La Federazione Russa potrebbe essere diventata la prima nazione al mondo ad aver completato, con successo, i test clinici di un vaccino anti Covid-19. Elena Smolyarchuk, capo ricercatore presso il Centro Universitario Sechenov di Mosca, ha confermato che i dati hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza del candidato vaccino e che i volontari a cui è stato somministrato, per via intramuscolare, saranno dimessi tra il 15 ed il 20 luglio. I partecipanti alla sperimentazione, di età compresa tra i 18 ed i 65 anni e che hanno partecipato divisi in due gruppi da 18 e 20 persone, saranno monitorati per sei mesi. I test avrebbero avuto luogo presso l’Ospedale Militare di Burdenko e la sicurezza ed efficacia del vaccino sarebbero stati previamente testati su animali di piccola e grande taglia. Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa e riportato dalla Tass “i volontari del primo e del secondo gruppo stanno avendo una risposta immunitaria dopo l’inoculazione di un vaccino contro il coronavirus”.

I dubbi della comunità internazionale

La notizia proveniente da Mosca è stata accolta con scetticismo da parte della comunità  internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva dichiarato, il 7 luglio, che il vaccino sviluppato in Russia si troverebbe ancora nella prima fase dei test e ne occorrerebbero altre 3-4 per poterlo considerare sicuro. Secondo quanto riferito dall’OMS appena due tra i ventuno potenziali vaccini avrebbero raggiunto la fase avanzata della sperimentazione: quello della cinese Sinovac e quello sviluppato dall’Università di Oxford ed AstraZeneca. Lo scarso numero di partecipanti alla sperimentazione, che secondo l’OMS dovrebbero essere almeno di cento nella seconda fase di test e migliaia nella terza, ha sollevato altri dubbi così come le tempistiche, solo un mese per completare il processo.

I possibili risvolti interni ed esteri

Alexander Gintsburg, direttore dell’Istituto di Epidemiologia e Microbiologia Gamalei, che ha sviluppato il vaccino, ha affermato che il vaccino potrebbe iniziare ad essere utilizzato dai civili per la metà di agosto e che potrebbe essere prodotto su larga scala a partire da settembre. Si tratta di una dichiarazione clamorosa, se confermata dai fatti, che potrebbe alterare il quadro della lotta al coronavirus in tutto il mondo. La (rin)corsa al vaccino non ha unicamente finalità scientifiche ma anche importanti risvolti politici ed una vittoria di Mosca in questo ambito avrebbe enormi ricadute sulle relazioni internazionali, aumentando a dismisura il prestigio della Federazione Russa La comunità internazionale avrebbe un debito di riconoscenza nei confronti di Mosca e ciò consentirebbe al Cremlino di agire con maggiore libertà in diversi settori. In primis in Crimea e nel Donbass, dove continuano ad essere marcati i contrasti con Kiev ed in secondo luogo nel Medio Oriente, dove la Federazione Russa cerca di espandere la propria sfera d’influenza sfruttando la Siria come base d’appoggio. A beneficiarne sarebbe anche il quadro interno e l’economia: le stime parlano, infatti, di un prodotto interno lordo in caduta libera nel 2020 (-6 per cento), un budget statale in deficit anche a causa del crollo del prezzo del petrolio, una disoccupazione in crescita al 6,1 per cento nel maggio del 2020 contro il 4,5 per cento di un anno prima e di un forte indebolimento del rublo.

La Russia risulta essere tra i Paesi più colpiti al mondo dal Covid-19: i casi totali registrati sono quasi 740mila mentre oltre 11mila persone hanno perso la vita a causa del morbo. Proprio per questo motivo ed anche perché ogni notizia di nuove scoperte mediche può avere forti ripercussioni sulle aspettative e sulle vite di molte persone è necessaria la massima cautela in materia. Il ministro della Salute Mikhail Murashko ha comunque assicurato che la vaccinazione contro l’infezione da coronavirus sarà su base volontaria e dunque con il consenso del cittadino stesso.

 

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