Non solo per sport – Il St. Pauli cambia idea su Gaza (come tutta la Germania)

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L’atteggiamento verso Israele in Germania sta cambiando, e una delle sue spie più significative è il recente cambio di rotta del St. Pauli, storico club di calcio antifascista di Amburgo, sulla situazione in Palestina. Nell’autunno del 2023, il St. Pauli finì nell’occhio del ciclone a livello internazionale per aver esposto uno striscione che diceva “Palestina libera da Hamas”, nel momento in cui la Striscia di Gaza era da giorni sotto i bombardamenti israeliani. Ne era nato un aspro conflitto con la Green Brigade, il principale gruppo di tifosi del Celtic Glasgow, notoriamente pro-Palestina. Le due tifoserie si erano insultate a distanza con degli striscioni (in cui gli USP del St. Pauli avevano accusato la Green Brigade di antisemitismo), e in seguito molti fan club internazionali del club tedesco avevano deciso di sciogliersi per protesta.

Ma sabato, nella gara casalinga contro il Bayer Leverkusen, gli USP hanno lanciato una raccolta firme a sostegno della popolazione di Gaza. Una presa di posizione che ha richiesto quasi due anni, e che per molti appassionati è stata ritenuta tardiva e insufficiente, ma che rappresenta lo stesso un evento molto importante. In un comunicato diffuso il giorno precedente alla partita, gli USP hanno spiegato che le loro precedenti posizioni erano dovute a una contraddizione storica nella sinistra tedesca riguardo a Israele. Non a caso, il gruppo ha un gemellaggio proprio con una tifoseria israeliana, gli Ultras Hapoel di Tel Aviv, tradizionalmente antifascisti (anche se molto silenziosi sulla questione palestinese).

Geopolitica delle curve

L’ambiente delle curve è molto complesso. Gli USP sono il gruppo più influente del St. Pauli e quello maggiormente legato ai vertici del club. Ma attorno a loro si muovono numerosi gruppi minori che, per contro, hanno spesso dimostrato di avere posizioni molto differenti sulla Palestina.

A partire dalla primavera del 2024, nello stadio Millerntor di Amburgo hanno iniziato ad apparire saltuariamente alcuni simboli di sostegno alla Palestina. Alcuni esponenti di questa “opposizione interna”, come ad esempio la pagina Instagram fcsp.4p (cioè, FC St. Pauli for Palestine), hanno però denunciato i tentativi della società e degli USP di marginalizzare il sostegno alla causa palestinese. Al centro delle critiche dei più accaniti filo-israeliani è finito anche il capitano Jackson Irvine, dichiaramente pro-Palestina.

Poi, improvvisamente, il 14 settembre scorso gli USP hanno mostrato in curva uno striscione che diceva: “Netanyahu fascista! Basta uccidere civili in Palestina!”. La prima presa di posizione esplicita contro il genocidio a Gaza (sebbene riferita al solo Netanyahu, e controbilanciata da un altro striscione che insultava sia il Likud che Hamas), ha significato il primo passo degli Ultras Sankt Pauli in una nuova direzione. La raccolta fondi di sabato ne è stata la conferma, così come la decisione di coinvolgere nell’iniziativa l’Ong Clean Shelter, fondata da una donna israeliana e da una palestinese.

Quella del St. Pauli è al momento l’unica delle principali tifoserie del calcio tedesco ad aver preso pubblicamente posizione in favore della Palestina, ma va di pari passo con un cambiamento molto evidente del clima in Germania attorno a questo tema. Una settimana fa, per esempio, un sondaggio YouGov riportava che la maggioranza degli elettori di tutti i principali partiti tedeschi ritiene che Israele stia commettendo un genocidio in Palestina.

Sabato, 100.000 persone hanno manifestato per Gaza a Berlino, nella protesta organizzata dalla Linke contro il governo Merz, ancora molto tiepido nelle sue critiche a Israele. La settimana prima, le persone erano scese in campo anche ad Amburgo, la città del St. Pauli, e la tifoseria aveva invitato tutti a partecipare alla dimostrazione.