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Quando nel marzo scorso la polizia di New York lo ha arrestato sapeva di trovarsi di fronte a un grande narcoboss messicano, cruciale anello di congiunzione tra il suo Paese d’origine e gli Stati Uniti per il mercato della droga, ma non immaginava tanto. E cioè che il fentanyl – potente oppiaceo sintetico, 50 volte più potente dell’eroina – da lui trasportato negli Usa in grandi quantità avesse il potenziale di uccidere 10 milioni di persone. L’arresto de El Gordo, alias Francisco Quiroz-Zamora, uomo del cartello messicano di Sinaloa (per intenderci lo stesso de El Chapo, ora in carcere proprio a New York) ha squarciato ancora di più il velo su quella che è considerata la peggior ondata di droga mai vissuta nel Nord America inteso come Canada e Stati Uniti negli ultimi 40 anni. Quarantanovemila morti di overdose da oppioidi negli Usa solo nel 2017 secondo i dati del Cdc, l’agenzia sanitaria nazionale, a cui si sommano i 4mila del Canada. Tanto che già due anni fa un gruppo di 14 senatori statunitensi, tra cui il repubblicano Marco Rubio, avevano promosso una risoluzione in cui si dichiarava l’emergenza di salute pubblica proprio a causa delle overdosi in serie da fentanyl, dichiarazione poi ripresa in modo ancor più enfatico da Trump.

Come si sia arrivati a questa tragedia, denunciata da tempo non solo dalla Dea, l’agenzia antidroga Usa, ma anche da associazioni e gruppi di genitori disperati, è semplice da comprendere. Da un lato per anni molti medici nordamericani hanno prescritto senza porsi molte domande massicce dosi di oppiacei per contrastare ogni tipo di dolore, creando così un esercito di potenziali acquirenti di sostanze ancora più forti. Dall’altro il potere camaleontico dei cartelli messicani che hanno superato la crisi del mercato della marijuana, crollato con la liberalizzazione negli Usa, aprendosi nuove importanti fette di mercato con sostanze diverse, come appunto il fentanyl. E così oltre a metanfetamine e coca colombiana, il catalogo dei narcoboss si è arricchito di un prezioso prodotto che in cambio fornisce loro soldi e armi illegali, circa 235mila ogni anno secondo uno studio del Senato messicano, ironia della sorte quasi tutte made in Usa. E mentre la politica discute ancora di muri, i cartelli fanno arrivare il fentanyl e le altre droghe usando tantissimi modi, da tunnel tecnologici ai coyote dei migranti. Il risultato è che i mercati statunitensi e canadesi sono stati inondati di una droga che manda in overdose una volta su due e che ormai viene prodotta dagli stessi messicani in-house. Se prima, infatti, si limitavano ad importarla dalla Cina facendo quello che per anni avevano fatto per i cartelli colombiani, cioè i corrieri della droga, da qualche anno hanno deciso di mettersi in proprio. Dalla Cina semmai comprano i precursori chimici, ma la produzione ormai si svolge sul continente americano.

I risultati sono devastanti ovunque, nei quartieri chic come nelle carceri. Lo scorso agosto almeno una ventina tra detenuti, guardie e funzionari del carcere Ross in Ohio sono stati ricoverati d’urgenza per overdose da mix di eroina e fentanyl aumentando così l’allerta anche sulle prigioni. Mentre è diventata famosa in tutti gli Stati Uniti Michelle Fraser, mamma di Deal, un ragazzo morto di overdose da fentanyl ad appena 18 anni. Gira il Paese per testimoniare la sua storia di dolore e mettere in guardia giovani e adulti sui rischi enormi di questa sostanza. «Il fentanyl è un killer – non si stanca di ripetere -, dobbiamo cercare di rendere le pene più severe e considerare chi fornisce la droga colpevole di omicidio colposo». Uno dei punti critici, infatti, e si spera non per molto, è proprio la parte legislativa. Chi negli Usa vende la droga, a seconda delle quantità, può essere accusato di reato di traffico di droga ma non di omicidio colposo, punto questo su cui molte associazioni e singoli gruppi di genitori stanno lavorando.

Particolarmente critico è il ruolo giocato da New York e dal New Jersey in questa nuova mappa del narcotraffico, diventati ormai hub di smistamento della droga per Stati Uniti e addirittura il Canada. Lo scorso anno oltre 100 kg di fentanyl sono stati sequestrati nella regione. In Canada secondo Yves Goupil, direttore della squadra anti-crimine organizzato della polizia canadese, «il fentanyl arriva anche a bordo di cargo postali» sicuramente dal Messico, via Stati Uniti, ma anche dalla Cina che poi ricicla i proventi direttamente in Canada.

Sul fronte messicano gli sforzi per contenere la produzione del fentanyl sono in aumento anche se ancora insufficienti per bloccare l’epidemia. Nel 2017 sono stati effettuati solo 4 sequestri di fentanyl, di certo molto più dei 12 dell’ultimo decennio ma la meta è ancora lontana da raggiungere. A rendere più complicate le cose anche il fatto che il Paese è il terzo produttore mondiale di eroina con una produzione stimata dalla Dea di 81 tonnellate l’anno, un mercato questo che difende con le unghie e con i denti. E che il crimine organizzato messicano è diventato molto più forte grazie ai nuovi assetti della Colombia, dove gli accordi di pace hanno da un lato ufficialmente fatto uscire di scena le Farc, dall’altro spinto molti dissidenti a continuare nella via del narcotraffico ma in zone di frontiera. Tra i cartelli più potenti in questo momento e più coinvolti nel business del fentanyl il Jalisco Nueva Generacion, che ha approfittato dell’arresto de El Chapo nel gennaio per acquisire potere. Guadalajara, nello stato di Jalisco controllato da questo gruppo criminale, è ormai passata da capitale del libro a capitale delle droghe sintetiche. Quanto all’Europa pur essendo ancora toccata solo marginalmente dal problema con circa 250 morti negli ultimi due anni, l’allerta continua ad essere alta data la facilità con cui si acquista il fentanyl sul dark web. Senza parlare delle nostre mafie, sicuramente già pronte a gestire nuove fette di mercato.