Hotel pieni di turisti, nessun obbligo di indossare mascherine protettive o mantenere il distanziamento sociale, zero quarantene, party sulle spiagge e feste nelle discoteche. Tutto come ai vecchi tempi, come se il Sars-CoV-2 appartenesse a un’era geologica fa. Siamo in Tanzania, in Africa orientale, nell’unico Paese al mondo che sostiene di aver debellato la pandemia di Covid-19. L’ultimo bollettino medico con il numero di contagiati e vittime risale alla scorsa primavera. In tutto, e dall’inizio dell’emergenza sanitaria globale, il governo tanzaniano sostiene di aver registrato 509 casi totali e 21 decessi. La curva epidemiologica è piatta dall’8 maggio. Quello è lo spartiacque decisivo; da quel momento in poi, sembrerebbe che più nessun cittadino si sia ammalato.

La Tanzania ha riaperto al turismo di massa, e molti viaggiatori, stanchi delle misure restrittive in vigore in quasi tutto il mondo, hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, scegliendo di trascorrere una vacanza tra Zanzibar e una delle isolette locali. In mezzo a tanta libertà, certo, ma anche tra mille rischi sanitari e pericoli. I numeri sull’epidemia, infatti, sono a dir poco sospetti. Non si sa bene come, ma le autorità locali affermano di aver frenato la corsa del virus. Eppure, tutto intorno, gli altri Stati africani devono fare i conti con il nemico invisibile che ha messo in ginocchio l’intero pianeta. A metà febbraio, il Kenya contava più di 103mila casi, l’Uganda oltre 40mila e il Ruanda circa 18mila. Com’è possibile che la Tanzania non abbia a che fare con il Sars-CoV-2?

Il virus nascosto

La domanda è in realtà molto retorica. Diversi esperti sostengono che la Tanzania non faccia più filtrare notizie sulla pandemia di Covid per evitare che il suo turismo possa andare a picco, trascinando nel baratro l’intero Paese. I centri allestiti per accogliere i pazienti infetti sono stati chiusi da mesi, e per entrare nel territorio nazionale non bisogna dimostrare un bel niente. Si atterra all’aeroporto e si sbarca come nell’epoca pre Covid.

Il settimanale danese Weekendavisen ha sottolineato un aspetto curioso. Secondo il sito Flightradar24, un portale che monitora il traffico aereo internazionale, a Zanzibar atterrano quotidianamente fino a tre charter provenienti dalla Russia, da Kazan, Mosca e Novosibirsk. Inoltre, mentre in Europa e negli Stati Uniti gli hotel sono costretti a chiudere a causa delle restrizioni, molti alberghi della Tanzania hanno recentemente visto aumentare il loro lavoro.

Un rischio per tutti?

Il presidente della Tanzania è John Magufuli. Nel maggio 2020 si è vantato in tv di aver imbrogliato il laboratorio nazionale facendo esaminare agli esperti campioni prelevati da frutti e animali, etichettandoli come sangue umano. Dal momento che quei test erano risultati positivi, Magufuli è convinto di aver messo in discussione la credibilità dei test. Un mese più tardi Magufuli è tornato a far parlare di sé dichiarando urbi et orbi che il Covid era sparito dal Paese grazie all’intervento di Dio. Dorothy Gwajima, ministro della salute della Tanzania, ha tenuto un briefing per la stampa a dir poco bizzarro. Ha preparato un infuso con zenzero, cipolle, limone e pepe, e spiegato che la miscela ottenuta avrebbe scongiurato l’insorgere del coronavirus. Gwajima ha quindi aggiunto che il suo Paese non ha bisogno di vaccini e che “non prevede di riceverli”.

Gli esperti sono letteralmente spaventati di come il governo tanzaniano sta gestendo l’emergenza. Un approccio del genere, ha ribadito il Financial Times, non mette in pericolo solo gli abitanti della Tanzania ma anche i turisti, i Paesi limitrofi e, più in generale, tutte le altre nazioni del pianeta. In un contesto del genere, senza alcuna regola, dove possono incrociarsi senza protezioni cittadini provenienti da ogni continente, c’è il rischio che più ceppi mutanti del virus possano diffondersi e svilupparsi senza controllo.

Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Africa, ha dichiarato che la Tanzania non sta affatto cooperando con il sequenziamento genico a livello continentale, una pratica necessaria per rilevare possibili nuove varianti del virus. Nel frattempo due viaggiatori tanzaniani appena sbarcati in Gran Bretagna sono risultati positivi alla variante 501.V2, rilevata per la prima volta in Sud Africa. Il governo indiano ha invece affermato l’importazione nel Paese di un caso del medesimo ceppo. Da dove proveniva? Dalla Tanzania.