Il Brunei ha scioccato il mondo con l’annuncio che sarà introdotta la pena di morte per lapidazione per i
gay e gli adulteri. In base a un draconiano codice penale, per coloro che saranno trovati colpevoli, sarà applicata l’esecuzione così come indicata, che avrà come “testimoni un gruppo di musulmani”, a partire dal prossimo 3 aprile.

Il sultano del Brunei, Hassanal Bolkiah, che è anche primo ministro, ha dichiarato sul sito web del governo che “non ci aspettiamo che gli altri popoli lo accettino o siano d’accordo, ma sarebbe sufficiente che soltanto rispettino questo Paese nello stesso modo in cui questo rispetta gli altri”.

Orrore e sgomento si sono diffusi tra le organizzazioni per i diritti umani a questo annuncio. Amnesty International ha duramente criticato la nuova legge ed ha chiesto che il Brunei “fermi immediatamente” questa proposta, che è definita “profondamente ingiusta”.

“Legalizzare questa modalità di esecuzione così crudele e disumana è di per sé terribile”, ha dichiarato Rachel Chhoa-Howard, ricercatrice in Brunei per Amnesty International. “Alcune delle potenziali ‘offese’ non dovrebbero neanche essere considerate reati, inclusi i rapporti consensuali tra adulti dello stesso sesso”.

La piccola isola, ricca di petrolio, vicina a Malesia e Indonesia, ha una popolazione di poco superiore ai 450mila abitanti. Un grido di protesta si è sollevato a livello internazionale quando nel 2014 fu introdotta la sharia – una legislazione di stampo islamico – che definisce delle regole rigidissime con delle dure punizioni corporali. Le misure punitive del Paese sono state gradualmente introdotte negli anni e i nuovi provvedimenti sono stati annunciati a dicembre 2018. È incluso anche un decreto che prevede l’amputazione di un arto per coloro che sono trovati colpevoli di furto.

Al momento, sono applicate le sanzioni e pene detentive per coloro che hanno figli al di fuori del vincolo matrimoniale e per chi non rispetta la preghiera del venerdì. In uno Stato che è prevalentemente musulmano, l’alcol è severamente vietato, ed è contro la legge esporre decorazioni natalizie, cosa che prevede una pena fino a cinque anni di prigione. Un’altra legge stabilisce che è illegale per uomini e donne, che non siano parenti, stare insieme da soli. Attività innocue come fare shopping o passeggiare in un parco possono creare guai seri alle persone.

Matthew Woolfe, fondatore dell’organizzazione per i diritti umani The Brunei Project, ha detto a Deutsche Welle: “Le leggi non sono rivolte solo alla comunità Lgbt. Le leggi vanno ben oltre questo. Ma sicuramente alcune delle pene previste da queste leggi hanno un grosso impatto sulla comunità Lgbt”.

“Devo puntualizzare che in Brunei l’omosessualità è considerata un crimine fin dai tempi del governo coloniale britannico. Le persone trovate colpevoli di attività sessuale tra persone dello stesso sesso rischiano fino a 10 anni di prigione. Anche se, per quanto ne so, questa legge non è stata mai applicata. Ma queste nuove leggi hanno creato grandi paure nella comunità Lgbt. Ci sono anche forti pressioni dalla società stessa perché il Brunei è un paese rigidamente religioso e socialmente conservatore. La società, in generale, si aspetta che si sia eterosessuali, che ci si sposi e si formi una famiglia”.

Woolfe ha indicato che alcune leggi sono rivolte solo ai musulmani e, in caso di adulterio, l’applicazione della pena richiede che almeno una delle parti in causa sia musulmana. Se due non-musulmani sono coinvolti in atti di sodomia o adulterio, non saranno soggetti alla pena.

Ed ha continuato: “Il governo del Brunei ha firmato la Convenzione Onu contro la tortura nel 2015, ma deve ancora ratificare la convenzione. Tuttavia l’hanno firmata e questo dimostra che dovrebbero sostenere i principi della convenzione… Non credo che ci siano pressioni da parte della società civile per queste leggi ed è qualcosa che viene decisa dal governo senza alcuna consultazione con la popolazione del Brunei. Sicuramente ci sono moltissime persone nel Brunei che non vogliono queste leggi e sono molto preoccupate della loro applicazione. Non è ben chiaro il perché il governo ritenga che il Paese ha bisogno di queste leggi”.

Il Brunei è stato sotto il governo coloniale britannico fino a quando ha raggiunto l’indipendenza nel 1984. L’omosessualità è stata illegale nel paese fin dall’avvento del governo britannico, ma il nuovo decreto significa che ora è punibile con la pena di morte, che si applica anche per la violenza sessuale, l’adulterio e la sodomia.

Il Sultano del Brunei, che è salito sul trono nel 1967 ed è capo dello stato dalla partenza dei britannici, era considerato un tempo l’uomo più ricco del mondo finché non è stato spodestato da Bill Gates. Attualmente possiede una ricchezza personale di 20 miliardi di dollari e, a differenza di altre famiglie reali, il suo patrimonio ha più la caratteristica di un bene personale. Le storie relative ad uno stile di vita stravagante e spese leggendarie hanno occupato i media per anni. Si è parlato di spese di 500 milioni di dollari all’anno nelle gioiellerie preferite dalla famiglia a Londra, 21mila dollari per farsi tagliare i capelli, e milioni pagati alle celebrità per eseguire concerti privati.

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