Mistero Boeing: trovato morto l’ex dipendente preoccupato dagli standard di sicurezza

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John Barnett, considerato un potenziale whistelblower della Boeing, è stato trovato morto negli Stati Uniti per una ferita “autoinflitta”. Aveva 62 anni. Trentadue dei quali trascorsi a lavorare per il colosso dell’industria aerospaziale statunitense noto in tutto il mondo per i suoi aerei di linea, ma anche recentemente, per alcuni problemi relativi alla sicurezza dei suoi velivoli. Tutti riscontrati nei modelli più avanzati della flotta su cui operano le principali compagnie aeree del mondo.

Una brutta coincidenza

Barnett, ex dipendente della Boeing responsabile della qualità, pensionato dal 2017, era noto alle cronache per aver “sollevato preoccupazioni” riguardo gli standard di sicurezza relativi alla produzione dell’azienda. E proprio in giorni che hanno preceduto la sua morte, aveva testimoniato nell’ambito di una causa aperta contro Boeing. La società si è dichiarata profondamente rattristate per la notizia, appresa solo in seguito dalla stampa, e ha espresso cordoglio per l’ex dipendente.

L’incidente è avvenuto il 9 di marzo nella contea di Charleston, ma la natura della ferita mortale, associata all’uso di arma da fuoco, ha provocato una scia di insinuazioni e teorie del complotto collegate alla storia della recente vittima, responsabile dal 2010 della controllo sulla qualità del velivolo 787 Dreamliner, aereo di linea d’avanguardia destinato alle rotte a lungo raggio prodotto presso lo stabilimento Boeing di North Charleston, Carolina del Sud.

Il “gola profonda” del Sud Carolina

Secondo un articolo del New York Times risalente al 2019, Barnett era stato uno dei numerosi “informatori” che hanno “sollevato problemi di qualità nello stabilimento Boeing della Carolina del Sud”, proprio quello destinato alla produzione dei 787 Dreamliner, dichiarando di aver scoperto “trucioli metallici lasciati vicino ai sistemi elettrici per i controlli di volo”: qualcosa che secondo lui avrebbe potuto provocare avere “risultati catastrofici” se fossero “penetrati nel cablaggio”.

Il problema, secondo le testimonianze di Barnett, venne sollevato ripetutamente ai suoi supervisori, che, sempre stando alle dichiarazioni di Barnett, lo avrebbero “ignorato e trasferito” in un’altra sezione dello stabilimento Boeing. Sempre nel 2019, Barnett aveva dichiarato alla Bbc come i lavoratori della Boeing posti “sotto pressione” per la mole di lavoro avrebbero montato parti “inferiori agli standard sugli aerei sulla linea di produzione”; rilevando “seri problemi ai sistemi di ossigeno” utilizzati durante le emergenze ad alta quota. Secondo Barnett i problemi da lui riscontrati potevano “significare che una maschera respiratoria su quattro non funzionerebbe in caso di emergenza”. In conclusione, secondo l’informatore, il processo di assemblaggio affrettato avrebbero condizionato gravemente gli standard di sicurezza, compromettendola. Una constatazione fermamente negata dalla compagnia.

Per tali ragioni Barnett presentò una denuncia come informatore alla FAA, la Federal Aviation Administration, agenzia del Dipartimento dei Trasporti statunitense responsabile per regolare e sovrintendere ad ogni aspetto riguardante l’aviazione civile nel Paese. Nel 2017, la stessa FAA aveva emesso una direttiva che richiedeva alla Boeing che gli 787 fossero ripuliti dai trucioli prima della consegna.

Nel passato un portavoce della Boeing dichiarò al New York Times come le questioni relative alla sicurezza e al controllo qualità di norma venissero “immediatamente esaminate e vengono apportate modifiche ogniqualvolta sia necessario”.

L’avvocato di Barret, intervisto dalla Bbc, ha descritto la sua morte come “tragica”. Pervenuta proprio in un momento in cui gli standard di produzione della Boeing e quelli del suo fornitore principale, Spirit Aerosystems, vengono posti sotto attento esame.

Ciò avviene anche in seguito a un incidente cha riguardava una porta pressurizzata. Avvenuto su altro dei velivoli prodotti da Boeing ritenuti “problematici: uno dei nuovissimi Boeing 737 Max. In seguito all’incidente, riscontrato poco dopo il decollo dalla pista dell’aeroporto internazionale di Porlan, un rapporto preliminare del National Transportation Safety Board degli Stati Uniti suggerì che le quattro chiusure “progettati per tenere saldamente in posizione la porta, non erano stati montati”. Proprio la scorsa settimana la FAA aveva reso nota la rilevazione “diversi casi in cui la società presumibilmente non aveva rispettato i requisiti di controllo della qualità della produzione”.

Il Boeing 737 Max è divenuto noto alle cronache per essere stato coinvolto negli incidenti della Alaska Airlines che hanno provocato 346 morti nel 2018 e 2019. Ragione per cui la flotta era stata messa a terra in tutto il mondo per più di 20 mesi a causa di preoccupazioni e potenziali problemi di sicurezza.

L’incidente dell’787 a Aukland e i collegamenti “forzati”

Nella giornata di ieri proprio un Boeing 787-9 della compagnia cilena Latam impegnato sulla rotta che lo avrebbe condotto da Sydney a Santiago, è stato vittima di un incidente mentre era in fase di scalo ad Auckland, Nuova Zelanda.

Quello che è stato riportato come un “problema tecnico” provocato da una turbolenza ha causato un “forte movimento” del velivolo cha ha sbalzato decine di passeggeri all’interno della carlinga. Portando al ferimento di almeno 50 persone, alcune delle quali hanno riportato fratture.

La Federal Aviation Administration ha segnalato proprio la scorsa settimane un altro problema ai sistemi di sbrinamento dei Boeing 787 Dreamliner secondo quanto riportato dalla Cnn. Problema da collegare, secondo i primi report, ad una guarnizione difettosa.

Barnett aveva rilasciato proprio la scorsa settimana una deposizione formale mentre veniva interrogato dagli avvocati della Boeing. Nella giornata di sabato sarebbe stato sottoposto ad ulteriore interrogatorio se si fosse presentato. Invece è stato trovato trovato morto nel parcheggio dell’hotel dove alloggiava.