Qual è l’origine esatta del coronavirus? I ricercatori stanno ancora cercando di fare chiarezza su un’epidemia dalle cause ancora sconosciute. Sul tavolo ci sono soltanto delle ipotesi. La prima è che il Covid-19 possa essere stato trasmesso all’uomo da un animale. Più nello specifico: da un serpente o un pipistrello. Entrambe le specie citate, infatti, vengono spesso vendute nei mercati popolari presenti Cina, dove le norme igieniche lasciano spesso a desiderare.

La seconda opzione è che il coronavirus sia fuoriuscito da un laboratorio in seguito a un errore umano. Considerando che Wuhan, epicentro del contagio, ospita il Wuhan Center for Disease Control and Prevention – un centro, spiegano gli esperti, in cui si analizzano e studiano virus di ogni tipo – molte persone sospettano una fuoriuscita involontaria dell’agente patogeno dall’edificio. La comunità scientifica è spaccata in due, perché a fronte di chi parla di origine naturale del coronavirus, troviamo altre voci, come ad esempio quella i due biologi cinesi, Botao Xiao e Lei Xiao, che rilanciano la versione del laboratorio.

La teoria del complotto cinese

In attesa di scoprire la verità, se mai la sapremo, sui social network cinesi si stanno diffondendo teorie cospirative di ogni tipo. Una di queste, in particolare, colloca la nascita dell’epidemia da coronavirus negli Stati Uniti e non a Wuhan, capoluogo dello Hubei.

Tutto nasce da un servizio della tv giapponese Asahi Corporation che, come sottolinea il quotidiano cinese Global Times, avrebbe insinuato il sospetto che alcuni dei 14mila americani morti di influenza possano aver contratto in modo sconosciuto il coronavirus. A ottobre, inoltre, la megalopoli di Wuhan ha sopitato i Military World Games. “Forse – ha scritto un utente sul social Sina Weibo – i delegati statunitensi hanno portato il coronavirus a Wuhan e si è verificata una mutazione del virus, rendendolo più letale e contagioso e causando un diffuso focolaio quest’anno”.

Ma teorie del genere hanno iniziato a circolare con una certa insistenza anche al di fuori della Cina. E pure da diverso tempo. Negli Stati Uniti, ad esempio, alcuni utenti ritengono veritiera l’ipotesi che il coronavirus possa essere stato creato appositamente da Pechino per rivedere gli accordi commerciali, danneggiare Washington e l’Occidente.

Le teorie arabe e americane

Come ha raccontato La Stampa, anche nei Paesi arabi si sono diffuse numerose teorie più o meno fantasiose, e non solo tra i comuni utenti ma anche all’interno di alcuni mezzi di comunicazione. In particolare, media egiziani e sauditi hanno rilanciato ipotesi cospirative sulla diffusione della malattia, quando in chiave anti americana, quando in quella anti israeliana. La tesi di fondo è che il Codiv-19 sia stato creato dagli Stati Uniti o da Israele per danneggiare la Cina. Il timore è che lo stesso trattamento riservato a Pechino possa presto essere riservato anche agli Stati della regione.

Giusto per fare un esempio, il quotidiano saudita Al-Watan ha descritto il coronavirus come “il virus delle meraviglie”, proprio perché “non colpisce gli Usa o Israele” e, come a suo tempo la Sars, è apparso in un momento di espansione della nazione cinese.

Per il portale egiziano Vetogate, gli Stati Uniti fabbricherebbero “virus e altre armi biologiche” per “drenare miliardi di dollari dalla Cina e vendere medicinali che saranno prodotti in Israele”. Da registrare, infine, le dichiarazioni del senatore americano Tom Cotton, che ha accusato Pechino di aver creato il virus come arma biologica. Tutte queste ipotesi sono state smentite, eppure continuano a riscuotere un notevole successo.

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