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Il mosaico che una volta terminato dovrebbe rappresentare l’origine e la diffusione del nuovo coronavirus è ancora incompleto. Oggi, a nove mesi dalla comparsa dei primi casi di una “polmonite atipica” nella città di Whuan, capoluogo dello Hubei, Cina meridionale, non abbiamo ancora certezze assolute. In particolare, non sappiamo da dove provenga il Sars-CoV-2 né quale sia l’animale selvatico dal quale sia partita la zoonosi, cioè la trasmissione dell’agente patogeno da una specie animale all’essere umano.

Usando termini tecnici ci sono due enormi punti di domanda sul serbatoio, ovvero sulla bestia portatrice del virus, e sull’eventuale ospite intermedio, l’animaletto che ha svolto il ruolo di catena di congiunzione tra la specie infetta e l’uomo. A dire il vero non vi sono certezze neppure sulle coordinate geografiche in cui sarebbe esploso il virus.

Circolano varie ipotesi: si va da una presunta fuga del virus dal laboratorio di Wuhan – ricostruzione smentita da autorevoli fonti scientifiche ma sostenuta da vari esponenti dell’establishment americano – alla possibilità che il Sars-CoV-2 sia sempre stato tra noi, pronto a scatenarsi non appena vi fossero le giuste condizioni. In mezzo troviamo tantissime altre supposizioni, più o meno plausibili.

Ombre e omissioni

In Cina il nome di Shi Zhengli è accolto con tutti gli onori del caso. Stiamo parlando di una delle virologhe più famose del Paese, che ha passato gli ultimi 16 anni a setacciare le grotte più sperdute dell’ex Impero di Mezzo a caccia di pipistrelli. La missione della “signora dei pipistrelli” (Bat Woman è il soprannome affibbiato alla scienziata) è sempre stata quella di prelevare campioni di tessuto e sangue da questi animaletti così da identificare decine e decine di virus mortali.

Per quale motivo? Semplice: catalogare quanti più agenti patogeni possibili per evitare disastri sanitari come quello che si abbatté in Cina nel 2003 con la Sars. Non a caso il governo cinese, archiviata la citata pandemia, ha investito molto nella ricerca scientifica diversi denari per evitare di ritrovarsi punto e a capo. Il problema è che, a distanza di 17 anni dalla Sars, un strettissimo parente di questo coronavirus è riuscito a fare ancora più danni. E non solo in Cina ma in tutto il mondo.

Tornando a Shi, la signora lavora nel famigerato Istituto di virologia di Wuhan da dove – alcuni sostengono – possa esser fuoriuscito il virus. Certo è che nel corso della sua onorata carriera Bat Woman è riuscita a comporre uno dei più estesi archivi di coronavirus al mondo. All’interno del catalogo troviamo più di 2mila coronavirus di pipistrello, tra cui uno identico al 96,2% al Sars-CoV-2.

Cosa non torna

A fine luglio la rivista Science l’ha intervistata per conoscere il suo parere sul Sars-CoV-2. La donna è stata chiara: “Il coronavirus non è partito da Wuhan”. Analizzando le varie risposte date da Miss Shi alla rivista – risposte, ricordiamo, arrivate dopo un paio di mesi e sotto la supervisione dell’Accademia cinese delle scienze – il quotidiano La Verità ha notato alcune incongruenze. Ad esempio Bat Woman ha smentito il fatto che il virus possa essere stato portato a Wuhan da un abitante che viveva “vicino alle miniere”.

“Penso che lei si riferisca alle cave di pipistrelli di Tongguan nella città di Mojiang. Ad oggi, nessuno degli abitanti del circondario è infettato coi coronavirus”, ha risposto Shi Zengli. Tradotto: no, il paziente zero non viveva nell’area delle miniere incriminate e da lì non si è spostato a Wuhan. Eppure, in uno studio pubblicato nel febbraio 2018 su Virologa Sinica, la stessa Signora dei pipistrelli effettuò un’analisi sierologica sugli abitanti di quattro villaggi situati in un raggio di distanza compreso tra 1,1 e 6 chilometri dalle cave Shitou e Yanzi, nella contea dello Janjing, sempre nello Yunnan.

Per capirsi, stiamo parlando delle cave in cui l’équipe di Shi aveva catturato alcuni coronavirus. Il risultato fu che su 218 residenti, sei erano positivi. Positivi a cosa? A quanto pare gli agricoltori sarebbero entrati in contatto, senza ammalarsi, con i coronavirus “Sars related” e con altri coronavirus parenti del Covid-19. Fu in seguito a tale scoperta che Shi lanciò l’allarme, facendo notare come simili virus “possono avere il potenziale di infettare le cellule umane senza la necessità di passare per un ospite animale intermedio”.

Capitolo sicurezza in laboratorio. Bat Woman ha più volte ribadito che la biosicurezza di livello P3 e P4 è stata “sempre rispettata”. Il punto è che l’Accademia cinese delle scienze, in un comunicato datato maggio 2018, scriveva, usando i tempi verbali al futuro, che la visita a Wuhan di una delegazione francese avrebbe assistito il Wuhan laboratory of virology “nel creare un laboratorio nazionale di alto livello di biosicurezza che combini la gestione della biosicurezza e il controllo di qualità”.

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