Come evidenziato dalla manifestazione dell’Azadi March, il popolo pakistano sta attraversando un momento di profonda crisi sia economica sia sociale. L’immagine di un primo ministro come Imran Khan che non rispecchia più le volontà del Paese e l’esasperazione per le disastrose condizioni di vita in cui versano i cittadini hanno spinto il popolo allo stremo. Il dispendioso programma di mantenimento dell’esercito, a causa delle continue pulsioni con l’India di Narendra Modi ha prosciugato l’avanzo pubblico, impedendo un piano di riforme strutturali per lo sviluppo economico del Paese. Tutti punti che nell’ultimo anno e mezzo hanno trovato i loro sostenitori nelle opposizioni del Pakistan, che cercano di spingere Khan verso le dimissioni, toccando proprio il tema dell’esercito.

La proroga del generale di Stato è l’ago della bilancia

L’ultimo scontro tra governo e opposizioni si è combattuto circa la possibilità di una ulteriore proroga di sei mesi al generale di Stato Qamar Javed, già richiamato dalla corte suprema del Paese. La ricerca di appoggi da parte di Khan si è spinta anche verso le opposizioni, senza riuscire però a trovare consenso alcuno. Potendo sfruttare a proprio vantaggio la questione, i leader dei partiti di minoranza hanno fatto barriera, accusando il primo ministro di essere un possibile rischio per la democrazia del Pakistan.

Dato il numero risicato di seggi che danno la governabilità al Paese, è sentore delle opposizioni che tale proposta di proroga venga respinta dal assemblea nazionale di Islamabad, non più così fedele al leader del partito di governo. Mentre Khan continua però a giudicare legittima la proposta, considerandola come unico orizzonte possibile che possa garantire continuità e sicurezza, il popolo si sta schierando con i leader dell’opposizione.

Il rilancio di Khan per guadagnare consensi

Riconoscendo il difficile percorso che si trova davanti, Khan ha difeso la propria posizione alludendo agli ampi cambiamenti che vuole portare all’apparato militare. Considerando gli ingenti costi che impediscono l’estensione delle misure di welfare a causa delle ridotte risorse, la proposta del primo ministro include una contemporanea diminuzione dell’esercito, per far fronte alle esigenze della popolazione. Sebbene in questo momento l’escalation di tensioni con l’India per via delle politiche di Modi nel Kashmir sembrerebbero non permetterlo, l’indirizzo del premier è stato chiaro e le sue parole risolute.

Nelle condizioni di recente instabilità del Paese per Khan è molto importante essere circondato da persone di fiducia, soprattutto a livello militare. Per fare ciò, la riduzione dell’esercito è una sacrificabile pedina di scambio per mantenere il consenso verso la popolazione, se collegata ad un nuovo piano di riforme sociali per il Pakistan. Questo è ben risaputo però non soltanto dal primo ministro, ma anche dai suoi principali oppositori politici, nonché dai suoi stessi alleati. Data però la maggioranza di pochi seggi all’Assemblea Nazionale, il risultato delle votazioni è tutto, meno che scontato.