Sputnik rievoca grandi ricordi: si tratta del primo satellite artificiale costruito dall’uomo e lanciato nello spazio il 4 ottobre del 1957 dall’ex Unione sovietica che diede il via, di fatto, all’era spaziale. Lanciato da una base missilistica sovietica in Kazakistan, lo Sputnik 1 divenne il primo oggetto costruito dall’uomo a raggiungere l’orbita terrestre e a girare intorno al nostro pianeta.

Per commemorare quel fatto storico, la Russia ha chiamato il proprio vaccino anti-Covid Sputnik V: i lanci si sono fermati a quattro, ecco il perché della lettera V dell’alfabeto romano (che identifica il 5), in segno di continuità con il passato. Se per quanto riguarda nome e motivazione non ci sono dubbi, sono molti i lati oscuri di questo vaccino, tra l’altro il primo al mondo ad essere registrato lo scorso 11 agosto nel Centro di ricerca Gamaleja e la cui produzione è iniziata, addirittura, il 15 agosto a pochissimi mesi dall’inizio della pandemia mondiale.

Il vaccino che non convince

L’efficacia del vaccino, secondo i dati intermedi della terza fase post registrazione, sarebbe del 92%. Anche il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha riferito di aver “parlato con il presidente russo Vladimir Putin in merito alla possibilità di acquistare un’opzione del vaccino Sputnik V“. Ma le cose poco chiare restano molteplici: l’annuncio è avvenuto quasi in contemporanea a quello di Pfizer-Biontech (casualità?) ma la cosa più grave è che non sono ancora disponibili i risultati della fase tre dei trial clinici sul farmaco, requisito fondamentale per l’approvazione. In realtà, non è ancora chiaro se la terza fase sia realmente iniziata o meno: il dato sull’efficacia sarebbe stato estrapolato da una non meglio precisata “campagna di vaccinazione di massa” eseguita al di fuori della fase 3. Insomma, dietro l’annuncio del governo russo probabilmente c’è più fumo che arrosto.

Ecco come funziona

Il vaccino di Putin è costituito da due dosi che vanno somministrate dopo un certo intervallo di tempo: la prima è basata sull’adenovirus ricombinante Ad26 mentre la seconda, che dovrebbe potenziare la risposta immunitaria generata dalla precedente, sull’adenovirus Ad5. “La procedura è un po’ diversa, non standard: è stato modificato geneticamente un virus innocuo, è stato re-ingegnerizzato in modo che esprima la famosa proteina ‘Spike’ del Coronavirus. Normalmente, un virus che entra in una cellula si comporta come il dirottatore di un aereo”, ci ha detto in esclusiva il Prof. Francesco Barone Adesi dell’Università del Piemonte Orientale e membro del Crimedim (Research center in emergency and disaster medicine). “Prende il controllo della cellula e, invece di far produrre le normali proteine utili all’organismo, fa produrre i pezzi che servono all’assemblaggio del virus stesso; in questo modo il virus si moltiplica nell’organismo”. Questo virus modificato invece è stato costruito apposta per non moltiplicarsi e non creare alcun tipo di problema ma per far comunque produrre alle cellule la proteina Spike, tipica del virus che provoca il Covid-19. In questa maniera il vaccino fa costruire alle cellule umane la proteina che servirà ad attivare il sistema immunitario.

Ultima comunicazione a settembre

Ma le ultime notizie sullo stato della sperimentazione di Sputnik V risalgono addirittura all’inizio di settembre, quando un team di scienziati russi ha pubblicato il primo (ed unico) report ufficiale sul vaccino. Un lavoro che è stato giudicato “estremamente rigoroso” dal punto di vista metodologico ma che è stato condotto su un numero molto basso di volontari. Non solo, ma questo vaccino russo produrrebbe soltanto un modesto livello di anticorpi e non si sa nulla sull’effettiva immunità che sarebbe in grado di provocare. 

Il fake delle 30 milioni di dosi

Come un treno in corsa, il ministero della Salute russa ha annunciato di voler cominciare a vaccinare gli operatori sanitari di prima linea e gli insegnanti (su base volontaria), operazione per la quale il Rdif (Fondo russo per gli investimenti diretti) avrebbe già stanziato fondi per la produzione di 30 milioni di dosi entro la fine dell’anno ma che, in realtà, questa stima è stata rivista e ridimensionata in un secondo momento a due milioni a causa delle difficoltà produttive e logistiche dell’operazione. La Russia, irritata per tanto scetticismo, ha risposto affermando che il sistema di somministrazione del preparato sarebbe più sicuro e testato di quello di altri vaccini: il riferimento implicito è per l’Rna messaggero di quello sviluppato dalla Pfizer-Biontech.

Aspetti critici

“Questi adenovirus sono usati più in ambito sperimentale, non per fare i vaccini. Bisognerà capire come funzioneranno”, ci ha detto il Prof. Barone Adesi. Un’altra criticità è che, se le persone hanno già un’immunità all’adenovirus, è possibile che questo non riesca ad arrivare nelle cellule. “La cosa che rende unico questo vaccino è l’avere due somministrazioni con due adenovirus diversi: può essere utile per evitare di creare un’immunità dopo la prima iniezione, in modo da evitare che il virus iniettato con la seconda somministrazione venga distrutto prima di arrivare nelle cellule. Può essere un’idea interessante”.

Ad agosto, però, sono stati pubblicati gli studi di fase uno e due (quelli preliminari) che servono a verificare soltanto se il vaccino è sicuro e se c’è l’attività degli anticorpi neutralizzanti ma non ne è stata ancora misurata l’efficacia, quindi non si sa se la gente si ammala di meno. Questa fase viene eseguita su grandi numeri in fase tre. “Alcuni ricercatori hanno mandato una lettera aperta dicendo di aver trovato poco chiari alcuni risultati e la ripetizione di alcuni dati”, ci ha detto il Prof. La risposta dei ricercatori russi è avvenuta a settembre sulla rivista scientifica Lancet in maniera molto stringata e senza concedere l’accesso ai dati.

In pratica, la Russia ha approvato il vaccino Sputnik V senza alcuno studio sulla fase tre che è iniziata soltanto in un secondo momento. “Abbiamo informazioni molto indirette sullo studio russo, pochi giorni fa hanno affermato di avere un’efficacia pari al 92% ma non si sa più qual è il valore di questo tipo di dichiarazioni”, ha detto il ricercatore italiano. È per questo motivo che la notizia è stata accolta con scetticismo anche da parte della Comunità scientifica. “Sono probabilmente usciti di corsa ed in maniera prematura dopo le dichiarazioni di Pfizer”, è il pensiero di Barone Adesi. “Se da parte di Pfizer e Moderna sapevamo già di un’analisi ad interim, intermedia, che avrebbe dato risultati quando si fossero manifestati 80-90 casi, nel caso di Sputnik V non è stato possibile un accesso al protocollo e non sappiamo se questa analisi fosse pianificata o meno”. 

A chi è destinato?

L’Italia può dormire sonni tranquilli: il mercato a cui si rivolgerà il vaccino russo è soprattutto quello orientale e, forse, anche quello sudamericano. “Diversi paesi hanno espresso la volontà di acquistare il vaccino Sputnik V prodotto dalla Russia contro il Covid-19“, ha dichiarato il presidente russo Putin nel suo intervento alla videoconferenza del summit dell’Asia orientale ospitato dal Vietnam. Anche l’India e la Cina potrebbero iniziare a produrre il vaccino Sputnik V secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ria.