Mentre i riflettori dell’opinione pubblica sono puntati sui cromosomi della pugile algerina Imane Khelif, il medagliere delle Olimpiadi di Parigi 2024 continua ad aggiornarsi per tenere il passo dei successi, pressoché quotidiani, degli atleti cinesi. Nel momento in cui scriviamo, in vetta alla graduatoria troviamo infatti la Cina con un totale di 19 ori, 15 argenti e 11 bronzi, davanti a Stati Uniti (18, 26, 25) e Francia (12, 14, 18). L’atleta, una nuotatrice, che ha vinto più medaglie risponde al nome di Zhang Yufei, cinese ovviamente: un argento e cinque bronzi.
Il Dragone vuole prendersi il centro della scena a suon di trionfi sportivi, oro dopo oro, vittoria dopo vittoria. In attesa di commentare i risultati finali, ricordiamo che la Cina ha portato a casa 36 ori alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021, 10 in più rispetto ai 26 di Rio del 2016. E che Pechino associa i Giochi Olimpici, soprattutto quelli “estivi” ma anche quelli invernali, alla restaurazione nazionale del Paese e al suo percorso verso la modernità.
Certo, il gigante asiatico ha partecipato alla competizione a partire dal 1932, ma ha vinto la sua prima medaglia d’oro soltanto nel 1984. Da quel momento in poi la Cina è cresciuta quasi in ogni disciplina, arrivando prima nel conteggio delle medaglie d’oro alle Olimpiadi estive di Pechino nel 2008 e, a partire da allora, sempre seconda o terza durante ogni successiva rassegna.

L’importanza delle Olimpiadi per la Cina
Ma cosa rende gli atleti della Cina così “bravi”? Al netto delle polemiche che negli ultimi anni hanno scosso alcuni sportivi cinesi, in particolare i nuotatori, molti dei quali, a detta dei media statunitensi, positivi ai test antidoping, oltre la Muraglia esiste in realtà un meccanismo di scrematura e selezione degli sportivi altamente competitivo. Il motivo è presto detto: per Pechino, l’Olimpiade rappresenta uno dei massimi palcoscenici globali sul quale far salire i propri uomini migliori, muniti di una medaglia d’oro da sfoggiare insieme alla bandiera della Repubblica Popolare Cinese.
Retaggio del sistema sovietico, il sistema cinese si affida allo Stato per individuare decine di migliaia di bambini e offrire loro i migliori strumenti sportivi – allenatori compresi – in più di 2 mila scuole gestite dal governo. “La “catena di montaggio sportiva” cinese è progettata per un solo scopo: sfornare medaglie d’oro per la gloria della nazione. Argento e bronzo contano a malapena”, scriveva il New York Times nel 2021.
In ogni caso, l’ossessione della Cina per l’oro è legata anche al tema politico. Il primo saggio scritto da Mao Zedong, infatti, riguardava la necessità del “malato d’Asia” – così era definita la nazione cinese nel 1949 – di sviluppare i propri muscoli. Anche con lo sport, beninteso.

Tutto per l’oro
A Parigi, scrivono i media americani, una dozzina di nuotatori cinesi noti per essere risultati positivi a una sostanza proibita ha comunque gareggiato alle Olimpiadi. L’Agenzia mondiale antidoping (WADA) non ha reso pubblici i risultati positivi degli sportivi, né sanzionato gli atleti. Al contrario, ha accettato le spiegazioni di Pechino, secondo cui la causa di tre incidenti distinti sarebbe da imputare ad altrettanti episodi di contaminazione alimentare.
“Perché gli atleti cinesi devono essere sospettati quando nuotano velocemente? Michael Phelps, quando ha vinto sette o otto medaglie d’oro: perché non è stato sospettato o contestato?”, ha dichiarato Zhang Yufei in conferenza stampa dopo aver vinto il bronzo nei 200 farfalla femminili. Sono invece rimasti senza parole i commentatori della televisione di Stato cinese, che hanno assistito alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi presumibilmente ignari delle esibizioni drag previste nel lancio dell’evento…

