Negli Stati Uniti si rischia la guerra fra bande rivali, all’insegna degli opposti estremismi – antifascisti contro suprematisti bianchi – che stanno lacerando la società americana. E l’espressione “guerra civile” non è più un tabù o un’esagerazione. Come riporta Fox News, due persone nelle scorse ore sono state arrestate dopo che i sostenitori di Trump, nella periferia di Portland, si sono scontrati con alcuni manifestanti Antifa fuori dall’Oregon State Capitol, a Salem. Ty Parker, 53 anni, di Durango, Colorado, e Trenton Wolfskill, 37 anni, di Eugene, Oregon, sono stati arrestati dalla polizia con l’accusa di aggressione illegale e intimidazione di primo grado, secondo quanto riportato da Oregonian – OregonLive, che cita un portavoce della polizia di stato dell’Oregon.
Oregon, violenza senza fine: due arresti
I video postati sui social media mostrano diverse dozzine di persone che indossano divise militari e magliette pro-Trump riconducibili a gruppi di estrema destra Patriot Prayer e Proud Boys, riunitisi nei pressi dell’Oregon State Capitol a Salem, Oregon, mentre si dirigono verso un gruppo di manifestanti della sinistra radicale (Antifa e Black Lives Matter). Nei video si vede un uomo con un giubbotto antiproiettile colpire un manifestante di sinistra con quella che sembra essere una mazza da baseball, facendolo cadere a terra. L’uomo a terra è stato poi aggredito da una donna con del spray al peperoncino. Un altro video mostra un altro piccolo gruppo di suprematisti picchiare violentemente un altro manifestante a terra, urlando insulti omofobi. Agenti in divisa del Dipartimento di polizia di Salem e della Polizia di stato dell’Oregon sono rapidamente intervenuti ammanettando i violenti.
Tensioni e scontri a Portland e Louisville
Dalla morte di George Floyd – 25 maggio scorso – la tensione a Portland e in molte altre città americane è salite alle stelle. La scorsa settimana un uomo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Portland nella schermaglia con i manifestanti Black Lives Matter: era un sostenitore dei Patriot Prayer, gruppo che non ha grande importanza a livello nazionale ma che è ben noto nel Pacifico nord-occidentale. La vittima della sparatoria è stata identificata come Aaron “Jay” Danielson, di Portland, soprannominato Jay Bishop.
Come riporta il Corriere della Sera, anche Louisville, in Kentucky, è arrivata al 102esimo giorno consecutivo di proteste e scontri. E anche qui il rischio che le manifestazioni si trasformino in tragedia è accentuato dalla comparsa di diversi gruppi paramilitari: ai gruppi di suprematisti bianchi (dagli Oath Keepers ai 3 Percenters, passando per gli Angry Vikings e gli American Patriots) ora si contrappone una formazione di attivisti afroamericani anch’essi armati fino ai denti: la Nfac (sta per Not Fucking Around Coalition, ovvero la “coalizione di quelli che fanno sul serio”). Louisville, infatti, è uno degli epicentri della protesta in America perché qui alcuni mesi fa Breonna Taylor è stata uccisa dalla polizia nel suo letto. Da mesi i manifestanti chiedono l’ arresto degli agenti che l’hanno colpita.
La sinistra radicale si organizza per la “guerra civile”
Come già descritto da InsideOver, le organizzazioni di sinistra si stanno mobilitando in vista delle elezioni presidenziali, minacciando una mobilitazione permanente qualora Donald Trump dovesse trionfare. Due delle principali organizzazioni che hanno iniziato a pianificare la mobilitazione di massa sono l’Indivisible Project e Stand Up America. Queste ultime hanno riunito dozzine di associazioni e progressiste e altrettanti movimenti – da Public Citizen, MoveOn e End Citizens United Action Fund a sinistra a Republicans for the Rule of Law e Stand Up Republic, tutte unite contro Donald Trump. La situazione è incandescente e non si vede una fine a questa incessante spirale di violenza, morte e odio, spirale che potrebbe proseguire ben oltre le elezioni di novembre.