche dell’Oms.

Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA
Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA