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Società

Mondiali in Qatar: la Fifa dovrà risarcire i lavoratori schiavizzati nei cantieri degli stadi

A quasi due anni di distanza dalla finale del Mondiale di calcio in Qatar è stato scritto l’ultimo capitolo di una storia atroce: nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 novembre scorsi, la FIFA ha pubblicato – in un’orario...
Qatar e Fifa

A quasi due anni di distanza dalla finale del Mondiale di calcio in Qatar è stato scritto l’ultimo capitolo di una storia atroce: nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 novembre scorsi, la FIFA ha pubblicato – in un’orario decisamente insolito – il tanto atteso report indipendente sulle violazioni dei diritti umani avvenute attorno alla competizione. La relazione, stilata dall’organizzazione Human Level, stabilisce che la FIFA dovrà corrispondere un risarcimento ai lavoratori sfruttati nei cantieri del torneo o, nel caso fossero morti, alle loro famiglie. Un ultimo capitolo beffardo, però, perché molto probabilmente queste raccomandazioni non andranno oltre le pagine del report.

I Mondiali qatarioti erano stati accompagnati da una serie di accuse di violazioni dei diritti umani, commesse specialmente sotto il sistema del kafala, che di fatto legittima uno sfruttamento quasi schiavistico di un gran numero di lavoratori migranti – provienienti in particolare dal Sud-Est asiatico – in vari Paesi della penisola araba. Nei casi più estremi, che sono quelli che hanno fatto più notizia, si è arrivati alle morti: almeno 4.000, aveva stimato il Washington Post nel maggio 2015; oltre 6.500 secondo il Guardian, nel febbraio 2021. Numeri che in realtà non sono stimabili realmente, come aveva poi sottolineato Time, date le scarse informazioni a disposizione e l’inaffidabilità dei dati delle autorità di Doha. Più facili da individuare le cause: turni di lavoro massacranti sotto il sole cocente, con poca acqua e cibo, senza nessun diritto riconosciuto, nessuna vita al di fuori del cantiere, in alloggi fatiscenti e in condizioni di sicurezza quasi inesistenti.

Già nel maggio 2022 diverse Ong e sindacati, comprese alcune associazioni di tifosi e giocatori, avevano richiesto alla FIFA di istituire un fondo per i risarcimenti per i lavoratori e le loro famiglie del valore di 440 milioni di dollari, ovvero pari al premio in denaro previsto per le squadre partecipanti al Mondiale. Nessuna risposta da Zurigo, e così nei mesi successivi al torneo era stata la Federcalcio della Norvegia – l’unica al mondo ad essersi apertamente schierata contro le violazioni dei diriti umani in Qatar – a chiedere alla FIFA di commissionare un report indipendente che stabilisse se l’organizzazione del calcio mondiale fosse tenuta a risarcire le vittime del torneo.

Oltre un anno dopo, l’ente presieduto da Gianni Infantino ha finalmente reso pubblica la relazione, ma solo dopo che, pochi giorni prima, il New York Times ne aveva anticipato il contenuto. In parole povere: sì, la FIFA deve ricompensare le persone le cui vite sono state irrimediabilmente danneggiate dall’evento. Ma sarebbe più corretto parlare al condizionale, perché il report non indica nessuna cifra e soprattutto, come precisato dalla stessa FIFA nel presentare il documento, esso non costituisce nessun vincolo legale od obbligo di risarcimento, ma è solo una raccomandazione.

Secondo Human Level, la FIFA avrebbe potuto includere questa compensazione nel suo Legacy Fund, un fondo umanitario realizzato in collaborazione con le autorità del Mondiale, che è stato presentato a fine novembre. 50 milioni di dollari in progetti umanitari in giro per il mondo, a supporto di organizzazioni come UNHCR, World Trade Organization e World Health Organization. Progetti sulla sanità e l’istruzione, in supporto ai rifugiati, e anche ai lavoratori, ma nessun vero risarcimento: come denunciato da Amnesty International, il Legacy Fund promette di finanziare progetti per proteggere gli operai nei cantieri dagli effetti del caldo estremo, ma ignora del tutto le vittime dello sfruttamento in Qatar.

La ong FairSquare ha accusato la FIFA per la sua gestione del problema delle compensazioni per i lavoratori, e la presidente della Federcalcio norvegese Lise Klaveness ha sollecitato ha creare un fondo anche per ovviare a questo problema. Ma anche in questo caso Infantino e la sua organizzazione sembrano intenzionati a fare finta di nulla, proteggendosi dietro l’iniziativa di facciata del Legacy Fund. Tant’è vero che il prossimo 11 dicembre ufficializzerà l’assegnazione del Mondiale del 2034 all’Arabia Saudita (unica candidata a ospitare il torneo), nonostante una recentissima inchiesta di Pete Pattisson per il Daily Mail abbia evidenziato come già ora la situazione relativa allo sfruttamento dei lavoratori nel Paese sia drammatica, e che non farà che peggiorare dopo l’ufficialità.

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