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Società

La geopolitica del pallone: i mondiali tornano in America

La coppa del mondo tornerà nel continente nordamericano: dopo i due mondiali messicani del 1970 e del 1986 e dopo Usa ’94, la rassegna del gioco più popolare a livello globale sarà ospitata nel 2026 negli Stati Uniti, in Messico...

La coppa del mondo tornerà nel continente nordamericano: dopo i due mondiali messicani del 1970 e del 1986 e dopo Usa ’94, la rassegna del gioco più popolare a livello globale sarà ospitata nel 2026 negli Stati Uniti, in Messico ed in Canada. Per la prima volta il mondiale sarà organizzato da tre paesi, fino ad oggi in tal senso il “record” spetta a Giappone e Corea del Sud che nel 2002 organizzarono la prima rassegna iridata in Asia.

La candidatura di Usa, Messico e Canada ha battuto quella del Marocco, che pure si era speso parecchio per far tornare il mondiale in Africa a 16 anni di distanza da Sudafrica 2010. La vittoria della proposta nordamericana è intrisa anche di significati politici di non secondaria importanza.

L’assegnazione del mondiale 2026

Alla vigilia del mondiale russo, nel congresso della Fifa svoltosi a Mosca proprio a poche ore dal fischio d’inizio di Russia 2018 i delegati delle federazioni calcistiche di tutto il mondo si sono dati appuntamento per assegnare la kermesse del 2026. In lizza, come detto, la candidatura nordamericana e quella del Marocco: in caso di mancato raggiungimento del quorum da parte di entrambe le candidature, si sarebbe provveduto ad una nuova tornata di votazioni in un apposito congresso nel 2019, con la possibilità per altri paesi di proporre la propria istanza per ospitare il mondiale. Ma tutto questo non è stato necessario: Usa – Messico – Canada 2026 ha raggiunto da subito il 66% dei voti dei delegati, trionfando contro la candidature africana.

Fuori dai giochi Europa ed Asia, in quanto ospitanti del mondiale apertosi a Mosca e del prossimo (Qatar 2022), la scelta è stata ristretta al continente americano ed a quello africano. Si tratterà di una kermesse ricca di prime volte: sarà il primo mondiale con 48 nazionali, a fronte delle attuali 32, per la prima volta un paese (il Messico) potrà vantare l’organizzazione di tre rassegne iridate, come detto inoltre mai prima di ora un mondiale era stato organizzato da tre paesi.

Il significato politico dell’assegnazione del mondiale 2026

Dieci stadi americani, tre messicani e tre canadesi: si giocherà un campionato del mondo “spalmato” in sedici città sparse da Edmonton fino ai confini meridionali del Messico. Da un punto di vista prettamente politico, 29il successo della candidatura congiunta dei paesi nordamericani per il mondiale 2026 è un segno di discontinuità rispetto ai toni degli ultimi mesi. Tra i tre paesi infatti, da qualche mese a questa parte non corre buon sangue. Tra Washington e Città del Messico, ad esempio, la ben nota questione del muro anti migranti ha acceso i toni tra i due governi sin da prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Dopo il recente G7 ospitato in Canada, lo stesso tycoon newyorkese è entrato in contrasto con il governo di Ottawa sulla questione dei dazi.

Inoltre, gli Usa hanno più volte detto di voler interrompere o ridimensionare il Nafta, ossia il trattato di libero scambio e commercio tra Stati Uniti, Messico e Canada. In poche parole, tra le politiche protezionistiche inaugurate da Trump e la questione immigrazione, mai forse i rapporti tra i tre giganti del Nord America erano stati così tesi. La vittoria di una candidatura congiunta per ospitare il mondiale di calcio, arriva proprio in un momento del genere ed in tanti già pensano alla prospettiva di considerare la kermesse del 2026 come un elemento in grado di riavvicinare i tre governi.

Del resto la condivisione dell’organizzazione di una manifestazione così importante, impone collaborazione tanto tecnica quanto politica. Nel 2002 ad esempio, i governi di Giappone e Corea del Sud hanno avviato una fase di distensione di rapporti non sempre idilliaci proprio per la prospettiva di dover assieme costruire stadi e nuove infrastrutture. Sempre a livello politico, la vittoria contro la candidatura del Marocco ha già sollecitato una comune esultanza dei rappresentanti dei tre paesi. Da non trascurare anche il fatto che, mentre i governi entravano in una fase di contrasto, le tre federazioni calcistiche nazionali hanno invece sperimentato un momento di forte aggregazione.

Le curiosità del mondiale 2026

Il Marocco per la quinta volta ha perso la volata per ospitare un mondiale: per il governo di Rabat, quello della kermesse iridata appare una vera e propria maledizione. Il paese aveva fatto grossi investimenti infrastrutturali proprio in prospettiva iridata, con l’obiettivo di poter presentar al mondo un Marocco più dinamico e più sviluppato in termini di tecnologie e possibilità di investimenti.

Nei tre paesi vincitori della candidatura per il mondiale 2026, tutti hanno un motivo per poter essere soddisfatti. Il Canada può tornare ad ospitare un grande avvenimento sportivo dopo le olimpiadi invernali di Vancouver 2026, il Messico come detto sarà il primo paese al mondo a poter vantare tre mondiali ospitati, gli Usa dal canto loro potranno sfruttare la crescita della popolarità del “Soccer” a 32 anni di distanza dal mondiale del 1994. All’interno degli Usa poi, c’è già chi ha vinto la sua sfida: in particolare, New York è riuscita a strappare la promessa di essere città ospitante della finale, al contrario invece di quanto accaduto nel 1994 dove l’atto conclusivo (tristemente famoso per i colori italiani per via del rigore sbagliato da Roberto Baggio) si è disputato a Pasadena.





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