Nintendo si dedica un museo che celebra il passato ma guarda al business futuro

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A Kyoto, tra il Padiglione d’Oro che ha ispirato Yukio Mishima e le ripide salite del santuario scintoista Fushimi Inari Taisha, è spuntato un “tempio” che celebra la modernità del Giappone. Nella prefettura di Uji, periferia meridionale della città, il 2 ottobre è stato inaugurato il Nintendo Museum, il museo che celebra i primi 135 anni di storia di una delle aziende più conosciute del Paese: Nintendo. L’iconica casa produttrice di videogiochi, nata proprio a Kyoto nel 1989, ha raccolto tutti i suoi successi in un edificio distribuito su due piani, all’interno dei quali i visitatori possono immergersi nel passato e pure cimentarsi in singolari esperienze interattive. Il successo è stato clamoroso visto che i biglietti, venduti al prezzo di 3.300 yen (22,60 dollari), sono già esauriti per ottobre e novembre.

Chiunque farà tappa al museo avrà accesso ad una grande quantità di informazioni, non solo sui prodotti più famosi realizzati da Nintendo – dalle primissime carte da gioco alle più recenti console – ma anche – e forse questo è l’aspetto più interessante – sulla mente del genio della “grande N”: Shigeru Miyamoto, noto anche per essere il papà di Super Mario, probabilmente la serie videoludica più famosa del pianeta.

Il museo di Nintendo

Varcare la soglia del Nintendo Museum significa immergersi in una “galleria” colorata (e vintage) di prodotti lanciati da Nintendo nel corso degli anni. Ci sono le mostre interattive, dove è possibile giocare ad alcuni videogame su controller giganteschi; le aree retrò, che propongono titoli o console del passato; zone nelle quali vengono proposte ricostruzioni di case giapponesi degli anni Sessanta; workshop di vario tipo e genere; aneddoti storici su saghe, personaggi dei videogiochi e apparecchi elettronici che fanno divertire grandi e piccini.

Al di là del marketing e dell’hype, però, il Nintendo Museum dà più l’impressione di essere un museo di product design più che non un tradizionale museo storico. Di essere una cattedrale costruita dall’azienda di Kyoto per celebrare i suoi prodotti in forma concreta, nonché di una sintesi di quanto è fin qui riuscita a fare la creatura di Miyamoto. I dirigenti Nintendo stanno insomma lavorando alla transizione verso una generazione più giovane di leader, mentre l’azienda stessa si sta lentamente spostando dai videogiochi a nuove fonti di guadagno.

I piani dell’azienda giapponese

Il Nintendo Museum rientra negli sforzi che sta compiendo l’azienda di Kyoto per ampliare la visibilità del suo marchio e diversificare il suo business, fin qui ancorato alla vendita di videogame e gadget connessi. Non è un caso che un anno fa Nintendo abbia lanciato il film d’animazione di Super Mario, presumibilmente il primo esperimento di una lunga serie, e che in precedenza avesse costruito il Super Nintendo World presso il parco a tema Universal Studios Japan (un’area simile dovrebbe essere presto inaugurata negli Stati Uniti).

In ogni caso, aprire un museo del genere è apparsa come una mossa inaspettata, ma soprattutto insolita, per un colosso come Nintendo che ha sempre preferito lasciare che fossero i suoi prodotti a parlare per sé. “Credo che l’unico modo per connettersi e comunicare con il consumatore sia attraverso il prodotto”, ha spiegato Miyamoto in una recente conferenza stampa.

Sarà anche vero, ma in sottofondo non possono essere ignorati interessi miliardari. Il Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita, che controlla quasi il 9% di Nintendo, starebbe infatti valutando la possibilità di aumentare le sue partecipazioni nell’azienda nipponica, oltre che quella di aprire nuove strade agli investimenti e alla localizzazione dei giochi in Medio Oriente.

Faisal bin Bandar bin Sultan Al Saud, vicepresidente dell’unità di gioco del fondo sovrano, Savvy Games Group, è stato chiaro: “Lo sviluppo di videogiochi è il nostro obiettivo a lungo termine: vogliamo creare un polo globale per il gaming e gli eSport”. La vetrina rappresentata dal Nintendo Museum brilla come non mai agli occhi dei sauditi…