Dall’8 al 16 settembre tutti i ragazzi sono ritornati in classe: i primi sui banchi a Bolzano, gli ultimi a concludere le vacanze in Puglia e Calabria. A parte il grande peso che ricade sulle famiglie per l’ormai consueto rincaro dei libri (si arriva anche a 400 euro, non sostenibili per molti), sono tante le novità che preoccupano non solo i genitori ma anche e soprattutto i ragazzi, che sono già scesi in piazza anche con forti proteste. Il governo, dicono, investe nella guerra non pensando alla tragedia dei morti in Palestina e intanto taglia i fondi alla scuola. A contrasto con le spese in crescita per le armi, si chiede un “significativo aumento della spesa pubblica in istruzione, pari almeno al 5% del PIL”.
Sul fronte degli studenti in particolare, forse anche dei meno impegnati in politica, ci sono le nuove regole scolastiche volute dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che sembrano un po’ troppo severe: no ai cellulari in classe per tutte le ore di presenza a scuola, inclusi gli intervalli; lavori socialmente utili in caso di sospensione di più di due giorni; bocciatura con il 5 in condotta; esame di cittadinanza per non essere bocciati se in condotta si prende invece 6. Bocciatura in caso di scena muta agli esami per protesta. Per non parlare del ritorno alla multidisiplinarietà dell’esame orale alla maturità. Temi che vengono vissuti dagli studenti come punitivi più che formativi, difficili da valutare dalla parte dei genitori ma anche degli esperti.
“Vietare è sempre un’arma a doppio taglio con i ragazzi”, spiega Federica Benassi, bolognese, educatrice e counselor familiare, esperta di dialogo genitori-figli. “Se meno ore al cellulare non faranno sicuramente male neanche ai più grandi, anzi li aiuterà a disintossicarsi dallo schermo, credo che la “fame” di Rete aumenti appena tornano a casa. Sarà di sicuro ancora più difficili per i genitori, al pomeriggio, di chiedere loro di studiare e di mettere da parte lo smartphone e le chat con gli amici. Si sentiranno ancora più autorizzati a fare quello che vogliono, specie se i genitori sono al lavoro e devono autogestirsi nelle ore libere”.
Non si può che essere d’accordo, senza contare che quelli che sono già maggiorenni potrebbero sentirsi limitati nelle loro libertà di età adulta. La normativa attuale, da Circolare Ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025 estende il divieto a tutte le scuole secondarie di secondo grado per l’intero orario scolastico e a tutti gli studenti, maggiorenni inclusi, salvo casi eccezionali come necessità documentate per salute, disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento (DSNA) previsti dal PEI o PDP. Proprio i maggiorenni potrebbero attivare di nascosto da genitori e professori, e in completa legalità data la maggiore età, un secondo cellulare e spegnere o comunque depositare nella cassetta chiusa a chiave dai professori solo quello “ufficiale”.
Sui lavori socialmente utili l’esperta di educazione è invece abbastanza d’accordo: “Prima chi veniva sospeso per atti gravi commessi a scuola veniva semplicemente lasciato a casa per uno o due giorni”, spiega ancora la Benassi. “I ragazzi più difficili sono solo contenti di non andare a scuola e, a parte forse l’umiliazione poco percepita, la punizione in questo modo era quasi un regalo. Aggiungiamo che spesso, una volta sospeso e a casa, una sana sgridata da parte dei genitori non sembra più fare parte dei modelli educativi di oggi (secondo me non sempre a ragione). Anzi, spesso sono proprio i genitori i primi avvocati difensori dei figli. Credo che proprio doversi confrontare con attività socialmente utili da svolgere in strutture convenzionate (come mense, ospedali o case di cura) come conseguenza di una sospensione per cattiva condotta si possa trasformare in un’autentica opportunità educativa. Un modo credo corretto di aiutarli a crescere e a responsabilizzarsi, se non verso il proprio comportamento se non altro verso gli altri”.
Più in generale, anche l’educatrice che abbiamo intervistato si appella per noi a un “vedremo. Solo i prossimi mesi ci faranno capire quali saranno gli effetti sulla gestione delle classi e sulla psicologia dei giovani rispetto a queste regole all’apparenza rigorose, ma che hanno appunto alcuni aspetti positivi”.

