Sembrava che il Giappone fosse uscito dalla morsa del Covid, invece, nelle ultime 72 ore, il virus misterioso è tornato a diffondersi. È soprattutto a Tokyo che la situazione deve essere monitorata con attenzione, visto che per il terzo giorno consecutivo, nella capitale nipponica, sono stati confermati più di 100 nuovi casi di contagio da Sars-CoV-2.

Lo ha reso noto l’emittente pubblica Nhk, secondo cui sarebbero state registrate ben 130 infezioni nelle ultime 24 ore. Numeri importanti, questi, che fanno segnare un picco che non veniva toccato da almeno due mesi, e che, secondo gli esperti, sarebbe legato a piccoli focolai localizzati nelle aree in cui si concentrano i locali notturni. Nel mirino sono finiti i distretti di Shinjuku e Ikebukuro, cuori pulsanti della nightlife giapponese.

Diamo uno sguardo alle cifre per meglio capire la situazione. Oggi ci sono 130 nuovi casi; venerdì i casi riportati erano 124, mentre giovedì 107. Sia chiaro: in Giappone il tasso di contagio è ancora ampiamente sotto il livello di quello riscontrato in altri Paesi. Tuttavia questi numeri in crescita, sostengono alcuni commentatori, potrebbero spingere le autorità a rivedere le politiche di allentamento delle misure restrittive imposte per contenere la diffusione della pandemia.

Vita notturna

Il governo giapponese ha revocato il blocco parziale il 19 giugno. È da quel momento, scrive Asia Times, che il numero di casi è di nuovo in aumento in tutto il Paese. La maggior parte dei cluster sono stati rilevati a Tokyo, nei pressi di attività che hanno a che fare con la vita notturna. Un dato importante sul quale soffermarci è l’età media dei nuovi contagiati, adesso inferiore a 35 anni.

Per meglio rendersi conto del cambiamento, basti pensare che la media settimanale giornaliera dei nuovi casi è balzata a 120 il 3 luglio; due settimane prima la stessa media era inferiore a 50. Come detto, non ha senso paragonare il Giappone agli Stati Uniti, dove si contano mediamente 50mila nuovi casi al giorno. Però quei governi che hanno avuto successo nel reprimere la pandemia si sono preoccupati di spegnere sul nascere ogni focolaio, grande o piccolo che fosse.

Un esempio? La Cina. Recentemente il Dragone ha neutralizzato un focolaio potenzialmente pericolosissimo venutosi a creare all’interno del mercato Xinfadi, in quel di Pechino. Un altro confronto? Il picco giapponese assomiglia per certi versi a quello registrato a maggio in Corea del Sud, quando un uomo asintomatico di 29 anni ha infettato decine di altre persone dopo aver visitato tre locali notturni a Itaewon, popolare quartiere di Seul.

Tasso di riproduzione sopra 1

Di tutti i dati sciorinati dalle varie agenzie, il più importante riguarda il numero di riproduzioni dell’infezione a livello nazionale. Ebbene, in Giappone, questo valore afferma che la pandemia si sta nuovamente diffondendo. Il perché è presto detto: il tasso è schizzato a 1,6, ovvero lo stesso livello rilevato l’ultima volta all’inizio di aprile, proprio quando il governo aveva annunciato il blocco.

Ricordiamo che quando il tasso di riproduzione è superiore a 1,0, una persona infetta ha infettato più di un’altra persona e l’epidemia si sta diffondendo. Se, invece, il tasso è inferiore a 1,0, significa che una persona infetta non necessariamente sta infettando altri soggetti.

Nel frattempo il numero pazienti ospedalizzati è raddoppiato, passando dal minimo di 767 riportato il 20 giugno a 1.223. Una cifra elevata, ma pur sempre minore rispetto ai circa 6.500 degenti di maggio. Attenzione tuttavia a sottovalutare le cifre, visto che nelle epidemie non sono solo i numeri che contano ma anche (e soprattutto) la tendenza. E, in questo momento, in Giappone, i nuovi casi quotidiani sono tornati al livello di inizio maggio.

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